706.- Punto e a capo su questa politica

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Qui, la politica è un mare di confusione, con i leader superstiti che arrancano senza speranza e con i cittadini, impotenti di fronte all’usurpazione delle istituzioni da parte dei kapò della dittatura finanziaria. Li chiamo, senza più riguardo, per il loro nome perché non basta farsi nominare presidente di questo o quello scranno per rappresentare i cittadini di una repubblica democratica parlamentare. E, già che sovviene il “parlamentare”, siamo sepolti dalle miriadi di leggionzole che provengono da un parlamento europeo che parlamento non è e non conta proprio niente. Pensate cosa sarebbero i decantati Stati Uniti d’Europa; quale democrazia potrebbe trovarvi casa; quale campagna elettorale e quale dialogo democratico sarebbe possibile con  24 lingue ufficiali e circa 60 tra lingue regionali e minoritarie. Burocraticamente parlando, tutti i cittadini dell’UE hanno il diritto di accedere a tutti i documenti nelle lingue ufficiali del proprio paese e devono avere la possibilità di scrivere alla Commissione e ricevere una risposta nella loro lingua; ma il dialogo democratico? Il nome Stati Uniti si avvale dell’esperienza nordamericana, ma il cittadino dell’Ohio e il senatore del Wisconsin parlano la stessa lingua. Un lavoratore potrà trasferirsi ovunque nei suoi States, grazie alla lingua e non al dollaro. La verità è che Unione o Stati Uniti, di europeo, hanno solo il nome: una maschera, perché sono organi al servizio di una dittatura finanziaria neoliberista che prevede due soli livelli dell’umanità: i servi e i padroni. I kapò, quei traditori che oggi siedono sugli scranni, credono scioccamente di essere assurti al primo livello. Aspettino e vedranno.

Ma tutto deve passare attraverso la demolizione degli Stati sovrani e degli Stati sociali, con le loro Costituzioni. Ecco il Jobs Act, La loi Travail, la battaglia contro l’art. 138, la procedura con cui si può e si deve aggiornare la Costituzione e che la rende rigida allo scopo di dare un valore giuridico alla sua trama di principi costituzionali: Libertà, Eguaglianza, Dignità, Solidarietà e, primo fra tutti, il Lavoro, perché le libertà hanno un costo e si devono poter pagare. Non avremo Libertà, senza Dignità e non avremo Dignità senza il Lavoro. Per questo “La Repubblica è fondata sul Lavoro” e la politica economica dello Stato deve perseguire la piena occupazione; ma contro e per questo l’Unione europea ha voluto il Pareggio in Bilancio: per impedire gli investimenti in disavanzo che lo Stato usa per creare lavoro. Non è vero che questi creano il debito pubblico perché creano debito, si, ma sovrano; cioè, lo Stato è creditore e debitore di se stesso a un tempo. Il debito pubblico è cresciuto con l’€uro, perché possiamo investire solo chiedendo denaro ai cittadini con le tasse o prendendolo a prestito dal padrone dell’€uro: alla Banca Centrale Europea, una filiazione del cartello delle banche mondiali che tengono “a paghetta” i nostri kapò. Questa Unione europea non ha niente a che fare con la precedente Comunità Europea  e non è stata votata dal popolo. Ha creato una serie di trattati, da Maastritch, a Lisbona, al Fiscal Compact, al MES e, poi, che impongono un debito truffa, permanente e crescente, quale strumento di impoverimento a scopo di dominio.

Il governo (“g” minuscola), in quest’ultimo anno, ha svenduto a Hitachi la Breda Treni, fondata da Cavour, con un portafoglio ordini da paura, quasi la metà di Poste italiane e dell’Ente Nazionale di Assistenza al Volo, cioè, il controllo dello Spazio Aereo, che è territorio. Ha ceduto mari pescosi, che sono territorio e si appresta a chiederci altri 30 miliardi. “Se gli italiani vogliono restare in Europa, devono fare dei sacrifici” e si appresta a tassare anche il WI-FI (non ai migranti, però). Siamo correndo su un treno dove paghi, ma non hai mai pagato. I nostri maestri e amici: Rodotà, Carlassale, Azzariti, Barnard, Barra Caracciolo, Bagnai, Rinaldi, Galloni, Palma, ma potrei continuare, hanno spiegato, pubblicato più e più volte dove ci stanno conducendo i trattati europei e questa tragicommedia. Noi, modesti discepoli, facciamo del nostro meglio; ma il governo e i media ci nascondono il piano demenziale. Il Presidente del Consiglio (non è un premier anglosassone) è focalizzato sul referendum costituzionale, cioè, su una proposta portata dal Governo, organo esecutivo e non dal Parlamento, organo legislativo e, perciò, già di per se, poco costituzionale. Era stato detto dai costituenti che il governo avrebbe dovuto essere assente in aula quando si discuteva di una legge costituzionale e invece,  il governo ha sottoposto a se stesso la RAI e  fonda e finanzia i comitati del “Si”. Evita un dibattito onesto su una materia già ostica per chi lavora o tenta di sbarcare il lunario tutto il giorno e ci porta a discutere di temi secondari, sia pure importanti, ma secondari, perché il primo problema è sopravvivere.

