640.- RISCHIO CALCOLATO. SIAMO STATI A UN PELO NEI CIELI SIRIANI.

Una guerra regionale può trasformarsi in qualsiasi momento in guerra totale. Ma l’imperialismo delle Corporations ha la sua road map: prima la Siria, poi l’Iran e quindi la Russia, passando sulle ceneri nucleari dell’Europa. Intanto che noi diamo i nostri ragazzi alla NATO, 60 funzionari e dirigenti del Dipartimento di stato hanno firmato una petizione al presidente Obama affinché bombardi direttamente l’esercito siriano e costringa il presidente Assad ad andarsene.

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“Caccia Usa e russi si sono affrontati sui cieli della Siria. Gli F-18 si sono levati dalla portaerei perché Putin stava facendo bombardare i ribelli protetti dal Pentagono!”. Così il Daily Mail. Il 17 giugno siamo arrivati a un pelo dalla guerra mondiale. Secondo la versione occidentale, quando gli F18 statunitensi sono arrivati, hanno intimato ai russi di andarsene, e i Sukoy se ne sono andati. Ma quando gli F-18 sono andati via per rifornirsi, i russi sono tornati – ed hanno finito il lavoro.

“E’ un atto oltraggioso che deve essere spiegato, ha detto furioso un alto ufficiale americano al Los Angeles Times: “o i russi non controllano le proprie forze, o è stato un atto deliberato, provocatorio. Aspettiamo risposte”. Ed hanno convocato i russi per una teleconferenza di “spiegazione”. Il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero russo della Difesa, ha spiegato: la località colpita (At-Tanf) si trova a oltre 300 chilometri dalle località prima designate degli Usa come controllate dalle forze legittime d’opposizione; secondo, i comandi russi hanno chiesto da mesi agli americani di condividere informazioni sulle varie forze in azione in Siria, senza mai ottenere risposta.

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La versione di Mosca

La versione russo-siriana è questa: da quando è stato instaurato in Siria il cessate-l-fuoco (per iniziativa russa), Obama non ha rispettato gli impegni, di separare i “ribelli moderati” sostenuti dagli Usa, da Al Qaeda. In aprile, i ribelli sostenuti dal Pentagono, ed Al Qaeda, si sono riuniti per attaccare il governo siriano a sud di Aleppo. Le forze americane-per-procura hanno violato il cessate il fuoco. Ora, esistono ben due risoluzioni Onu che decretano che Al Qaeda in Siria deve essere combattuto, essendo non una forza d’opposizione legittima ma terrorista. Ma gli americani, almeno per due volte, hanno chiesto alla Russia di non bombardare AL Qaeda… sostenendo che non è loro possibile separare i loro ribelli ‘moderati’ da Al Qaeda, e un attacco ad Al Qaeda avrebbe colpito i loro amici ‘moderati’. Cosa strana, ‘moderati’ e Al Qaeda sembrano quasi indistinguibili, tanto sono intrecciati.

Il ministro degli esteri Lavrov ne ha parlato ripetutamente a Kerry ottenendo la stessa risposta: non bombardate Al Qaeda, perché lì ci sono i ribelli nostri. Dopo quattro mesi, i russi si sono fatti questa strana idea: che gli americani non vogliono affatto metter fine alla guerra in Siria, né risolvere la questione a un tavolo negoziale.

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Essi vogliono vedere le loro esigenze soddisfatte al 100 per cento: Assad must go, la dissoluzione dello stato siriano, e la sua sostituzione con una amministrazione terrorista (americana-per-procura) in Siria. A poco a poco , i ribelli protetti dagli americani, violazione dopo violazione, rodevano la carta delle riconquiste russo-siriano-iraniane. Nell’ultimo contatto, Kerry ha detto a Lavrov che hanno bisogno di altri tre mesi per distinguere bene i loro terroristi buoni dai terroristi cattivi – come ha spiegato lo stesso Lavrov al Forum di San Pietroburgo: “E’ una tattica per mantenere un legame con il Fronte al Nusra (Al Qaeda) e usarlo più tardi per rovesciare Assad”.

