675.-RIFORMA DELLA COSTITUZIONE: CRONOLOGIA DI UN GOLPE NON PERSEGUIBILE.

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Basta Un Si e la riforma della Costituzione sarà operativa. Ma dove nasce questa riforma? Una cronologia per capire perché Io Voto No.

Come nasce la riforma della Costituzione che ci viene proposta dal volto rassicurante e sorridente di Maria Etruria Boschi? Una cronologia per inquadrarla nel giusto contesto.
Nel post “Riforme renziane: P2, JP Morgan e UBS ordinano. Napolitano esegue” ho iniziato una cronologia di fatti che hanno portato alla proposta di riforma della Costituzione targata Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini.

Riassumendola tralasciando il punto di inizio (il piano di rinascita democratica di Licio Gelli) 1.

28 Maggio 2013: Documento JP Morgan (Le Costituzioni del sud Europa sono troppo democratiche);
10 Giugno 2013: Deposito in Senato del DDL Costituzionale per la temporanea deroga all’art. 138 della Costituzione. Iter velocissimo (altro che pantano del bicameralismo perfetto). Prima lettura al Senato 11 Luglio. Alla Camera 10 Settembre. Seconda lettura al Senato 23 Ottobre. Non è approdata alla Camera per la seconda lettura. Durante l’iter parlamentare l’occupazione del tetto di Montecitorio da parte del Movimento 5 Stelle;
Dicembre 2013: Enrico Letta rinuncia alla deroga all’art. 138. Napolitano non la prende bene;
8 Gennaio 2014: Documento UBS che già incorona Renzi alla Presidenza del Consiglio (a un mese dal fatidico #Enricostaisereno). Con il preciso incarico di portare a termine le riforme;
Il 13 Febbraio Renzi licenziò Letta in Direzione PD e il 17 Febbraio Re Giorgio Napolitano affidò a Renzi l’incarico di formare il Governo. Fin qui ne ho già scritto 1.

Aggiungiamo qualche tassello.

– Sponsorizzazioni pesanti
Era già stabilito che questa sarebbe stata la legislatura delle riforme nonostante nessun programma elettorale ne accennasse.

Si parte dal 2012. In preparazione delle elezioni del febbraio 2013, il 21 Settembre 2012 sul sito del Partito Democratico appare un comunicato stampa: “Goldman Sachs vota PD”.

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La pagina è sparita dal blog di Grillo, ma ecco lo screenshot:

 

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ed ecco il testo, ritrovato in archivio:

Tutto nasce da un articolo pubblicato a firma Antonio Satta su Milano Finanza, un articolo che sicuramente crea malumore tra gli elettori del PD, se non altro perchè l’articolo in questione è stato inserito nella Rassegna Stampa del sito ufficiale del Partito Democratico.
Probabilmente quelli del PD considerano un onore aver l’appoggio di Goldman Sachs, contenti loro….

Ma ecco l’articolo in questione: Riforma della costituzione-Goldman Sachs vota PD

“Le polemiche saranno inevitabili. Per le prossime elezioni Goldman Sachs scommette sul PD. Il colosso finanziario americano, a sette mesi dalle elezioni politiche italiane, ha pubblicato un report che farà rumore, nel quale si sostengono le chance di una maggioranza di centro sinistra incentrata sul PD. E questa maggioranza molto probabilmente manterrebbe la linea Monti, anche se non è chiaro se riconfermerebbe Mario Monti a capo del governo. In ogni caso, secondo il report, difficilmente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, porterà il Paese alle elezioni prima di aver risolto la questione della riforma elettorale. Goldman Sachs ritiene «probabile che vengano introdotte modifiche alla legge con l’idea di garantire una coalizione centrista a favore di una conferma di Monti».

Ora non si può dire che a Goldman Sachs non conoscano la politica e gli effetti che una dichiarazione del genere può scatenare. Se c’è una banca d’affari che con la politica e i governi, in patria e all’estero, ha avuto relazioni strettissime è proprio GS. In America hanno tirato in ballo le revolving doors (le porte girevoli) per definire il fenomeno tipico in Goldman di un dirigente di primo piano che lascia il suo incarico per passare al governo, e magari, finito il mandato, torna tranquillamente alla casa madre. Per limitarci all’Italia, Mario Draghi è stato vicepresidente di Goldman Sachs per l’Europa dal 2002 al 2005, ma tra i consulenti della banca d’affari ci sono stati anche Gianni Letta, Romano Prodi e Mario Monti.

