620.- Il CETA avanza e il TTIP sta avanzando?

Per memoria: Stati Uniti e Unione europea negoziano segretamente per raggiungere un accordo di libero scambio che potrebbe minacciare la salute pubblica e l’ambiente. Si chiama Ttip.
Il Partenariato translatlantico sul commercio e gli investimenti, o Ttip dall’inglese Transatlantic trade and investment partnership, è un accordo di libero scambio che Stati Uniti (Usa) e Unione europea (Ue) stanno negoziando, perlopiù segretamente, dal giugno del 2013. Dopo più di dieci anni di discussioni preparatorie. L’obiettivo del trattato è creare un mercato comune che semplifichi i rapporti economici tra le parti. Gli strumenti principali sono: la riduzione dei dazi doganali sulle merci, sui servizi e sugli appalti pubblici gestiti da aziende multinazionali che operano negli Stati Uniti e nei paesi dell’Unione europea; la semplificazione e l’uniformità delle norme commerciali in vigore attraverso l’adozione di nuove leggi che eliminino le differenze. Finora si sono tenuti tredici incontri (round) di negoziati. L’ultimo a New York, negli Stati Uniti, dal 25 al 29 aprile. Il prossimo è a giugno.

ttip usa ue

Il programma di unificazione forzata ci ha surrettiziamente indirizzato a trasformazioni costituzionali nei vari paesi aderenti, continuiamo a perdere sovranità a favore delle crescenti burocrazie centrali della UE. Al suo interno il potere legislativo risiede nella Commissione – non eletta – che discute e decide in segreto, a porte chiuse. Il progetto della UE non è rivolto al progresso delle nazioni europee, ma è uno strumento di dominazione e di controllo sociale.
Di prossima attuazione è il TTIP (trattato transatlantico di libero commercio) la cui negoziazione avviene ovviamente in segreto: i parlamentari non possono fare copie delle bozze, possono consultarle solo per un tempo limitato e non possono trascriverne i brani. “Non può non provocare inquietudine quanto denunciato dall’ex ministro Giulio Tremonti in Senato, a proposito delle rigide misure adottate dal Governo per tutelare la segretezza del Ttip, il nuovo Trattato Transatlantico destinato a sostituire l’accordo del 1994 sul libero commercio mondiale (Wto). Nell’intervento pubblicato da ilfattoquotidiano.it, si ascolta il senatore lamentare le indebite restrizioni governative imposte ai parlamentari. La consultazione della documentazione riservata all’esame dei senatori è stata limitata per “massimo un’ora, sotto la vigilanza dei carabinieri” e con una serie di gravami che nulla hanno a che vedere con gli obiettivi di trasparenza e diffusione. Di qui la laconica conclusione: “C’è stata una fase della storia in cui i trattati sono stati segreti e quella è una fase che ha portato ad esiti tragici. I trattati non possono essere segreti, lo può essere la trattativa, ma non i trattati”.
Non intendo ribadire il perché si voglia coprire gli interessi economici retrostanti e i loro progetti: infatti con tale trattato le multinazionali statunitensi potrebbero prendere rilevanti fette di mercato a danno delle piccole imprese. Il TTIP disporrebbe anche di un tribunale sovranazionale, organizzato da esso stesso, per quando si vogliono citare gli Stati che perseverano su politiche e legislazioni che vengono ritenute dannose, per condannarli a risarcire danni da mancato profitto e per far pagare i risarcimenti ai contribuenti.

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Con il TTIP verrà meno il principio politico, il principio legalitario e i diritti dell’uomo. Verranno solo salvaguardati i diritti degli investitori e del capitale finanziario. Per ulteriore specifiche potete leggere questo articolo: e-ancora):
Greenpeace Olanda è entrata in possesso delle bozze di TTIP redatte fino all’aprile 2016. Il 2 maggio scorso, Greenpeace Olanda ha pubblicato parte dei testi negoziali del TTIP (http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/TTIP-leaks/ che leggete in calce) per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato di cui troppo poco si discute in Italia e che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. È la prima volta che i cittadini europei possono confrontare le posizioni negoziali dell’UE e degli USA. “Il documento di 248 pagine, contiene capitoli “consolidati”, sui quali le posizioni di USA e UE convergono e altre tematiche su cui le richieste della parti restano in conflitto, ma l’organizzazione sottolinea il silenzio su alcune tutele previste da trattati precedenti, ma assenti nel TTIP. Non c’è alcun riferimento alle regole comprese negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation per la tutela dell’ambiente, né agli Accordi sul clima di Parigi, né alcun tipo di principio di precauzione per prodotti o servizi che possono mettere in pericolo la salute umana.” Secondo Greenpeace “entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante”. Ma non mancano certo le sorprese, in Europa iniziano a farsi sentire per davvero le proteste come afferma il sito http://www.lifegate.it/persone/news/ttip-accordo-libero-scambio-usa-ue

