693.- “SIAMO IN GUERRA” E’ il TITOLO DI UN LIBRO CHE DOVETE LEGGERE. MA PERCHE’?

images

Dal 25 marzo, a Padova, abbiamo l’API, Aliquota di Pronto Intervento dei Carabinieri, con le SOS, squadre di supporto. Sono i più tosti, come quelli paracadutisti del Tuscania, loro istruttori, che ammiro. Sono militari altamente specializzati, con finalità di vigilanza dinamica (mi piace questo dinamica. Devono averlo scritto per i giudici. Non si sa mai), di “ negoziazione” e protezione degli obiettivi sensibili a rischio di minaccia terroristica. Il dispositivo di sicurezza dispiegato in città è dedicato alla “ prevenzione” anti-terrorismo, in luoghi strategici quali la Basilica di Sant’Antonio (Il Santo? ma in che cacchio di tunnel ci hanno infilato!), la sinagoga del Ghetto ebraico, ed altri obiettivi sensibili, come previsto dalle linee elaborate dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Credo sia un ufficio vicino a quello che vi mette i negroni, a botte di venti, dietro casa, col beneplacito di qualche “ bisognoso” di guadagni. Così, le API sono anche a Milano, Napoli e in sempre più città. Vanno a integrare i GIS di Livorno e hanno la loro scuola a Vicenza, guarda caso, dove ha sede anche la Eurogendfor.
Anche per la sicurezza dei romani (mentre il governo, i suoi prefetti e la Marina Militare ci riempiono, “d’imperio”, di barbari, minando – c’è poco da dire! – la stabilità sociale e la sicurezza, forti di una carica istituzionale illegittima), abbiamo in questo agosto un presidio capillare del territorio, servizi specialistici e rafforzamento delle capacità di reazione antiterrorismo. Sono i 3 pilastri fondamentali del piano “Ferragosto in sicurezza”, articolato su tre giorni, varato per Roma dopo una riunione con tutti i rappresentanti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, capitaneria di porto e polizia municipale. “L’accurato studio dello scenario e le notizie di intelligence hanno ispirato l’ordinanza di servizio del questore D’Angelo che si fonda anche sulla condivisione tra i vertici delle forze dell’ordine promossa dal Prefetto Basilone in sede del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica” ha reso noto la Questura di Roma.
Località balneari “sorvegliate speciali” con pattugliamenti sul lungomare, agenti in borghese tra i bagnanti, un elicottero e unità navali per controllare lo specchio di mare e il fiume Tevere. In azione anche le unità specializzate antiterrorismo di Polizia e Carabinieri in pronto intervento nell’arco delle 24 ore. In città presidi rinforzati in tutte le località di interesse turistico soprattutto nelle ore serali in cui romani e turisti si incontrano nei locali e nelle zone di movida. Pattuglie a cavallo di Polizia e Carabinieri vigileranno le aree verdi mentre le unità cinofile antidroga saranno impegnate nelle zone dello spaccio. A rinforzare il dispositivo di prevenzione, gli specialisti del Nucleo Prevenzione Crimine aggregati di rinforzo alle volanti del Dipartimento di Pubblica Sicurezza (i ROM, cari alla signora, saranno incazzatissimi). La polizia stradale, intensificherà i presidi e il monitoraggio sulla rete viaria mentre, gli specialisti della polizia di frontiera e della polizia ferroviaria, aumenteranno i controlli nei porti, aeroporti e stazioni ferroviarie. Il piano si avvale anche della collaborazione delle risorse dei militari dell’operazione “strade sicure”. Di seguito, il reportage propagandistico di una esercitazione. Le Forze dell’Ordine sono il nostro scoglio cui aggrapparci. Ringraziamo Alfano,Renzi,Napolitano, quella… e quei “ cunnuti”, alla sicula, che ci hanno immerso in questa … (non lo dico, ma si sente!). Farei un semplice calcolo del rapporto fra quanti carabinieri, sia pure dinamici, abbiamo e quanti guerrieri barbari sta scaricando il cosiddetto governo, ogni, ogni giorno; ma non mi tornerebbero i conti. Mi contengo e passo all’esercitazione di maggio allo stadio di…: Bellissima! Ma noi? Noi che c’entriamo?

