641.- Tutto quello che bisogna sapere sul T.T.I.P.

Giuseppe Palma torna sul TTIP. E’ una rivisitazione opportuna, perché domani, con il risultato del BREXIT torneremo a parlarne.

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L’AQUILA – “Il Ttip, dall’inglese ‘Transatlantic trade and investment Partnership’, è un partenariato Transatlantico per il commercio e gli investimenti sul quale Usa ed Ue stanno negoziando dal luglio 2013. Qualora il progetto andasse in porto, si avrà la più grande area di libero scambio di tutti i tempi, ma sarà una sciagura”.

Lo afferma Giuseppe Palma, giurista e scrittore, autore del blog ScenariEconomici.it e dei libri “Figli destituenti. I gravi aspetti di criticità della riforma costituzionale” e “Il tradimento della Costituzione. Dall’Unione Europea agli Stati Uniti d’Europa: la rinuncia alla sovranità nazionale”, con l’ultimo capitolo di quest’ultimo che è dedicato proprio al Ttip e alla cosiddetta “captive demand”.

L’obiettivo del Ttip, scrive Palma in un articolo per AbruzzoWeb, è quello di abbattere tutte le “barriere non tariffarie” oggi esistenti alla libera circolazione dei prodotti, cioè quegli “ostacoli” derivanti dalle diversità normative in materia di legislazione sul lavoro, tutela della salute, tutela del territorio e dell’ambiente, vale a dire quelle componenti che variano di Paese in Paese – che attengono anche ai diritti fondamentali – e definite in sede negoziale come “irritanti commerciali”!

IL RESTO DELL’ARTICOLO DI GIUSEPPE PALMA
Appare evidente come il libero mercato sia totalmente incompatibile con i diritti fondamentali, ritenuti “generatori di problemi”.

Partiamo quindi da un dato certo: in sede di negoziazione commerciale i diritti fondamentali “irritano” i contraenti (es. alcune multinazionali) e “generano problemi” (sono di intralcio agli scopi di profitto delle multinazionali)!

Per dirla con parole povere, questo Trattato tende una volta per tutte a far prevalere il libero mercato sullo Stato e quindi il privato sul pubblico, in modo tale da sottrarre alla politica e ai Governi/Parlamenti nazionali (espressione della sovranità popolare) ogni capacità di intervento e responsabilità.

Ancora una volta, la supremazia del diritto e della democrazia sull’economia e sul mercato vengono ribaltate in favore di queste ultime!

Lo scrivo ormai da tre anni: l’Ancien Régime, con forme e strumenti raffinatisi ed adeguatisi ai tempi, è tornato prepotentemente a dettare le sue regole e ad imporre i suoi sistemi!

Per poter abbattere le “barriere non tariffarie” di cui sopra, uno degli aspetti maggiormente preoccupanti è quello dell’ “armonizzazione” delle legislazioni sul lavoro (salari, diritti, garanzie e tutele contrattuali e di legge); infatti, al fine di agevolare il libero scambio dei prodotti senza intralci o intoppi da parte delle componenti definite “irritanti commerciali”, il Ttip tende a svalutare il lavoro e la qualità occupazionale (contrazione dei salari e delle tutele e delle garanzie per il lavoratore) di tutti i cittadini europei allo scopo di garantire lauti profitti alle multinazionali contraenti.

Del resto, se si vuole evitare che i capitali stranieri fuggano, il crimine di questo Secolo è quello di ridurre i salari e comprimere sia le tutele contrattuali e di legge del lavoratore sia le sue libertà sindacali, riducendo lo spazio di incidenza delle relative organizzazioni, le quali rappresentano un fastidioso ed irritante intralcio al libero scambio!

Punto chiave dei negoziati tra Usa ed Ue è la previsione di un sistema privato e a carattere oneroso di risoluzione delle controversie (giustizia privata).

Il Ttip prevedrebbe infatti l’introduzione del sistema Isds (Investor-state dispute settlement), ossia un arbitrato internazionale che funga da mezzo di risoluzione delle controversie tra Stato e investitore, strumento del tutto sganciato dalla giurisdizione ordinaria di ciascuno Stato!