Le proteste contro il Ttip in Europa
Chi è contrario a questa logica di mercato ha paura che dietro la semplificazione e l’armonizzazione delle norme ci sia in realtà la volontà di “indebolire i processi decisionali democratici a vantaggio delle multinazionali”, come riportato dal settimanale tedesco Der Spiegel. Un tentativo di tutelare maggiormente gli interessi delle aziende, a scapito dei lavoratori e dei consumatori. La Germania è uno dei paesi europei dove il fronte contrario al Ttip è più attivo. Il 10 ottobre 2015 per le strade della capitale Berlino hanno manifestato circa 150mila persone aderenti a sindacati, organizzazioni ambientaliste e per i diritti umani. Non è dunque un caso se alcuni attivisti dell’organizzazione non governativa Greenpeace abbiano deciso di proiettare alcune parti riservate del trattato (svelate il 2 maggio in un dossier di 248 pagine, Ttip leaks, realizzato dalla sezione olandese dell’ong) proprio sulla facciata del parlamento tedesco. I documenti contengono riferimenti al cibo, ai cosmetici, all’agricoltura e ai pesticidi, alle telecomunicazioni.
“Chi è contrario a questa logica di mercato ha paura che dietro la semplificazione e l’armonizzazione delle norme ci sia in realtà la volontà di “indebolire i processi decisionali democratici a vantaggio delle multinazionali”, come riportato dal settimanale tedesco Der Spiegel. Un tentativo di tutelare maggiormente gli interessi delle aziende, a scapito dei lavoratori e dei consumatori.
La Germania è uno dei paesi europei dove il fronte contrario al Ttip è più attivo.”

Sul principio di precauzione
Su questi temi, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno norme molto diverse. Tra i paesi che fanno parte dell’Ue – così come nell’ambito delle Nazioni Unite – vige il principio di precauzione, cioè la necessità di agire per salvaguardare l’ambiente e la salute anche quando non c’è ancora la certezza scientifica, ma le minacce sono evidenti. Il principio di precauzione, ad esempio, ha portato all’adozione della storica Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), nel 1992. Molti anni prima rispetto a quando questo tema è diventato popolare e oggetto di numerosi studi internazionali.

Questo principio, non previsto dall’iter legislativo americano, prevede che un prodotto potenzialmente pericoloso possa essere escluso dal mercato. Per questo la Commissione europea ha rinviato il rinnovo dell’autorizzazione dei diserbanti contenenti glifosato perché gli studi scientifici non sono concordi nel ritenerlo sicuro. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (International agency for research on cancer, Iarc) che fa capo all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo ha persino definito “probabilmente cancerogeno”. Stessa sorte per le colture ogm, cioè di organismi geneticamente modificati, vietate in molti paesi europei perché secondo alcuni esperti sono dannosi per la salute. Gli Usa vorrebbero che l’Europa superasse questa “barriera” commerciale. Una barriera che, nei fatti, protegge i consumatori.

Cos’è il sistema di risoluzione delle controversie sugli investimenti
Un’altra questione che sta facendo arretrare l’Ue, e quindi rallentare i negoziati, è quella sul sistema di risoluzione delle controversie sugli investimenti (Investment court system, Ics) che prevede la possibilità per le aziende di far causa agli stati e portarli davanti a un collegio arbitrale, un tribunale terzo. Per i favorevoli, questa clausola rappresenta un meccanismo per proteggere gli investitori stranieri dalle discriminazioni o dal trattamento iniquo da parte dei governi, per proteggere l’occupazione e aumentare le esportazioni. Chi è contrario a questo sistema – compresi alcuni governi – pensa che scavalcare la giurisdizione nazionale sia dannoso per la democrazia perché rischia di ostacolare qualsiasi progetto di legge che vada contro gli interessi delle multinazionali. Una semplificazione al ribasso, dunque, da cui i cittadini non trarrebbero nulla di positivo.

Questo sistema di risoluzione delle controversie sugli investimenti è già presente in un altro partenariato, quello tra Unione europea e Canada (Accordo economico e commerciale globale, Ceta), che è stato chiuso nell’agosto del 2014 e che ora deve essere approvato dai governi per entrare in vigore. Probabilmente nel 2017. Il Ceta è molto simile al Ttip, ma ha provocato meno proteste perché non è stato tenuto segreto e perché gli standard a tutela dei cittadini (europei e canadesi) sono simili. Nonostante questo, l’Independent ha definito il Ceta una minaccia “alla battaglia contro i cambiamenti climatici” perché le clausole che tutelano lo sviluppo sostenibile non si applicano al settore minerario, energetico e dei trasporti. E il Canada estrae petrolio dalle sabbie bituminose attraverso tecniche devastanti per la salute del pianeta (vedi la questione Keystone XL).

