681.-Erdogan sgretolerà la NATO? Meglio sperare in Trump.

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In Turchia già lo chiamano il Golpegan. Secondo una fonte siriana, il putsch contro Erdogan è fallito per l’intervento del Mossad. “ all’insaputa degli americani” (che avevano istigato il golpe), i servizi israeliani che hanno operato dalla basse turca di Konia avrebbero sabotato il golpe. Secondo l’agenzia iraniana Fars, invece, sono stati i russi ad avvertire Erdogan del golpe imminente. Dalla loro base di Khmeimim in Siria (Latakia), dove hanno installato la loro centrale di ascolto elettronico, avrebbero intercettato messaggi dei golpisti – e avvisato Erdogan in tempo, consentendogli di scappare dal resort poco prima che i commandos mandati per eliminarlo si calassero dagli elicotteri. Il benissimo informato ed anonimo dissidente saudita che si fa’ chiamare Mujtahid, dice che nel golpe hanno le mani in pasta i Saud e gli emiri del Golfo – ovviamente d’accordo con gli Usa. Ottima fonte, perché è sicuramente uno dei (duemila) principi sauditi; ma è nemico del principe ereditario Bin Salman, e la sua testimonianza può essere interessata.

Le tre cose sono interessanti, ma appassiona di più una domanda: la ferita inflitta alla NATO può portare al suo sgretolamento? L’evento è un preludio al ‘Turxit’?

Quattro giorni dopo il tentativo di golpe Erdogan ha annunciato che voleva risolvere le controversie con i vicini della Turchia, ha fatto una telefonata cordiale al presidente Hassan Rouhani (le cui truppe in Siria stanno combattendo i terroristi gestiti da Erdogan). Ha accusato i generali golpisti di essere i veri colpevoli dell’abbattimento del Sukhoi russo un anno fa, per far credere che lui non era stato, ma non controllava quegli gallonati che l’hanno messo nei guai con Mosca, e che non poteva sconfessarli: anche se tutti ricordano la rabbia con cui assisté alla distruzione delle colonne di autobotti con cui l’IS mandava il greggio siriano in Turchia, rovinando il ricco business di suo figlio: motivo sufficiente per far commettere al Sultano un atto del genere. Si sa, è impulsivo – almeno quanto il principe Bon Salman, che almeno ha la scusante dell’età. I russi fanno finta di crederci. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha annunciato che Putin e Erdogan si incontreranno ai primi di agosto.

La TASS titola: “Erdogan: Turkey ready to restore regional peace together with Iran and Russia”. http://tass.ru/en/world/889162

Senza troppo contare, mi sembra, che ciò possa consolidarsi in una svolta durevole nella politica estera di un personaggio così, diciamo, volubile e volatile. Ha rinunciato alla guerra per abbattere Assad, a cui teneva tanto perché c’era da guadagnarci lo sbocco dell’oleodotto che avrebbe dovuto (traversando la Siria, una volta rovesciato Assad) portare il petrolio del Katar agli europei, che così non avrebbero avuto bisogno di gas russo? Nella sua testa ha il sopravvento la necessità di combattere i curdi, a cui Israele ha promesso la nascita – una volta smembrata la Siria come ha già smembrato di fatto l’Irak – di uno stato nazionale che dovrà comprendere anche un 20% dell’attuale territorio turco abitato da curdi? In una parola: Erdogan abbandona di fatto la NATO?

E’ un timore che il ministro degli esteri francese Ayrault ha espresso apertamente – no, non apertamente, ma nel linguaggio convenuto – quando ha detto a Le Monde che con la purga che il Sultano sta operando nel suo paese, “si pongono domande sulla affidabilità di Ankara nella lotta contro lo Stato Islamico”. Siccome nella coalizione americana la “lotta contro lo Stato Islamico” si configura essenzialmente come il rifornire lo Stato Islamico dal cielo ed ostacolare gli attacchi russi facendo decollare F-16 di disturbo dalla base di Incirlik, con l’aggiunta di qualche bombardamento alle strutture civili dello stato legittimo siriano, ci siamo capiti.

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E’un fatto che Erdogan ha chiuso la base aerea (atomica) di Incirlik (americana più che NATO) e a quanto pare la mantiene senza luce elettrica. John Kerry, che ha appreso il fallimento del golpe mentre era in visita a Putin. Ha immediatamente dettato una dichiarazione minacciosa: “Insinuazioni pubbliche o affermazioni relative a una qualunque implicazione degli Stati Uniti nel colpo di stato abortito sono assolutamente false e nuocciono alle nostre relazioni bilaterali”. Domenica, Kerry ha esortato Erdogan a non violare, con le sue purghe eccessive (stanno smantellando minuziosamente tutta le rete Gulen-Cia) , i diritti umani e la democrazia: un’esortazione che fino ad oggi non ha rivolto agli Stati che “combattono l’IS” nella sua coalizione, per esempio alla monarchia saudita e al Katar.