Ebbene, ora gli analisti di Goldman Sachs, peraltro molto attiva nella vendita di Btp nei momenti in cui lo spread era salito alle stelle e grande sostenitrice di un governo Monti post-Berlusconi nelle fasi calde del novembre scorso, scrivono che il tempo del governo tecnico del loro autorevole ex collega, «sta per finire» e «l’Italia potrebbe risentire dell’incertezza politica collegata alle future elezioni politiche in agenda ad aprile 2013». 11 maggior rischio per il Paese, secondo la banca d’affari, verrebbe da una vittoria delle forze euroscettiche e tra queste colloca il Pdl di Silvio Berlusconi e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Del resto, scrivono gli analisti, «le riforme impopolari del governo Monti, ad esempio l’Imu dal valore di 20 miliardi di euro all’anno, hanno favorito campagne politiche anti-europee e anti-euro di vari partiti». Non va nemmeno sottovalutato l’ appeal politico di Grillo, perché «ha buone opportunità di guadagnare un gran numero di seggi in Parlamento, riflettendo la di saffezione degli italiani all’esistente establishment politico».

GS rimane cauta, ma comunque «costruttiva», sulle dinamiche di mercato dei titoli di Stato italiani che potrebbero soffrire se la credibilità del nuovo programma di acquisto della Bce fosse messa in discussione, soprattutto in considerazione del debole scenario macroeconomìco. Ma pesa anche l’incertezza sugli esiti delle prossime elezioni, tanto che gli analisti arrivano a delineare tre possibili scenari che potrebbero portare l’Italia a ricorrere al programma di aiuti Efsf/Esm, così ribattezzati: il vincolato, il tattico e il mani-legate». Nei primo scenario («il meno probabile») l’Italia potrebbe essere obbligata a ricorrere ai fondi per il riemergere «delle tensioni sull’obbligazionario» che potrebbero rendere «illiquido il mercato dei Btp»; un’ipotesi possibile con «una vittoria dei partiti anti-europei». Nel secondo scenario, il governo italiano potrebbe «tatticamente» vincolarsi al Fondo salva Stati prima delle elezioni, «senza in realtà averne bisogno», annullando il rischio contagio dalla Spagna. Il terzo e ultimo scenario prevede che la richiesta di sostegno possa essere avanzata da Monti stesso, prima delle elezioni, per «legare le mani al suo successore».”

Goldman Sachs sa già che ci sarà una continuità con l’agenda Monti e, a quanto pare, sono già note le “preoccupazioni” di Napolitano relative alla legge elettorale.

confindustriaGli effetti della riforma della Costituzione secondo Confindustria

Tra il 23 ottobre 2013 e il dicembre 2013 si inseriva l’Ambasciata USA che, il 19 Novembre 2013, avvisava Washington di possibili “riorganizzazioni” nelle dinamiche del Governo italiano. Tre mesi dopo, il 19 febbraio 2014, organizzava la prima visita di Renzi a Washington (a soli due giorni dall’accettazione con riserva dell’incarico a formare il Governo).

Poi è storia recente. Le sponsorizzazioni alla riforma della Costituzione arrivano da parte di tutti i poteri forti costituiti: abbiamo visto JP Morgan, Goldman Sachs, Banca UBS.

Si aggiunga George Soros dalle pagine del Corriere della Sera, Bazoli di Intesa San Paolo, Confindustria (come non si fosse già capito dalla famosa slide tutta da ridere diffusa in rete) e, dulcis in fundo, UE e Fondo Monetario Internazionale. Ecco con chi abbiamo a che fare. Rimane evidente che se questi sono i soggetti interessati alla riforma della Costituzione propagandata da Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini, qualche domanda dovremmo pur porcela.

– Alcuni fatti per completare il puzzle
Sappiamo che le elezioni politiche del 2013 furono deflagranti per il “sistema”. Letta dichiarò:

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E, ancora Letta: “La politica ha commesso troppi errori erodendo giorno dopo giorno, la credibilità delle istituzioni, vittime di un presentismo – ossessione del consenso immediato – che tiene bloccato il Paese. Non abbiamo compreso quanto le legittime istanze di innovazione, partecipazione, trasparenza, sottese alla rivoluzione del web, potessero tradursi in un oggettivo miglioramento della qualità della nostra democrazia rappresentativa anziché sfociare nel mito o nell’illusione della democrazia diretta.”