L’attenzione e il dialogo sono artatamente condotti tramite i media, asserviti ormai al 97%, ora sull’accoglienza di giovani pasciuti e insaziabili, ora sull’omosessualità. Del qualche migliaio di suicidi se ne frega e se ne frega pure la Chiesa. Altra multinazionale, con le mani in pasta nell’industria degli armamenti, etc.. Papa Francesco (nato Jorge Mario Bergoglio), dal 13 marzo 2013, 266° papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, è un appartenente all’ordine dei Gesuiti e primo pontefice di quest’ordine religioso, nonché il primo proveniente dal continente americano.

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Dopo l’accoglienza, porto l’esempio della cosiddetta legge Cirinnà. Mi ha offeso. Ha offeso l’intelligenza del Parlamento e profittato delle persone omosessuali, ottenendo dai media servili grande risonanza. La realtà e i problemi di ordine psicologico e sociale dell’omosessualità hanno fatto da sfondo a un tentativo di auto celebrità e di proselitismo politico a favore di un Governo senza pregi. La legge ha applicato il principio della pari dignità fra i due sessi, anche alle loro devianze, che, siano pure espressioni fatali della natura, ma, tuttavia, devianze restano. In fatto, ha realizzato l’omologazione legale dell’omosessualità, affermandone la dignità di genere fra i generi. Ha fatto un torto a queste persone e a tutte le persone, ma, appunto, all’intelligenza del Parlamento, perché la finzione non può diventare realtà per volontà di legge.

La finzione, infatti, accompagna l’essere omosessuale: il maschio si atteggia con i modi della femmina, restando però un maschio e la femmina assume i comportamenti del maschio, restando una femmina, entrambi – care creature – nel desiderio impossibile di essere una cosa diversa da se stessi. Questa desiderio e a un tempo rifiuto della realtà li accompagna rendendo spesso drammatica la loro vita. Visti così, susciterebbero sentimenti benevoli, se non fosse che tendono a trasferire e a circondarsi di questa bivalenza, caratterizzando tutto ciò che li circonda, compreso il lavoro.

Per dare risalto e attribuire fondamenta realistiche alla proposta, poi legge, il dibattito è partito dai diritti civili e amministrativi delle coppie omosessuali e, in un crescendo parossistico, al loro diritto di sottomettere alla loro finzione dei bambini, fin dalla nascita. Un noto profittatore della politica ha assunto il ruolo di portabandiera e un bambino acquistato come un animale d’allevamento, è stata la vittima, creando il precedente; ma un precedente tragico che ha fatto venir meno tutte le tutele a favore dei minori, incapaci d’intendere e di volere e della loro dignità di essere umani. Non è difficile prevedere casi di suicidio fra queste vittime di un ignoranza e di una confusione plebea, che mi fanno disperare del valore della democrazia e propendere per una sua visione solo utopica e perniciosa.

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Lasciamo da una parte la legge Cirinnà, perché essa si inserisce in un disegno, ormai, plateale di demolizione dei valori fondanti della società democratica, prima di tutti la famiglia e della trama dei principi costituzionali. Il popolo plebeo, vittorioso due secoli or sono alla Bastiglia, ha fatto karakiri, dando il proprio sostegno politico a un progetto di demolizione progressiva, prima della sovranità, ceduta di fatto in modo permanente al potere finanziario che gestisce la NATO; poi della sovranità monetaria, ceduta anch’essa al potere finanziario che gestisce l’Unione europea, la cosiddetta Troika: Banca Centrale Europea, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale. A questo punto, si è passati all’”adeguamento” della Costituzione della Repubblica ai principi dell’Unione europea, contenuti nella proposta di costituzione bocciata dai referendum del 2005, francese e olandese e reintrodotta con la frode nel Trattato di Lisbona, del 2007, appunto detto “la de-costituzione europea”. Qui si sovvertono i principi costituzionali del Lavoro, della Dignità e, anche, della Uguaglianza, vista in chiave relativistica, affermando, su di essi, il principio della competitività e del profitto a scopo di profitto. Vale anche per la salute, unico diritto che la Costituzione della Repubblica definisce fondamentale, poiché il welfare rappresenta un costo che va a scapito del profitto. Vedete bene il solco nel quale si colloca l’opera dei tre governi Napolitano, imposti agli italiani, senza il loro voto.