Considerando il riavvicinamento in atto con la Russia, lo stallo dei negoziati con l’Unione europea e il venir meno dei presupposti della partecipazione turca alla NATO, la situazione è sufficientemente critica. La VIa Flotta dell’US NAVY, con il 2° Gruppo Portaerei d’Attacco è a ridosso delle coste turche e due sommergibili nucleari si sono mostrati nelle isole greche.

Come risposta, mercoledì, Erdogan ha ammorbidito la sua posizione contro Washington: “Il rapporto tra i due paesi si basa su interessi, non emozioni. Siamo partner strategici”. Chiaro. Però la minaccia di Washington di espellere la Turchia dalla NATO, è semplicemente ridicola. È Washington che ha bisogno di Ankara, non il contrario. Erdogan ha motivi di essere profondamente deluso dall’Alleanza: è dal 2012 che spera e fa’ di tutto per trascinarla in guerra diretta contro Assad, ha ricevuto promesse, si è stato quasi sul punto di..Ricordate la falsa accusa ad Assad di ‘avvelenare il suo popolo’ coi gas? I gas li aveva forniti lui ai ribelli attraverso i suoi servizi (MIT) , era il pretesto perfetto per l’intervento NATO; Hollande e Cameron già mordevano il freno; poi non se ne fece nulla, Obama disse no. Era stato colto di sorpresa dall’offerta di Assad di cedere tutti i suoi depositi di armi chimiche all’Onu. Dopo l’abbattimento del Sukhoi nel novembre 2015, Washington non gli aveva tenuto bordone – esitante all’idea di rischiare la guerra con Mosca perché trascinatavi dal vassallo. Ma guardiamo dal punto di vista del Sultano: a cosa serve l’Alleanza, se non fa’ quel che mi conviene? E a Washington son conservate la mappe che mostrano la Turchia smembrata per cederne un pezzo allo stato curdo di nuova formazione…Non ha tutti i torti, il Sultano, a decidere di farsi la sua politica estera.

Un tipo prudente ci penserebbe due volte. Ma un tipo prudente non avrebbe mai devastato l’economia di una Turchia in grande sviluppo economico-turistico, né rischierebbe una guerra civile mettendo alla disoccupazione decine di migliaia di giudici, maestri, insegnanti, militari, giornalisti…Erdo l’ha fatto senza la minima esitazione.

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In fondo, sta dimostrando che un’alleanza militare non regge, quando ha cessato di servire.. La NATO era solida quando il pericolo sovietico era reale; adesso, la rinascita del pericolo russo è una finzione tenuta insieme dal Dipartimento di Stato e a cui vogliono credere solo polacchi, baltici e golpisti di Kiev. Il suo sgretolamento è nelle prospettive reali, anche se non sarà Erdogan a darle la spallata.

Sarà magari Trump. Alla convention di Cleveland ha appena proclamato che, lui presidente, gli alleati della NATO non dovranno sperare in un intervento ‘automatico’ delle forze armate USA, se fossero sotto attacco; Washington verificherebbe prima che “i loro impegni nei nostri confronti siano stati rispettati”.

In fondo, Mosca incassa un periodo di disordine nel fianco Sud della NATO, che fa’ guadagnare tempo. Con la speranza che a novembre sia eletto Trump, che porrà fine alla NATO e alle sue spese.

A giugno, la stampa turca ha pubblicato le foto dell’arrivo di una lunga colonna italiana nella zona di Kahramanras, a nord di Gaziantep, nel sud del Paese. A bordo del convoglio, scortato dalla polizia, un sistema missilistico anti-aereo e decine di militari. E ora?

Il gioco di Israele

Il ruolo di Israele in tutto ciò è assai meno visibile. Il profilo basso può significare molte cose, forse anche una riflessione sulla inutilità della Superpotenza che ormai ha dato quel che poteva dare, creando il caos attorno a Sion, la sola condizione in cui Sion si sente sicura? O forse in questa riflessione entra anche il seguente fatto, diramato da un’agenzia sciita:

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“IL DRONE “YASSER” DI HEZBOLLAH SORVOLA LA PALESTINA OCCUPATA SENZA ESSERE INTERCETTATO

Il drone “Yasser” ha sorvolato i territori settentrionali della Palestina occupata lo scorso 17 luglio, secondo quanto riferito dal sito israeliano, aggiungendo che i combattenti di Hezbollah hanno fatto volare il drone anche sulle alture siriane del Golan occupate da Israele.

