635.-La superarma degli Stati Uniti

Il cannone elettromagnetico a rotaia può rivoluzionare il futuro della guerra navale di superficie.
La Marina Usa iniziò a sviluppare quest’arma nel 2005, quando era alla ricerca di un’arma in grado di incrementare il fuoco di supporto dal mare durante le operazioni di sbarco anfibio dei Marines. Il contesto strategico era quello del post-11 settembre e si riteneva che negli anni a venire le forze navali sarebbero state impiegate principalmente nelle acque litoranee per sostenere le operazioni terrestri.
Un decennio dopo, lo scenario è mutato radicalmente. Cina e Russia hanno iniziato a schierare sistemi d’arma studiati per mettere in crisi la libertà di movimento della flotta statunitense e saturarne le difese in caso di conflitto.
La Marina Usa è così tornata a ragionare su come affrontare e sconfiggere in alto mare un nemico dotato delle più moderne e letali armi offensive: a inizio 2015, il Naval Sea Systems Command ha proposto per i cannoni elettromagnetici un ruolo di primo piano nel contrasto a missili balistici e cruise, velivoli a bassa segnatura radar e altre minacce di superficie.

schieramento_militare_usa_820_7141
In un ipotetico conflitto nel Pacifico per il controllo di Taiwan o del Mar Cinese Meridionale, ad esempio, quest’arma potrà garantire uno schermo di protezione ulteriore alle unità della flotta americana contro le salve di missili antinave cinesi o costituire un vero e proprio maglio nel caso di missioni offensive.
Il cannone sfrutta la creazione di campi magnetici per lanciare proiettili conduttivi al tungsteno a una velocità che può raggiungere i 9 mila chilometri orari sul livello del mare e una distanza di quasi duecento chilometri. Questi proiettili pesano poco più di dieci chili e possono essere immagazzinati a centinaia (se non a migliaia) all’interno della nave, contro i 96 missili che costituiscono la disponibilità massima del “cavallo da soma” della Marina americana, ossia il cacciatorpediniere di classe-Arleigh Burke.
I proiettili possono essere impiegati indistintamente per le missioni d’attacco o di difesa: il bersaglio è investito da una potenza cinetica che supera quella di un missile Tomahawk. I missili invece devono essere ripartiti fra quelli offensivi e gli intercettori. I vantaggi sono anche sul lato dei costi, se è vero che la Marina punta a fissare il prezzo di un proiettile attorno ai 25 mila dollari al pezzo mentre oggi il costo di un missile oscilla fra i 900 mila e i 20 milioni di dollari a seconda della tipologia.
La prima prova in mare del cannone elettromagnetico è prevista per quest’anno e la sua immissione in servizio arriverà fra il 2020 e il 2025.
Le criticità più grandi sono legate all’enorme quantitativo di energia richiesto per il funzionamento dell’arma e alla sua integrazione con le unità della flotta, concepite in maggioranza al tempo della guerra fredda. Per questo motivo, è probabile che il cannone farà il suo esordio sulla terza (e ultima) unità dei nuovi cacciatorpedinieri DDG-1000 di classe-Zumwalt, capaci di generare fino a 78 MW di potenza.

zumwalt-00zumwalt-ddg1000-04

Annunci

Un pensiero su “635.-La superarma degli Stati Uniti

  1. AL DI LA’ DELLE NOTIZIE…LE TECNOLOGIE DELL’ARSENALE USA SONO OBSOLETE.
    La notizia è confermata dalla pubblicazione da parte del Government Accountability Office (Gao, un organo indipendente paragonabile alla nostra Corte dei Conti) di un rapporto richiesto dal Congresso sulla spesa del governo federale nel campo delle tecnologie dell’informazione (IT). Il Gao ha quindi analizzato la spesa IT di 27 agenzie federali, tra le quali il Pentagono (ma non la Cia).
    Secondo il rapporto, “il governo federale spende circa il 75% del budget per le tecnologie dell’informazione dell’anno fiscale 2015 in investimenti per la manutenzione e le operazioni. Questa spesa è aumentata negli ultimi 7 anni, con la conseguente riduzione di 7,3 miliardi di dollari negli anni fiscali dal 2010 al 2017 delle attività di sviluppo, modernizzazione e miglioramento”.
    Il Gao suggerisce d’invertire questa tendenza investendo in nuove tecnologie per abbandonare sistemi obsoleti, la cui manutenzione è complessa anche per via del pensionamento del personale che è in grado di gestirli. Non è solo l’hardware, con i famosi dischi da 8 pollici e i computer Ibm Series/1 utilizzati dallo Strategic Automated Command and Control System del Pentagono, a costituire un problema; anche il software, con linguaggi di programmazione come Cobol e Assembly che le giovani generazioni non conoscono.
    Il sistema di controllo delle armi nucleari americane è stato creato a partire dal 1963 ed è utilizzato da 175 siti con funzioni di comando per missili intercontinentali, bombardieri, aerocisterne, depositi di munizioni e piattaforme di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Il Pentagono ha avviato un programma di completa sostituzione del vecchio sistema dal valore di 60 milioni di dollari da completarsi nell’anno fiscale 2020.
    Ma anche i vettori nucleari sono anziani: i bombardieri B-52 sono usciti di produzione nel 1962 e l’US Air Force prevede di ritirarli addirittura nel 2040 (a quasi 90 anni dal primo volo!); i più moderni B-2, che risalgono agli anni Novanta, sono stati concepiti un decennio prima; i B-1B degli anni Ottanta non sono più impiegati in ruoli nucleari ma solo per il bombardamento convenzionale – in Afghanistan e in Iraq ne sanno qualcosa.
    È stato appena assegnato alla Northrop Grumman il contratto per sviluppare un nuovo bombardiere, il B21, destinato a sostituire gradualmente i modelli più anziani, ma la sua operatività iniziale è prevista intorno al 2025, sempre che il programma non subisca ritardi.
    Le cisterne volanti KC-135 sono anch’esse contemporanee ai B-52, mentre i missili ICBM Minuteman III sono stati finanziati ai tempi di Jfk – a dispetto della credenza popolare che volesse Kennedy disarmare l’America, è sotto la sua presidenza che sono stati impostati i programmi che hanno dato vita a quella che è ancora la spina dorsale della componente di terra della triade nucleare americana.I sottomarini Ohio con i loro missili Trident II risalgono agli anni Settanta e Ottanta e nel prossimo decennio dovranno essere rimpiazzati.
    Per sostituire i vecchi vettori e i relativi supporti (le KC-135 con le nuove KC-46, dallo sviluppo travagliato) e i centri di produzione e stoccaggio delle testate nucleari, occorre, secondo tre studi indipendenti, 1 trilione di dollari spalmato su 30 anni. Il dollaro sarà ancora all’altezza del compito?
    È questa la vera notizia, che non viene però discussa nei dibattiti presidenziali.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...