660.-IL TRAMONTO DELLE DEMOCRAZIE EUROPEE O LA RESURREZIONE?

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »

Strano, vero? che quando si tratta di battaglie per la democrazia o per i diritti  del lavoro a scendere in piazza siano i lavoratori francesi. E tu?

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La CGT non è la CGIL

CGIL e Monti

La lunga lotta dei lavoratori francesi contro la Loi Travail (il nostro Jobs Act, chissà perché in inglese?) ci tiene col fiato sospeso, almeno da aprile e sembra giunta ad una svolta definitiva. Per la quinta volta, il primo ministro francese, Manuel Valls ha annunciato Martedì 5 luglio il ricorso all’articolo 49, comma 3, della Costituzione per approvare la legge sulla riforma del codice del lavoro, senza passare per il voto del Parlamento. Come a maggio, nonostante l’opposizione popolare e le esitazioni della Camera, il governo ha deciso di optare per un passaggio obbligato. La decisione arriva dopo settimane di proteste. Hollande, che ha detto di voler prendere in considerazione la corsa per la rielezione l’anno prossimo solo se riuscirà ad abbassare il tasso di disoccupazione di almeno il 10%, spera che la riforma possa incoraggiare le imprese ad assumere. ll testo della riforma, elaborato dal ministro del Lavoro, Myriam el Khomri è criticato dai sindacati, inclusa la Cgt. L’obiettivo del governo è quello di incoraggiare le aziende ad assumere soprattutto a tempo indeterminato, facendo calare la disoccupazione, stabilmente sopra il 10% dopo il 2012. Il governo ha modificato più volte il testo. La legge lascia invariato il tetto delle 35 ore settimanali, ma abbassa del 10% la retribuzione degli straordinari. Inoltre amplia le motivazioni grazie alle quali un’azienda può licenziare un dipendente per ragioni economiche. Il provvedimento consente ai datori di lavoro più facilità in caso di licenziamenti ingiustificati, sui quali non deciderà più un giudice, ma saranno decisi in modo automatico in base all’anzianità di lavoro.

Vediamo, anzitutto, cosa dice la Costituzione francese del 4 ottobre 1958. L’art. 49 fa parte del titolo V: “I rapporti tra il Parlamento e il governo” (articoli da 34 a 51). Disciplina la responsabilità politica del Governo verso il Parlamento, definendo le caratteristiche principali del sistema parlamentare.Trattasi di un parlamentarismo altamente razionalizzato, perché cerca di garantire la stabilità del governo. L’articolo riprende, rafforzandoli, elementi già presenti nella Quarta Repubblica volti a garantire stabilità anche a governi formatisi con maggioranze occasionali e alleanze mutevoli e permette di approvare la riforma per decreto. Il ricorso all’articolo 49, spesso considerato come una misura eccezionale, era d’uso comune sotto la Quinta Repubblica, che lo usò novantacinque volte dal 1958. L’articolo comprende quattro paragrafi:

  • Art. 49. – Il Primo Ministro, su deliberazione del Consiglio dei ministri, impegna dinanzi all’Assemblea Nazionale la responsabilità del Governo sul suo programma (chiamato anche “Building Trust”,ndr.) o eventualmente su una dichiarazione di politica generale.L’Assemblea Nazionale mette in causa la responsabilità del Governo mediante la votazione d’una mozione di sfiducia (motion de censure). La mozione non è ammissibile se non è firmata da almeno un decimo dei membri dell’Assemblea Nazionale.

    La votazione non può aver luogo prima di 48 ore dalla presentazione della mozione. Si tiene conto soltanto dei voti favorevoli alla mozione di sfiducia, che deve essere approvata a maggioranza dei componenti l’Assemblea Nazionale. Se la mozione di sfiducia è respinta, i firmatari non possono proporne una nuova nel corso della stessa sessione, salvo il caso previsto dal comma seguente.

    Il Primo Ministro può, su deliberazione del Consiglio dei ministri, impegnare la responsabilità del Governo dinanzi all’Assemblea Nazionale sulla votazione di un testo. In tal caso il testo è considerato adottato, salvo che una mozione di sfiducia, presentata nel termine di 24 ore, sia votata nei modi previsti dal comma precedente.

    Il Primo Ministro ha facoltà di richiedere al Senato l’approvazione di una dichiarazione di politica generale.

Il 49.3 è usato quando le discussioni si impantanano nell’Assemblea nazionale o quando  il governo vuole far passare una legge in caso di emergenza. Di fatto, rappresenta spesso un’ammissione di debolezza nei confronti del Parlamento, ma anche uno strumento per affermare il primato del potere esecutivo. Michel Debré, considerato uno dei padri della Costituzione, ha motivato il 49,3, riferendosi alla lentezza del processo decisionale sotto la Quarta Repubblica: “L’esperienza ha portato a prevedere, ulteriormente, una disposizione in qualche modo eccezionale per garantire il voto di un testo essenziale, nonostante le manovredell’Assemblea.

Schermata 2016-07-06 alle 08.46.24Si tratta, in breve, dell’ultima risorsa  (lo chiamano, perciò, il bazooka) a disposizione del governo, dopo settimane di aspri scontri di piazza, per affrontare la riluttanza dei parlamentari. Il primo ministro Manuel Valls sa bene che il suo uso è stato criticato più volte e proprio François Hollande, ha dichiarato nel 2006, quando era primo segretario del Partito Socialista: “Il 49,3 è una brutalità. Il 49.3 è una negazione della democrazia. “

Interessante notare che, durante le discussioni che hanno accompagnato la revisione costituzionale del 2008, proprio Manuel Valls è stato tra i deputati che volevano rimuovere la maggior parte dei poteri che il governo detiene in forza dell’articolo 49 della Costituzione francese del 4 ottobre 1958.

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Cosa può accadere ora e cosa può fare l’Assemblea contro il 49,3?

Se l’articolo “impegna la responsabilità del governo”, la Costituzione francese consente all’Assemblea, altrimenti impotente contro il 49,3, di opporsi, facendo passare una mozione di censura. Questa mozione di sfiducia deve essere presentata entro ventiquattro ore dopo l’uso di 49,3 e deve essere firmata da almeno un decimo dei membri dell’Assemblea nazionale, o da cinquantotto deputati.

La votazione sulla mozione di censura deve avvenire entro due giorni dalla sua presentazione e si contano alle urne solo i voti a favore della mozione. Perché possa essere adottata, il movimento deve ricevere l’approvazione della maggioranza, o il voto di duecento ottantanove deputati

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