E, poi: “L’incapacità decisionale è il grande problema del nostro Paese, dobbiamo intervenire per rendere più efficienti le istituzioni”. Tra le proposte il dimezzamento dei parlamentari e una legge elettorale maggioritaria con il doppio turno.”

In buona sostanza la legislatura si era sciolta con l’intento di ricostituire la medesima maggioranza per proseguire nel tracciato di Monti, ma l’esplosione del Movimento 5 Stelle fece saltare il banco.

Dopo l’ordine imperativo del 28 Maggio 2013 della JP Morgan1 il “sistema” guidato da Napolitano provò a scardinare la Costituzione attraverso l’illegittima deroga all’art. 138.

Letta istituì un comitato di 35 esperti per indicare i punti critici della Costituzione a una commissione parlamentare di 40 fra deputati e senatori per predisporre i progetti di legge Costituzionale.

Ma ecco un problema: la (mia) Professoressa Lorenza Carlassare accettò con perplessità:

“Forse ho sbagliato, alla fine, ad accettare. A questa aspirazione autoritaria io non ci sto e quindi la mia idea sarebbe di portare la mia voce dissidente, ma forse ho sbagliato perché questa voce dissidente non avrà alcuno spazio”.

[…]

Se vedo che questi argomenti trovano sordi gli altri io immediatamente mi dimetto. Cambi alla forma di governo assolutamente no perché non si possono scaricare sulla Costituzione le incapacità della classe politica, i partiti hanno perso la bussola e hanno dimenticato tutto quello che c’è nella Costituzione e che in qualche modo già segnava un programma. Io vorrei che la attuassero la Costituzione.

Lorenza Carlassare, infatti, si dimetterà da li a poco a causa delle pressioni subite.

L’imprimatur di Giorgio Napolitano è evidente e quale “garante della Costituzione” tenne illegittimamente in vita un Parlamento dichiarato costituzionalmente illegittimo per riformare la Costituzione e per varare una nuova legge elettorale (più illegittima dello stesso porcellum) al grido “FATE PRESTO!!!”

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– Regole costituzionali stravolte senza deroghe
Ma Napolitano non si è fermato li. Aveva stabilito che l’art. 138 costituiva impedimento ai suoi fini (suoi o di chi aveva ordinato le modifiche?) e non potendolo scassinare “di diritto” lo fece “di fatto”.

Art. 138 comma 1:

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].

L’art. 72 comma 4 cui si fa riferimento dice:

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale [cfr. art. 138] ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa [cfr. artt. 76, 79 ], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80], di approvazione di bilanci e consuntivi [cfr. art. 81].

Il comma è da mettere in correlazione con il comma 2 dello stesso articolo:

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Per le leggi di revisione Costituzionale, quindi, non si possono attuare procedimenti abbreviati dei Regolamenti delle Camere. Solo la procedura “normale” con approvazione a maggioranza assoluta dei componenti.

Non si applicano trucchi regolamentari come canguri, supercanguri e ghigliottine previsti dai regolamenti.

Non si applicano trucchi che danno la fittizia presenza dei parlamentari in missione.

Non sarebbe dovuto accadere che nottetempo 291 votanti su 293 presenti alla Camera (630 deputati. Maggioranza dei componenti pari a 316) potessero votare modifiche alla Costituzione.

Per Re Giorgio Napolitano – garante non della Costituzione su cui ha prestato giuramento, ma della riforma della Costituzione pretesa da JP Morgan e allegri compari – è tutto a posto. “FATE PRESTO!!”

– I principi costituzionali: il Totem dimenticato
Il ritornello che circola è «Non stiamo toccando i Principi della Costituzione. La prima parte non è soggetta alla riforma della Costituzione»

Vero. I Principi Costituzionali sono contenuti nella prima parte della Costituzione, ma sono attuati dalle altre parti che regolano gli Organi Costituzionali, il loro funzionamento e i loro rapporti reciproci.

Esempio, Articolo 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento [cfr. art. 114 e segg., IX].

Come si coniuga con la soppressione monca delle Provincie e, sopratutto, con con il nuovo Titolo V che inserisce la “clausola di supremazia” (detta clausola vampiro) che sottrae ogni potestà alle Regioni?

Perché non attuarla, prima di cambiarla?

Art. 36 comma 1

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La risposta anticostituzionale a questa disposizione è il Jobs Act con il quale lavoro e reddito non sono più sinonimi. Si arriva a pagare con i buoni pasto 2

Oppure Art. 32:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

E gli 11 milioni di italiani che rinunciano a curarsi perché non hanno i soldi?