DSC8275
Esercitazione. C’è stata un’esplosione all’esterno del cancello 8. Il funzionario comunica alla centrale che un kamikaze s’è fatto saltare all’esterno dello stadio di San Siro. Tutte le conversazioni via radio sono precedute e seguite appunto dalla parola «esercitazione». È una prassi che si seguirà per tutta la serata, perché si tratta di una simulazione di attentato ma le comunicazioni che seguiranno saranno tutte reali, come se Milano fosse sotto attacco. (Dio che bello!!! Grazie Alfano!!) Come quando, pochi minuti, lo stesso funzionario comunicherà che il livello di sicurezza in tutto il Paese è stato elevato ad «attacco terroristico in corso». Quella di mercoledì sera a San Siro e in piazza Gerusalemme (attacco chimico alla metropolitana) è stata un’occasione unica per vedere in azione le nostre forze di sicurezza nel caso (de profundis: sperando non accada mai) di un attacco terroristico sul modello di quelli avvenuti a Parigi e Bruxelles. L’esercitazione si conclude con la bonifica dell’area e il soccorso alle vittime ( Vittime???????). “Siamo soddisfatti – spiega il generale CC —. Era fondamentale testare alcune procedure e questo ci permetterà di migliorare ancora dove necessario. Lo scenario è stato il più reale possibile. In caso di attacco abbiamo altre risorse che però non abbiamo usato perché è giusto che rimangano segrete. E (secondo de profundis: speriamo di non doverle mai utilizzare”. Loro fanno il loro dovere.

CXupsn5WYAAUXmz
Mi sovviene, ma non so il titolo:
“Aspetta e spera che il momento s’avvicina,
e noi saremo vicino a te
e non vorremo un’altra Patria e un altro re.” Zum,Zum,Bum!

E, ora, un minimo di conoscenza dei nostri Angeli.

Centro-Addestramento-delle-Sos-a-Livorno-550x350

LIVORNO – Fino al giorno prima erano carabinieri come tanti altri in servizio nei vari comandi sul territorio o impegnati soprattutto nella gestione dell’ordine pubblico. Ora sono diventati specialisti dell’antiterrorismo, chiamati a fronteggiare tempestivamente i primi momenti di una situazione critica. Quelli più difficili, dove il peggio può ancora sempre capitare. E intanto aumenta la lista dei militari che chiedono di fare questa nuova esperienza.

NOVITÀ – Sono la nuova carta dell’Arma in tema di antiterrorismo. Si chiamano Api (Aliquote di primo intervento) e Sos (Squadre operative di supporto) che gradualmente sono presenti in un crescente numero di città, soprattutto a più alta concentrazione dei cosiddetti «obiettivi sensibili». Quelli che farebbero gola al tranquillo terrorista della porta accanto. Lo stesso che, puntualmente al verificarsi di quasi ogni attentato, viene descritto dai vicini come una persona perbene e assolutamente insospettabile. E invece non è proprio così.

FORZA SPECIALE – Istituzionalmente le forza speciale dei Carabinieri in materia di antiterrorismo è il Gruppo di Intervento Speciale (Gis) operante dal 1978 come unità di élite. Militari addestratissimi anche per delicati compiti di polizia: da artificiere antisabotaggio, alla liberazione di ostaggi, alla cattura di attentatori su obiettivi particolari come autobus, aerei, treni. Una preparazione che comporta anche tecniche di discesa rapida da pareti ed elicotteri, ma essere al tempo stesso operatore subacqueo e paracadutista in grado in essere lanciato in caduta libera anche a decine di chilometri dall’obiettivo. E al quale sono vitali equilibrio e nervi saldi, non solo muscoli.