La cosiddetta legge Cirinnà mi ha offeso. Ha offeso l’intelligenza del Parlamento e profittato delle persone omosessuali, ottenendo dai media servili grande risonanza. La realtà e i problemi di ordine psicologico e sociale dell’omosessualità hanno fatto da sfondo a un tentativo di auto celebrità e di proselitismo politico a favore di un Governo senza pregi. La legge ha applicato il principio della pari dignità fra i due sessi, anche alle loro devianze, che, siano pure espressioni fatali della natura, ma, tuttavia, devianze restano. In fatto, ha realizzato l’omologazione legale dell’omosessualità, affermandone la dignità di genere fra i generi. Ha fatto un torto a queste persone e a tutte le persone, ma, appunto, all’intelligenza del Parlamento, perché la finzione non può diventare realtà per volontà di legge.

La finzione, infatti, accompagna l’essere omosessuale: il maschio si atteggia con i modi della femmina, restando però un maschio e la femmina assume i comportamenti del maschio, restando una femmina, entrambi – care creature – nel desiderio impossibile di essere una cosa diversa da se stessi. Questa desiderio e a un tempo rifiuto della realtà li accompagna rendendo spesso drammatica la loro vita. Visti così, susciterebbero sentimenti benevoli, se non fosse che tendono a trasferire e a circondarsi di questa bivalenza, caratterizzando tutto ciò che li circonda, compreso il lavoro.

Per dare risalto e attribuire fondamenta realistiche alla proposta, poi legge, il dibattito è partito dai diritti civili e amministrativi delle coppie omosessuali e, in un crescendo parossistico, al loro diritto di sottomettere alla loro finzione dei bambini, fin dalla nascita. Un noto profittatore della politica ha assunto il ruolo di portabandiera e un bambino acquistato come un animale d’allevamento, è stata la vittima, creando il precedente; ma un precedente tragico che ha fatto venir meno tutte le tutele a favore dei minori, incapaci d’intendere e di volere e della loro dignità di essere umani. Non è difficile prevedere casi di suicidio fra queste vittime di un ignoranza e di una confusione plebea, che mi fanno disperare del valore della democrazia e propendere per una sua visione solo utopica e perniciosa.

Lasciamo da una parte la legge Cirinnà, perché essa si inserisce in un disegno, ormai, plateale di demolizione dei valori fondanti della società democratica, prima di tutti la famiglia e della trama dei principi costituzionali. Il popolo plebeo, vittorioso due secoli or sono alla Bastiglia, ha fatto karakiri, dando il proprio sostegno politico a un progetto di demolizione progressiva, prima della sovranità, ceduta di fatto in modo permanente al potere finanziario che gestisce la NATO; poi della sovranità monetaria, ceduta anch’essa al potere finanziario che gestisce l’Unione europea, la cosiddetta Troika: Banca Centrale Europea, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale. A questo punto, si è passati all’”adeguamento” della Costituzione della Repubblica ai principi dell’Unione europea, contenuti nella proposta di costituzione bocciata dai referendum del 2005, francese e olandese e reintrodotta con la frode nel Trattato di Lisbona, del 2007, appunto detto “la de-costituzione europea”. Qui si sovvertono i principi costituzionali del Lavoro, della Dignità e, anche, della Uguaglianza, vista in chiave relativistica, affermando, su di essi, il principio della competitività e del profitto a scopo di profitto. Vale anche per la salute, unico diritto che la Costituzione della Repubblica definisce fondamentale, poiché il welfare rappresenta un costo che va a scapito del profitto. Vedete bene il solco nel quale si colloca l’opera dei tre governi Napolitano, imposti agli italiani, senza il loro voto.

Ora un annuncio:

In previsione che la legge costituzionale di riforma della Costituzione sarà sottoposta a referendum nel prossimo novembre, stiamo preparando una riunione, aperta a chiunque lo desideri, per illustrarne i pro e i contro, con la partecipazione della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova. L’argomento, infatti, chiama tutti noi alla partecipazione per un voto consapevole e, probabilmente, la riforma segnerà una svolta decisiva per la democrazia. Sono tre mesi decisivi, lo capite bene. Il Comune di Pianiga ha dato la disponibilità dell’Auditorium. Sono 230 posti a sedere, vale a dire una partecipazione all’altezza dei relatori, che richiede impegno. Vi chiedo di confermare sia la Vostra partecipazione sia la Vostra assenza per la data del 16 settembre, alle ore 20,45 e sia il Vostro gradimento per contribuire al dibattito, ponendo ai relatori i Vostri quesiti. A questo ultimo fine, ci troveremo l’8 sera, stessa ora, a Dolo, in via Dauli, per una pizza e chi sarà disponibile potrà scegliere uno degli argomenti e il quesito da porre nella riunione del 16 o nelle prossime. Sarebbe opportuno che l’8 foste almeno 7-8, ma venga chi vuole. Dal numero dei partecipanti dipenderà anche la continuazione di questo gruppo, impegnativo, non poco; quindi, date una mano. Attendo le altre Vostre conferme alla email <gendiemme@gmail.com>

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