636.-Il Mar Nero fra Usa e Russia.

Il Mar Nero nell’occhio del ciclone. Il pressing della NATO sui confini russi fa temere il peggio. Non ci fu alternativa alla guerra per il Giappone di fronte all’intransigenza americana nel 1941. Domani sarà la Cina a doversi confrontare con loro e si sta armando perciò; ma la forza economica-finanziaria delle corporazioni guarda all’Europa e alla Russia, come fece Hitler. C’è odore di zolfo nell’aria e gli europei non sembrano voler trarre conseguenze dalle mosse della NATO e dai venti di guerra che li circondano. La Russia è grande anche in questo saper misurare la realtà e lo è ancor di più il suo invidiato capo. Dio lo aiuti.
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Mentre i paesi del Baltico discutono lo schieramento di difese antimissile in funzione antirussa, Mosca è preoccupata dall’attivismo della Marina statunitense in acque meridionali più calde, come scrive Alberto de Sanctis:
Lo scorso 6 giugno il cacciatorpediniere della Marina statunitense USS Porter (DDG-78) ha superato il Bosforo per fare il suo ingresso nel Mar Nero. L’unità appartiene al Destroyer Squadron 60, una formazione della US Navy che fa base a Rota, stazione della Marina sita sulla costa atlantica della Spagna in prossimità di Cadice.
Lo squadrone comprende anche i cacciatorpedinieri USS Ross, USS Donald Cook e USS Carney: le quattro unità nascono per affrontare minacce di superficie, sottomarine e aeree e sono equipaggiate con un sistema Aegis potenziato che può rilevare e abbattere i missili balistici a corto e medio raggio.
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Fra i compiti di questi cacciatorpedinieri rientra infatti la conduzione di missioni di pattugliamento nel Mediterraneo e nel Mar Nero nell’ambito della prima fase della European Phased Adaptive Approach (Epaa), l’iniziativa dell’amministrazione Obama che plastifica l’approccio statunitense alla difesa dell’Europa da missili balistici.
La seconda fase di Epaa è il sito antimissile balistico di Deveselu (Romania) che è stato inaugurato lo scorso 12 maggio, cui seguirà una terza fase nel 2018 con l’apertura di un sito identico sul territorio polacco. Progettato ufficialmente per annullare ogni minaccia missilistica iraniana, l’ombrello statunitense in via di costituzione fra il Mediterraneo e l’Europa Orientale non manca di provocare le ire di Mosca, che lo percepisce come un sistema diretto contro il proprio arsenale missilistico.
Tutto ciò spiega l’allarme russo alla notizia dell’ingresso del Porter nel Mar Nero, uno spazio marittimo su cui è tornata a crescere l’influenza del Cremlino dopo l’annessione della Crimea e mentre procede il processo di modernizzazione delle forze navali locali della Federazione. Il Porter si eserciterà con la Marina rumena nel tentativo di tranquillizzare l’alleato, cui non dispiacerebbe vedere la costituzione di una flottiglia internazionale sotto l’egida Nato per rispondere all’accresciuta presenza russa.
Al netto di ogni valutazione strategica – il Mar Nero e il Mediterraneo, ad esempio, non sono aree vitali per gli interessi americani – è bene ricordare come la Convenzione di Montreux proibisca alle navi di paesi non rivieraschi di rimanere nel bacino per più di 21 giorni. Unità del Destroyer Squadron 60 avevano superato il Bosforo verso nord anche nel 2014 e nel 2015, provocando in entrambe le occasioni la reazione russa: cacciabombardieri (disarmati) Su-24 Fencer ne disturbarono le operazioni compiendo diversi passaggi a distanza ravvicinata. È probabile che qualcosa di analogo potrà ripetersi anche questa volta.

 

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A Russian Sukhoi Su-24 attack aircraft makes a very-low altitude pass by the USS Donald Cook (DDG 75),an Arleigh Burke-class guided-missile destroyer, operating in the Baltic Sea April 12, 2016. A United States Navy Destroyer operating in international waters in the Baltic Sea experienced several close interactions by Russian aircraft on April 11 and 12. USS Donald Cook (DDG 75) encountered multiple, aggressive flight maneuvers by Russian aircraft that were performed within close proximity of the ship. On April 11, Donald Cook was conducting deck landing drills with an Allied military helicopter when two Russian SU-24 jets made numerous, close-range and low altitude passes at approximately 3 p.m. local. One of the passes, which occurred while the Allied helicopter was refueling on the deck of Donald Cook, was deemed unsafe by the ships commanding officer. As a safety precaution, flight operations were suspended until the SU-24s departed the area. / AFP PHOTO / US NAVY 6TH FLEET / HandoutHANDOUT/AFP/Getty Images

 

160320-n-or652-650Frattanto, la portaerei statunitense USS Dwight D. Eisenhower (CVA 69) è transitata ieri per lo Stretto di Gibilterra con il suo gruppo da battaglia, dopo un periodo di fermo e, poi, di riaddestramento, seguito a un incidente che ha coinvolto 8 marinai del ponte di volo. Un cavo d’arresto agganciato da un aereo radar E-2C “Hawkeye” li aveva tranciati. L’unità opererà per due settimane al fianco della USS Harry S. Truman (CVA 75) nel nostro bacino prima di fare rotta alla volta del Golfo Persico: la presenza di ben due delle 10 portaerei americane d’attacco nel Mar Mediterraneo è davvero un fatto eccezionale se si considera che era dal 2003 che non se ne vedevano in questo bacino.

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Questa attività USA e NATO vede però la lenta e strisciante deriva dell’Ue, che ha fatto parlare di fantasma dell’Europa. dalle coste mediterranee, si nota l’apertura di faglie interne al continente che generano nove blocchi autonomi – o ghettizzati, come la Grecia. Non è lo scenario che vorrebbe uno stratega che pensasse di trascinare il continente in una guerra nucleare. Forse, ben perciò, Putin resta a guardare.

 

 

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