651.- LA NON MOSSA DI HOLLANDE NELLA LUNGA ESTAT€ CALDA E LA SOLITUDINE ITALIANA

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1. Persino Huffington Post deve registrare la situazione “lunare” di impasse. Come avevamo detto, non ci sono neppure le potenzialità e il bagaglio concettuale per cambiare i trattati.
Si finge che siano applicabili e sostenibili e si prosegue quasi allegramente incontro al disastro:
“E dunque la campagna elettorale [nei rispettivi paesi e soprattutto in Germania] e gli interessi nazionali bloccano l’Unione persino nell’era Brexit. “L’Europa ha preso una sberla e quando prendi una sberla sei sotto shock”, giustifica Renzi. Ma il premier sa che non potrà ottenere cambiamenti storici e retromarce. E si predispone per acchiappare tutto quello che “serve all’Italia nell’ambito delle attuali regole”.
Questa mattina, per dire, in consiglio europeo ha difeso Spagna e Portogallo, sotto attacco perché rischiano la procedura di infrazione per deficit eccessivo. “Ma Rajoy ha detto che lo ha ridotto dal 9 al 5, Costa ha spiegato che per la prima il deficit portoghese è sceso sotto il 3”, racconta Renzi. “Io ho dato ragione a Madrid e Lisbona, anche se la discussione non ha riguardato l’Italia che ha un deficit all’1,8, il più basso degli ultimi dieci anni”. Il punto è che “se Spagna e Portogallo vengono sanzionate per dei decimali allora l’Europa crea un ‘mostrum giuridico’: vuol dire che non hanno colto il senso di ciò che serve oggi”.
Insomma i Trattati non cambieranno, ma si potrà continuare a negarli. Nell’inedita era Brexit, ognuno in Europa continua a tirare acqua al suo mulino. L’Italia torna a casa con 1,4 miliardi di euro in più nel fondo di sviluppo e coesione, frutto di un ricalcolo tecnico, e 500 milioni per il ‘migration compact’. “So che servirebbe ben altro ma il benaltrismo non mi interessa: intanto c’è questo”, dice il nuovo Renzi “keynesiano”, pronto per la politica del “un pezzo per volta” che vige in Europa.
Sempre che regga. Ufficialmente tutti i leader negano l’effetto domino, dopo il referendum britannico. Ma nella riservatezza dei meeting se ne parla eccome. La paura è questa. Tanto più che questo periodo di incertezza potrebbe durare più a lungo di due mesi. I 27 leader si danno appuntamento per il 16 settembre: vertice informale a Bratislava. Ma nessuno sa se per quella data Londra avrà attivato l’articolo 50 che la accompagna fuori dall’Unione. Dopodichè, recitano le conclusioni finali del vertice, si potranno avviare i negoziati per stabilire nuovi rapporti tra Ue e Gran Bretagna come “paese terzo”.
2. A parte la circostanza che il deficit italiano non risulta essere all’1,8, né nel 2015, in cui è stato pari al 2,6 e con un avanzo primario “solo” all’1,5, né, in base al DEF, per il 2016 (pari al 2,3), difendere lo sforamento della Spagna, oltre a prevenire (piuttosto debolmente, data la prassi instauratasi ormai contro l’interesse nazionale italiano) pesanti obiezioni ad un probabile sforamento italiano nello stesso 2016, (per non parlare del 2017 quando è previsto un roboante 1,7), non pare una tattica vincente: considerando il diritto dei trattati de facto, disparitario, da “estorsione”, riservato da anni, ossia da sempre, all’Italia.
Non mi pare però che si possa parlare di “interessi nazionali” agitati per bloccare chissà quali misure salvifiche dell’€uropa altrimenti realizzabili, da parte di Italia, Spagna, Portogallo e via dicendo.