– L’ascesa di Renzi
Quando Letta si dimostrò troppo “morbido” è stato scaricato. Già a novembre 2013 l’Ambasciata USA prevedeva “riorganizzazioni di governo” e a gennaio UBS aveva già incoronato Renzi.

Fermiamoci un istante.

L’8 gennaio il report UBS era già pubblicato. Se consideriamo il periodo (Natale-Capodanno) e che un report di quella portata deve essere approvato da tutta una catena di comando, quando è stato concepito?

Renzi aveva annunciato la sua candidatura in ottobre 2013 e vinto le primarie esattamente un mese prima del rapporto UBS (8 dicembre 2013). Primarie boom. Oltre tre milioni di votanti. Il 70% per Matteo Renzi.

Abbiamo già visto che nell’era renzista le primarie PD non hanno brillato per trasparenza. Hanno visto la partecipazione di truppe cammellate di extracomunitari e giro di denaro a Roma, a Milano, a Torino, Trento, Napoli.

Non stupisce, quindi, se anche le primarie che portarono Renzi al trionfo abbiano qualche lato oscuro: € 65,00 euro a voto.

Considerato il boom di “partecipazione” a quanto ammonta l’investimento?

Chi ha finanziato? E sopratutto, perché?

Un fatto è certo. Matteo Renzi è l’uomo giusto per portare a compimento la rottamazione dell’Italia Democratica.

Cn9WVQhXEAAX3xdEgo smisurato, bulimia di potere e spregiudicatezza spinta all’estremo.

– Il fallimento di Napolitano
Re Giorgio non ha mai smesso di sentirsi Presidente della Repubblica e la totale assenza di Mattarella gliene dà ben ragione.

Ultimamente Re Giorgio – non pago della devastazione di cui è già responsabile – è tornato a pontificare.

L’«Italicum» che era una legge perfetta ad aprile 2015 adesso va cambiata.

Dobbiamo ritornare al comunicato-ordinanza di Goldman Sachs del 2012:

In ogni caso, secondo il report, difficilmente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, porterà il Paese alle elezioni prima di aver risolto la questione della riforma elettorale. Goldman Sachs ritiene «probabile che vengano introdotte modifiche alla legge con l’idea di garantire una coalizione centrista»

Secondo i sondaggi le probabilità che con l’Italicum ci siano le condizioni per una coalizione “centrista” sono ai minimi.

Come glielo spiega alla Goldman Sachs che la sua legge perfetta non porta al risultato richiesto?

Quindi la legge perfetta per la quale occorreva “fare presto” (la manfrina che ha ripetuto per ben 9 anni) adesso non va più bene.

Per Napolitano le Leggi Elettorali sono come le scarpe. Le cambi se ti vanno strette.

E non parliamo della riforma della Costituzione:

Mi offende chi dice voto no per difendere la costituzione

Non solo chi lo dice ha pienamente ragione ma, carissimo Emerito, lei da 70 anni offende tutti gli italiani.

– Perché voto NO
La Costituzione democratica rappresenta il “Patto fra i cittadini”. Lo strumento attraverso il quale ciascun componente del popolo si sente parte della stessa Nazione.

Come posso accettare questa riforma della Costituzione se è stata scritta da banche d’affari e potentati economici per garantire i loro interessi?

Come posso riconoscere a Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini il diritto di riscrivere la Costituzione quando hanno già calpestato quella vigente non solo nell’attuazione dei diritti che prevede, ma anche nello stesso procedimento di approvazione della riforma?

La sintesi della riforma è egregiamente espressa da Sabrina Guzzanti nel video che segue (qui la versione integrale) e io non ho alcuna intenzione di rinunciare agli ultimi diritti.

Ho scritto che il “golpe” non è perseguibile.

È così perché ci ha pensato Berlusconi nel febbraio 2006 (a Governo già dimissionario) a modificare l’art. 283 del Codice Penale (Attentato contro la Costituzione dello Stato)

Prima era punibile con una pena non inferiore a dodici anni chiunque “commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato”.

Adesso è punibile con una pena non inferiore a cinque anni “Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo”.

by Stefano Alì

Ma non tutti i mali vengono per nuocere!

Gran galà di inaugurazione del nuovo teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, al gran galà di inaugurazione del nuovo teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Firenze, 10 maggio 2014. ANSA/MAURIZIO DEGL’INNOCENTI
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