Secondo il resoconto il drone è sfuggito ai controlli dei radar israeliani, all’attacco di elicotteri delle Forze Aeree israeliane e persino di due missili Patriot dopo essere entrato all’interno dello “spazio aereo israeliano”.

“Due missili Patriot non sono riusciti ad abbattere il drone. Il velivolo era entrato lunedì nello spazio aereo israeliano dalla Siria ed è poi uscito senza patire alcun danno. E’ un altro fallimento per la nostra difesa antiaerea”, dichiara il sito Debka.

“Questo drone, con le sue eccezionali caratteristiche di manovra, è stato fabbricato da specialisti iraniani che hanno realizzato un lavoro di ingegneria nel sistema elettronico del drone statunitense “Scan Eagle” intercettato il 17 dicembre 2012 dalle autorità iraniane mentre sorvolava il loro spazio aereo e catturato”.

Nel Corso “Grifoni” dell’Accademia Navale, nel 1965, c’erano 10 allievi iraniani che, ancora, non capivano gran che di italiano, ma seguivano le lezioni di matematica, semplicemente, guardando i numeri sulla lavagna.

Anche il sito israeliano “Walla” ha qualificato quanto avvenuto come un “fallimento” della difesa anti-aerea israeliana.

I due missili Patriot che hanno cercato di abbattere il drone non sono riusciti a raggiungerlo, permettendogli di fare ritorno nella sua base in Siria. Ciò costituisce un pericolo per il fronte settentrionale, dove Hezbollah si prepara per una lotta contro Israele, così come per il fronte meridionale, dove Hamas si mostra attivo contro l’esercito”.

I resti di uno dei due Patriot israeliani hanno provocato il ferimento di una israeliana e un incendio nella zona. “Questo vuol dire che il lancio dei missili contro il drone di Hezbollah ci ha causato più danni che benefici”, ha concluso il sito israeliano.

Abbiamo già visto da dove viene questo drone che ha beffato Israele. La conferma viene ancora dal sito israeliano Debka, vicino a settori dei servizi segreti militari israeliani: “Il drone è lo “Yasser“, di fabbricazione iraniana ; dotato di capacità tecniche eccezionali, è il risultato dello sviluppo del sistema elettronico del drone statunitense “ScanEagle”, molto grande e avanzatissimo, che spiava l’Iran e che è stato catturato dagli iraniani: non abbattuto; ma, a quanto pare, indotto per telecomando ad atterrare sano e salvo nelle loro mani. Hanno potuto studiarlo e, evidentemente, a riprodurne un esemplare.

Il tempo non gioca a favore del Sistema occidentale e globalista. Già il Brexit ha dato un colpo – inaspettato, se si deve credere allo sgomento dell’Establishment finanziario globale – ed è solo il principio. L’economia mondializzata è gestita da un sistema finanziario prossimo all’implosione. Dalla crisi del 2006, le banche centrali hanno creato 100 mila miliardi di dollari “moneta” – in realtà di debito supplementare, ridotto i tassi d’interesse a zero, manipolati tutti i ‘mercati’ (a proposito di ‘libero mercato’?) senza risolvere nulla. Al contrario, i problemi sono aumentati in modo esponenziale: il debito mondiale è raddoppiato, e i prodotti derivati… vi ha impressionato la cifra di 100 mila miliardi creati dalle banche centrali? Confrontiamoli coi derivati: 1 milione e 500 mila miliardi di dollari (1.500.000 miliardi), per lo più senza alcun valore e negoziati senza alcun controllo. L’incidente innestatore è dietro ogni angolo. Comincerà probabilmente in Europa, dove i ‘mercati’ hanno di mira il dissesto delle nostre banche, ma si estenderà rapidamente a Usa ed Asia. Egon Von Greyerz, della Matterhorn Asset Management, ricorda che la sola moneta che funzionerà allora sarà l’oro. Ricorda anche che, nonostante il prezzo in dollari dell’oro sia aumentato nel solo 2016 del 26%, “meno dello 0,5% degli investitori nel mondo ne detengono”. Perché l’oro, la finanza lo sa, “non rende dividendi” (invece le obbligazioni Montepaschi e Deutsche Bank sì).

Insomma, Erdogan ha dato un colpo alla NATO. Per il resto, ce lo diranno i prossimi mesi.

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2 pensieri su “681.-Erdogan sgretolerà la NATO? Meglio sperare in Trump.