3. Quello che appare invece evidente è che il “blocco”, cioè la precisa non-volontà di reagire alla Brexit e di ripensare l’assetto ordoliberista dei trattati, con tutte le sue conseguenze distruttive delle economie di tutti-tranne-uno, la Germania, corrisponda solo all’interesse nazionale di quest’ultima. Gli altri non possono che cercare disperate difese e sopravvivere, senza però disporre, per antica scelta politica delle varie elites nazionali, delle “risorse culturali” per uscire dalla crisi.
Il fatto è che, come abbiamo visto, per la Germania, quello dell’€uropa è un mondo felice e pieno di libertà. Punto.
O il mercato comune sarà liberista o correrà rischio di cadere nel collettivismo (p. 208):
Nel mercato comune… o si fa strada lo spirito del liberismo ed avremo allora un’Europa felice, progressiva e forte, o tentiamo di accoppiare artificiosamente sistemi diversi ed avremo perduta la grande occasione di una integrazione autentica. Una Europa dirigisticamente manipolata dovrebbe, per sistema, lasciar paralizzare le forze di resistenza contro lo spirito del collettivismo e del dominio delle masse, e illanguidire il senso di quel prezioso bene che è la libertà.
La politica di armonizzare, uguagliare, compensare è (p. 208): quanto mai pericolosa… Lo sviluppo tendenzialmente inflazionistico in alcuni paesi (con rigidi corsi dei cambi!) è da riferire, non da ultimo, anche alla concessione di prestazioni sociali superiori alle possibilità di rendimento dell’economia nazionale.
4. Il tracciato è segnato e il moto uniformemente accelerato della Germania non tollera deviazioni, crisi bancaria italiana o meno; tutto è irrilevante di fronte a questa “utopia ordoliberista” che realizza la società tecnocratica, FORMIERTE GESELLSCHAFT, intangibile (per gli altri), e la competitività assoluta per la Germania.
E dunque perché, in questo trionfo nazionale vittorioso, dovrebbero voler cambiare qualcosa?

5. Il massimo dello sforzo pensabile (se di pensiero razionale si può parlare), non riguarderà l’economia del continente, in cui viene considerata totalmente “salutare” la lezione impartita ai paesi deboli e debitori, Italia in testa, di imparare a vivere “entro le proprie possibilità”: l’unico e solo piano di rilancio riguarda la sicurezza e l’integrazione militare e il pienamente connesso “migration compact”. Così era previsto prima del Brexit, quando lo si paventava soltanto; così è rimasta l’agenda effettivamente praticabile dopo il Brexit.
E questo scenario si realizza col sigillo decisivo di Hollande che, a ben vedere, è l’uomo che oggettivamente avrebbe in mano la carta vincente per modificare l’assetto dell’unione e della stessa moneta unica.
Ma è evidente che, – poiché il suo potere negoziale in questa direzione, in questo momento, è teoricamente al massimo-, se preferisce coltivare lo “stato di eccezione” e le emergenze politico-militari (dopo aver chiuso le sue frontiere all’immigrazione, “sospendendo” Schengen dallo scorso novembre), avrà i suoi buoni motivi.
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6. Ma dalla Francia non c’è comunque da attendersi alcun colpo di scena: meno che mai “solidarietà” (negozialmente decisiva) sulla situazione bancaria (italiana).
Mentre i tedeschi fanno i “duri”, attendendo la inevitabile tosatura dei risparmiatori italiani (in un modo o nell’altro: camuffandola magari di illusione finanziaria), torna alla ribalta una Deutschebank che scricchiola, potendo ciò costituire il backfire sulla intransigenza tedesca: forse che la Francia pensa che “ne rimarrà soltanto uno”?

7. Un calcolo miope, certo: ma nell’€uropa accecata dall’ordoliberismo delle regole automatiche e non negoziabili, anche la metafora di un gioco al massacro che non ha più nulla di cooperativo.
Molto egoistico, piuttosto, anzi, improntato alla preservazione del proprio fortilizio, avendo posto in sicurezza frontiere e liquidità del sistema bancario, e in attesa, quasi beffarda, del crollo di qualcun altro.
Facendo finta, ad esempio, che esistano regole interne all’Unione bancaria che consentirebbero di evitare di far ricadere sui risparmiatori-contribuenti, in applicazione irrinunciabile del fiscal compact, il costo della ricapitalizzazione “pubblica” del sistema bancario italiano. Ovvero, dell’acquisto, totalmente o parzialmente “pubblico”, dei debiti in sofferenza (che continuano a generarsi per via delle politiche di applicazione del fiscal compact!).
8. L’Italia è sola, più che mai, e si affida al wishful thinking tardivo.

Questa è l’€uropa dell’ipocrisia, dell’ostilità strisciante di tutti contro tutti e, sotto-sotto (neppure troppo), distruttiva dell’altro.
Paludata di inutili vertici e inutili dichiarazioni, in un minuetto che assomiglia alla vigilia della prima guerra mondiale.
Da qui al vertice del 16 settembre sarà una lunga estate calda..

Orizzonte48

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