Ed hanno colpito. Il loro bersaglio è stata una piccola base, in una zona desertica e disabitata, a prossimità del confine con la Giordania e l’Irak, dove circa 180 ribelli si addestravano in un programma del Pentagono, ufficialmente per lottare contro Daesh…Appena attaccati, i ribelli hanno infatti chiesto il soccorso aereo americano telefonando al centro di comando USA basato in Katar, da cui il Pentagono orchestra gli attacchi aerei quotidiani “contro lo Stato Islamico” (coi noti risultati); decollati in gran fretta, gli F-18 hanno intimato ai SU-34 di andarsene, tramite un canale diretto di comunicazione. I russi sono scompari e poi, come già detto, quando gli americani si sono allontanati per rifornirsi, sono tornati. Base distrutta. Almeno due vittime fra i ribelli americanofili. Il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha dichiarato ai giornalisti che era difficile, dal cielo, distinguere i diversi gruppo d ribelli (sottinteso: se non ci riescono gli americani…Non manca mai di umorismo putiniano, Peskov).

Attenzione: Al Qaeda non è nella posizione attaccata dai russi, e i russi lo sapevano bene. L’area di At-Tanf è occupata dai ribelli che combattono protetti dalle artiglierie americane posizionate nella vicina Giordania e in Irak, e quasi certamente sotto l’assistenza (il comando?) di forze speciali britanniche e giordane, come forse tutti gli alti combattenti “siriani” anti-Assad e formalmente anti-IS: dunque i russi hanno mandato un segnale. Finché gli Usa non separano chiaramente i loro ribelli preferiti da Al Qaeda, tutte le forze che loro sostengono saranno colpite senza distinzione, dovunque (senza santuari) e in qualunque momento.

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Il ministro della difesa Sergei Shoigu con Assad. La foto è di sabato.
Da qui, si impongono due considerazioni.

Schermata 2016-06-23 alle 08.03.37Le forze russe non si sono lasciate per nulla intimidire dai ruggiti bellicisti che vengono da Washington, ultima la lettera di 51 diplomatici e funzionari del Dipartimento di Stato che esigono da Obama di attaccare la Siria ed abbattere Assad immediatamente (prima che i ribelli preferiti vengano erosi dall’iniziativa siriana). Mosca ha dato un segnale chiaro: non lascerà che il cessate-il-fuoco venga sabotato dagli americani e dai loro terroristi teleguidati.
Ancora una volta, l’azione militare russa ha colto di sorpresa le forze americane, e ne accortamente paralizzato la reazione, sfruttando audacemente una “finestra di opportunità politica” offerta loro da Washington: Obama non può innescare la terza guerra mondiale a pochi mesi dall’uscita di scena, ed esiste una visibile frattura tra il Pentagono e la Cia, che ha i “suoi” ribelli-terroristi preferiti, e segue gli interessi sauditi e la loro strategia, più che quella del Pentagono. Mosca ha giocato d’azzardo ed ha vinto, in questa partita di poker atomico vedendo il bluff statunitense – è il modus operandi tipico di Shoigu e dei comandi russi: audacia, fredda assunzione di rischi, e sorpresa con acuta valutazione delle falle ‘politiche’ del nemico.

Schermata 2016-06-23 alle 08.05.12Le forze che i russi hanno colpito a Tanf erano la base di quelle che gli USA avevano presso di lasciar espandersi a Nord, verso la città di Deir Ezzor, teoricamente per disfare lo Stato Islamico, in realtà per instaurare una “entità sunnita” sotto controllo americano che dovrebbe coprire il Sud-Est della Siria e l’Oves dell’IraK, dividendo la Siria in due. Insomma dovevano far fallire l’operazione di riconquista di Deir Ezzor da parte di forze siriane ed Hezbollah: centinaia di siriani hanno tenuto un aeroporto isolato di Eir Ezzor nonostante i violentissimi attacchi dello Stato Islamico, testa di ponte per una battaglia di liberazione di Deir Ezzor nei prossimi mesi. Il piano americano, come si vede, era sostituire Daesh con un Daesh 2.0. Per adesso, hanno fallito. La terza guerra mondiale è stata a un pelo.

La prossima volta, come andrà? I neocon sanno di avere poco tempo. Dopo l’uscita di Steinmeyer sulla NATO “warmongering”, le crepe in Europa sulla politica bellicista NATO sono lì da vedere. Come per caso, un aereo della Air Berlin è stato costretto ad atterrare per un allarme bomba, lanciato dallo “Stato Islamico Europa”. Si sa che lo Stato Islamico interviene sempre, a difendere e proteggere la NATO.

tratto da Blondet & Friends

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Un pensiero su “640.- RISCHIO CALCOLATO. SIAMO STATI A UN PELO NEI CIELI SIRIANI.

  1. By Patrick J. Buchanan

    Some 50 State Department officials have signed a memo calling on President Obama to launch air and missile strikes on the Damascus regime of Bashar Assad.