MINUTI – Ma c’è un ma. Il Gis è un gruppo unico, con sede a Livorno. Ed è bene che resti unico. Interviene rapidamente ovunque, ma non ha né il dono dell’ubiquità né la capacità di materializzarsi in tempo reale. E nell’emergenza terroristica anche i quarti d’ora, se non i minuti, possono essere determinanti. Specie nei casi, sempre meno rari, che un attentato possa costituire una sorta di «esca» di richiamo per i soccorsi e l’emergenza. Quanto basta per poter essere seguito a breve da uno o più successivi attentati ancora più cruenti in altre zone urbane, quando l’attenzione delle forze dell’ordine è concentrata altrove.

CITTÀ – Da qui l’esigenza di creare sul territorio gruppi di carabinieri, in grado di poter gestire la «prima emergenza» antiterrorismo. Ma anche prevenirla, naturalmente, con controlli mirati e pattugliamenti. Ed ecco le Api (Aliquote di primo intervento) presenti già in diverse città e inserite nei Nuclei Radiomobili del 112 dei vari comandi provinciali. Sono loro che, meglio di chiunque altro collega arrivato da fuori, conoscono il territorio, una strada, un vicolo, un sotterraneo, dopo anni di servizio presso le stazioni o i comandi dell’Arma. La loro base addestrativa è presso il Coespu di Vicenza, il Centro di eccellenza dell’Arma per le Unità di polizia di stabilità.

ADDESTRAMENTO – Accanto a loro ecco i anche i Sos (Squadre operative di supporto) formate da carabinieri in servizio presso i Battaglioni Mobili dell’Arma. Quelli che di norma sono addetti ai servizi di ordine pubblico o dove, per ogni tipo di esigenza, si richiede un massiccio intervento di forze dell’ordine. La loro preparazione antiterrorismo avviene a Livorno nell’ambito della 2ª Brigata Mobile. Compiti specifici e numeri appartengono alla categoria top secret. Quello che si sa è che gli istruttori di Api e Sos provengono da alti livelli di specializzazione. Sia a Vicenza che a Livorno la maggior parte di loro arriva dallo stesso Gis, dal Reggimento Paracadutisti Tuscania (altra unità di élite dell’Arma), dal 7° e 13° Reggimento Carabinieri, rispettivamente di Laives (Bolzano) e di Gorizia.

COMBAT – Tutti carabinieri con una lunga esperienza alle spalle anche nelle operazioni all’estero: dai Balcani all’Iraq, dal Libano all’Afghanistan. Tutti luoghi dove si impara a «capire» anche il modo di comportamento militare del potenziale «foreign fighter», l’attentatore che prima di colpire in occidente viene addestrato in veri e propri campi scuola in Medio Oriente. Siria in primo luogo. Non è un caso che l’attuale comandante del Centro Addestramento della 2ª Brigata a Livorno sia proprio un ufficiale dei Carabinieri con quasi 20 anni di esperienza all’interno del Gis.

SICUREZZA – Addestramento non facile e impegnativo quello dei carabinieri selezionati per questa nuova esperienza antiterrorismo. Dalla paletta e dalla classica mitraglietta M12 usata nei posti di blocco, si ritrovano ora a saper gestire fucili d’assalto SC 70/90 capaci di un tiro fino a 400 metri. Ma altrettanto determinante è imparare a muoversi in sicurezza in un luogo ostile, applicando se necessario tecniche di «Close Quarters Combat» combattimento in ambienti interni, per prevenire il precipitare degli eventi e cercare di mettere al riparo eventuali soggetti indifesi e sotto minaccia. Cominciando a stare attenti agli angoli delle pareti. Perderli di vista un istante potrebbe essere letale per tutti. In attesa magari che l’aereo o l’elicottero (già in volo) delle forze speciali del Gis arrivi sul posto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...