  1. PRIMA DEL GOLPEGAN, L’ITALIA HA SCHIERATO MISSILI IN TURCHIA, SECONDO IL PIANO DI DIFESA DELLA NATO. E ORA?

    Leggo da Corrieri Esteri, 7 giugno 2016: Missili italiani in difesa della Turchia. La stampa turca ha pubblicato le foto dell’arrivo di una lunga colonna di nostri mezzi nella zona di Kahramanras, a nord di Gaziantep, nel sud del Paese. A bordo del convoglio, scortato dalla polizia, un sistema anti-aereo e decine di militari. Lo schieramento rientra, probabilmente, nel programma di difesa avviato dalla Nato per sostenere Ankara in una fase difficile. Fino al 2015 sono stati tedeschi e olandesi a piazzare i loro Patriot nella regione meridionale, una missione poi chiusasi alla fine dell’anno e che ha lasciato il compito a fare da scudo ad un’unità spagnola. Ora tocca all’Italia.
    Le forze in campo
    Il contingente ha raggiunto via nave il porto di Iskenderun per poi proseguire verso l’interno. Per i media locali l’Italia ha inviato un reparto che può contrastare aerei, missili da crociera e tattici. Una minaccia potenziale che puo’ arrivare da russi o da siriani. Come è noto la situazione sul confine sud della Turchia è piuttosto instabile. Ci sono duri combattimenti che oppongono forze diverse: curdi contro turchi, curdi contro Isis, ribelli contro curdi e Stato Islamico, regime contro gli insorti. Senza dimenticare gli attentati firmati da jihadisti e Pkk nei centri abitati. Su questo si innesca la tensione tra Ankara e la Russia dopo la distruzione di un jet russo. È un quadrante dove sfrecciano caccia di molti Paesi. Gli americani bombardano i jihadisti partendo da Incirlik (Turchia), l’aviazione di Putin si tiene più a sud e di fatto — insieme alle sue batterie — impedisce ai turchi di mandare sul nord della Siria i velivoli che invece hanno libertà d’azione contro le basi dei curdi Pkk nel nord dell’Iraq. Un rompicapo militare.
    Il confronto Nato-Russia
    La crisi siro-irachena e quanto avviene in Turchia hanno spinto l’Alleanza a potenziare il fianco sud-orientale. Da pochi giorni gli americani hanno inserito la portaerei Truman nel dispositivo che combatte l’Isis ed è stata notata la presenza di almeno due sottomarini nucleari, ben visibili in due porti della Grecia. Altrettanto importante il ruolo dei cacciatorpedinieri classe Aegis. Accresciuta anche la sorveglianza da parte degli aerei per l’intelligence e la guerra elettronica. Da parte loro i russi continuano a mantenere una robusta presenza navale al largo delle acque siriane, formazione che tutela il partner Assad e i cargo che trasportano, quasi ogni settimana, aiuti militari per il regime. Un duello che ha come focus quanto avviene sull’asse Damasco-Bagdad ma che si colloca nel più ampio confronto della Nato con la Russia.

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  2. Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che i Paesi che si preoccupano del destino degli organizzatori del colpo di stato e non della democrazia turca non possono essere amici di Ankara, segnala la “Reuters”.
    “Alcune persone ci danno consigli. Ci dicono di essere preoccupati. Preoccupatevi degli affari vostri.”
    Erdogan ha criticato le dichiarazioni del generale in capo del Comando Centrale delle Forze Armate degli Stati Uniti Joseph Votel in merito all’arresto dei militari turchi dopo il fallito colpo di stato.
    Votel in precedenza aveva espresso preoccupazioni per il fatto che molti militari turchi che avevano lavorato con la parte americana sono stati messi dietro le sbarre.
    “Tutto il mondo vede che stiamo dalla parte della democrazia. Ma qualcuno si preoccupa di coloro che si trovano dietro le sbarre. Un importante generale delle forze armate degli Stati Uniti dice che sono stati imprigionati i militari con cui si trovava in contatto. Non è affar tuo, chi sei?” — ha detto Erdogan intervenendo in una città alla periferia di Ankara.
    Ha rimproverato il generale americano di “essere vicino ai cospiratori”, mentre allo stesso tempo nel suo Paese vive il “capo dei ribelli” (Fethullah Gülen, accusato dal governo turco di essere la mente del tentato golpe — ndr).
    Intanto, Erdogan, per far capire meglio, anche a Putin, che la NATO non gli serve più, ha tagliato l’energia elettrica alla base americana “nucleare” di Incirlik. A chi si chiede come mai, per la prima volta dalla fine della guerra fredda, l’US NAVY abbia in mare contemporaneamente 6 portaerei d’attacco e come la VI Flotta del Mediterraneo ne schieri 2 nel Mediterraneo Orientale, suggerisco di riflettere sulla libertà assunta da Erdogan. Attendiamo con ansia i risultati del previsto incontro fra Putin e Erdogan.

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