    A “judicious use of stand-off and air weapons,” they claim, “would undergird and drive a more focused and hard-nosed U.S.-led diplomatic process.”

    In brief, to strengthen the hand of our diplomats and show we mean business, we should start bombing and killing Syrian soldiers.

    Yet Syria has not attacked us. And Congress has not declared war on Syria, or authorized an attack. Where do these State hawks think President Obama gets the authority to launch a war on Syria?

    Does State consider the Constitution to be purely advisory when it grants Congress the sole power to declare war? Was not waging aggressive war the principal charge against the Nazis at Nuremberg?

    If U.S. bombs and missiles rain down on Damascus, to the cheers of the C-Street Pattons, what do we do if Bashar Assad’s allies Iran and Hezbollah retaliate with Benghazi-type attacks on U.S. diplomats across the Middle East? What do we do if Syrian missiles and Russian planes starting shooting down U.S. planes?

    Go to war with Hezbollah, Iran and Russia?

    Assume U.S. strikes break Syria’s regime and Assad falls and flees. Who fills the power vacuum in Damascus, if not the most ruthless of the terrorist forces in that country, al-Nusra and ISIS?

    Should ISIS reach Damascus first, and a slaughter of Alawites and Christians ensue, would we send an American army to save them?

    According to CIA Director John Brennan, ISIS is spreading and coming to Europe and America. Does it make sense then that we would launch air and missile strikes against a Syrian regime and army that is today the last line of defense between ISIS and Damascus?

    Does anyone think these things through?

    Wherever, across the Middle East, we have plunged in to wage war — Afghanistan, Iraq, Libya, Yemen, Syria — people continue to suffer and die, and we are ensnared.

    Have we not fought enough wars in this Godforsaken region?

    Last week, Russian planes launched air strikes on the rebels in Syria whom we have been arming and training to overthrow Assad.

    Said John Kerry, “Russia needs to understand that our patience is not infinite.” But why are we arming rebels to overthrow Assad?

    Who rises if he falls? Moscow’s alliance with Damascus goes back decades. Syria provides Russia with a naval base in the Mediterranean. Vladimir Putin’s support for the embattled Syrian regime in the civil war being waged against it is legal under international law.

    It is our policy that appears questionable.

    Where did Obama get the right to arm and train rebels to dump over the Damascus regime? Did Congress authorize this insurrection? Or is this just another CIA-National Endowment for Democracy project?

    Why are we trying to bring down Assad, anyhow?

    U.S. foreign policy today seems unthinking, reactive, impulsive.

    Last week, 31,000 NATO troops conducted exercises in Poland and the Baltic republics, right alongside the border with Russia.

    For the first time since 1945, German tanks appeared in Poland.

    Now we are planning to base four NATO battalions — one U.S.-led, one British, one German, and perhaps one Canadian, as the French and Italians are balking at being part of a tripwire for war.

    How would we react if 31,000 Russian, Chinese, Cuban, Iranian and North Korean troops conducted military exercises across from El Paso and Brownsville, Texas?

    How would we react if each of those countries left behind a battalion of troops to prevent a repeat of General “Black Jack” Pershing’s intervention in Mexico in 1916?

    Americans would be apoplectic.

    Nor are some Europeans enthusiastic about confronting Moscow.

    German Foreign Minister Frank-Walter Steinmeier called the NATO exercises “warmongering” and “saber-rattling.” He adds, “Anyone who believes that symbolic tank parades on the alliance’s eastern border will increase security is wrong. We would be well-advised not to deliver any excuses for a new, old confrontation.”

    Not only is Steinmeier’s Social Democratic Party leery of any new Cold War with Russia, so, too, is the German Left Party, and the anti-EU populist party Alternative for Germany, which wants closer ties to Russia and looser ties to the United States.

    This month, we sent the USS Porter into the Black Sea. Why? Says Navy Secretary Ray Mabus, “to deter potential aggression.”

    While there is talk of a NATO Black Sea fleet, Bulgaria, one of the three NATO Black Sea nations, appears to want no part of it.

    The European Union also just voted to extend sanctions on Russia for annexing Crimea and supporting separatists in Ukraine.

    Donald Trump calls the NATO alliance a rip-off, a tripwire for World War III and “obsolete.” Hillary Clinton compares Putin’s actions in Ukraine to Hitler’s actions in Germany in the early 1930s.

    Looking for a four-year faceoff with a nuclear-armed Russia?

    Hillary’s the one! DICE LUI

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