Tutto ciò ha una motivazione “ovvia”: un tribunale nazionale, nell’esercizio della funzione giurisdizionale, deve applicare le norme introdotte dall’assemblea legiferante (Parlamento), quindi deve garantire il rispetto della Legge fondamentale dello Stato (Costituzione) e dei diritti fondamentali (tra i quali il lavoro), tutte componenti “generatrici di problemi” per le negoziazioni commerciali nel quadro globale del mercato libero e selvaggio.

Ciò premesso, per garantire il profitto delle multinazionali e tutelare il capitale internazionale, Usa ed Ue stanno cercando di portare avanti il progetto del Ttip e di renderlo irreversibile.

In che modo?

Sottraendo alla politica ogni responsabilità ed ogni potestà decisionale in merito all’intero contenuto dell’accordo e ai suoi effetti.

Così facendo il popolo potrà anche scendere nelle piazze e fare la rivoluzione contro la classe politica: non servirà assolutamente a nulla, infatti il sistema ideato – con la più serena indifferenza – continuerà a funzionare e a produrre i suoi effetti. Capito il crimine? Rendere la politica ininfluente in modo tale da rendere immuni dai processi ed eventuali scossoni elettorali i meccanismi stabiliti dai Trattati! E questo non vale solo per il TTip.

Per di più, le trattative tra Usa ed Ue sono state segrete fino a poco tempo fa.

Trattandosi di un Partenariato che inciderà sulla vita di circa 1 miliardo di persone, sarebbe stata indispensabile un’ampia – ed anche aspra – discussione politica e soprattutto parlamentare da parte di ciascuno Stato, in modo tale da informare adeguatamente i cittadini.

Se alla fine Usa ed Ud dovessero giungere ad un accordo, il Ttip – che da un punto di vista giuridico dovrebbe vestire i panni di un Trattato internazionale – dovrà essere (quanto meno per quel che riguarda l’Ue) sottoscritto dai Governi di ciascuno Stato membro e successivamente ratificato dai Parlamenti nazionali secondo le procedure costituzionali di ognuno.

Vedendo quanto è accaduto per tutti i Trattati dell’Ue e per il Fiscal Compact, non c’è né da fidarsi né da stare tranquilli!

Ma in tutto questo, la politica non dice nulla?

A parte qualche forza di minoranza, la maggior parte dei partiti politici europei sono d’accordo con il Ttip ma del resto non può essere altrimenti.

Le multinazionali e le banche private “hanno a libro paga” – direttamente o indirettamente – sia i governanti che buona parte dei politici del Vecchio Continente. E non temo denunce!

È sotto gli occhi di tutti che rappresentanti del popolo e governanti perseguono esclusivamente interessi diversi da quelli della democrazia, della sovranità popolare e della tutela del lavoro, infatti da qualche decennio calpestano gradualmente – ma con violenza – le Costituzioni nazionali e i “principi supremi” sui quali esse trovano fondamento: o sono pazzi o qualcuno se li è comprati!

Non può essere diversamente.

Pensate di aver letto il peggio? Vi sbagliate! Al peggio non v’è mai limite, purtroppo.

Il Ttip oltre a quanto sinora premesso, vorrebbe occuparsi anche della possibilità di introdurre nell’intera area di libero scambio monopoli privati per la gestione dei servizi pubblici.

Concludo.

Le rivoluzioni e le lotte degli ultimi due secoli ci hanno donato i principi dello Stato di Diritto, le tutele del lavoro e del lavoratore, le Costituzioni nazionali, la gratuità della giustizia che da privata diventava pubblica, eccetera.

Trascorsi questi 227 anni (dal 1789 ad oggi) l’Ancien Régime – mutando vesti ed adeguando gli strumenti ai tempi – è tornato nuovamente a regolare la vita di tutti gli esseri umani del Vecchio Continente (e non solo), instaurando una neofita dittatura feudale che sarà molto difficile (se non impossibile) da spazzare via.

E dire che, per donarci le conquiste democratiche e sociali ottenute in questi ultimi due secoli, sono morte centinaia di milioni di giovani e meno giovani, parecchi dei quali si sono fatti ammazzare per donare alle generazioni future un mondo migliore.

Dove sei popolo? Perché non ti svegli?

 

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