Il Ttip potrebbe vanificare l’Accordo di Parigi sul clima
Proprio la lotta ai cambiamenti climatici è uno dei punti che più “spaventa” i paesi europei e porta i negoziati verso un binario morto. L’Accordo di Parigi “non avrebbe avuto alcun senso” se poi a questo ne seguisse “un altro che lo distruggerebbe”, ha dichiarato Matthias Fekl, a capo della delegazione francese che segue le trattative sul Ttip, in un’intervista a radio Europe 1. Il testo, sempre secondo i documenti svelati da Greenpeace, non fa alcun riferimento alla riduzione delle emissioni di CO2.

In sostanza, anche se il presidente americano Barack Obama così come la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno di recente dichiarato di voler chiudere l’accordo entro l’anno, il Ttip potrebbe subire un rallentamento dovuto alla sproporzione delle concessioni che Bruxelles dovrebbe fare a Washington. “Noi non siamo per il libero scambio senza regole. Non accetteremo mai la messa in discussione dei principi essenziali per la nostra agricoltura, per la nostra cultura, per la reciprocità nell’accesso al mercato pubblico”, ha detto il presidente francese François Hollande in un discorso tenuto pubblicamente il 3 maggio.

Cosa possono fare i cittadini
La mobilitazione dei cittadini contro il Ttip ha reso gli europei più consapevoli di ciò che potrebbero essere i benefici, ma soprattutto i rischi di questo accordo transatlantico. Forse non sarà sufficiente per fermarlo, ma c’è tempo e spazio sufficiente per correggere lo sbilanciamento verso la costa americana. Tempo per coinvolgere i gruppi sociali, spazio per rendere accessibili i documenti. Anche perché senza l’appoggio di tutti i parlamenti europei – e degli stessi cittadini nel caso in cui alcuni paesi decidessero di indire un referendum – l’accordo non potrà entrare in vigore.
La strada per un mondo migliore passa attraverso le scelte individuali. L’era delle guerre del petrolio, dei morti per carbone, dei disastri petroliferi, è al tramonto. Utilizzare energia rinnovabile per la propria casa significa dare speranza alle nuove generazioni.

safe_image.phpTTIP: i documenti pubblicati da Greenpeace Olanda

1. Che documenti sono stati resi pubblici da Greenpeace Olanda?

I documenti pubblicati da Greenpeace Olanda comprendono circa la metà delle bozze di testo del TTIP redatte fino ad aprile 2016, prima dell’inizio del tredicesimo round di negoziati tra Ue e USA. A quanto ci risulta, il documento conclusivo sarà composto da 25/30 capitoli e molti annessi. Di questi 25/30 capitoli, sappiamo che 17 sono “consolidati”. I testi consolidati sono quelli nei quali le posizioni di Ue e USA sono mostrate una a fianco all’altra. Questa fase del processo di negoziato ci permette di vedere le aree dove UE e USA sono prossime a un accordo e quelle dove compromessi e concessioni devono ancora essere fatti. Nei documenti pubblicati da Greenpeace Olanda, 248 pagine in totale, ci sono 13 capitoli “consolidati”.

2. Cosa dicono i documenti pubblicati da Greenpeace Olanda?

Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e dei consumatori, quattro aspetti sono seriamente preoccupanti:

– Tutele ambientali acquisite da tempo sembrano sparite
Nessuno dei capitoli che abbiamo visto fa alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa e compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO – in italiano anche Organizzazione Mondiale per il Commercio, OMC) permette agli stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili” [1]. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che pone il profitto al di sopra della vita e della salute umana, degli animali e delle piante.

[1] Molti degli accordi del WTO furono il risultato dei negoziati sul commercio noti come Uruguay Round (1986-94). Alcuni, compreso il GATT (1994), erano la revisione di testi già esistenti.

– La protezione del clima sarà più difficile con il TTIP
Gli Accordi sul Clima di Parigi chiariscono un punto: dobbiamo mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5 gradi centigradi per evitare una crisi climatica che colpirà milioni di persone in tutto il mondo. Il commercio non dovrebbe essere escluso dalle azioni sul clima. Ma non c’è

alcun riferimento alla protezione del clima nei testi che abbiamo visto. Ancor peggio, l’ambito delle misure di mitigazione è limitato dalle clausole dei capitoli sulla “Cooperazione Regolatoria” o sull’Accesso ai Mercati per i Beni Industriali. [2] Ad esempio, queste proposte impedirebbero di regolamentare le importazioni di carburanti ad alta intensità di CO2, come ad esempio il petrolio estratto da sabbie bituminose (tar sands).

[2] Non c’è nulla negli Articoli 10 (Restrizioni alle Importazioni e Esportazioni) e 12 (Autorizzazioni di Importazioni e Esportazioni) del Capitolo su “Trattamento Nazionale e Accesso dei Beni ai Mercati” che mostri come le misure sul commercio necessarie a proteggere il clima siano considerate ammissibili quali restrizioni al commercio ai sensi dell’Articolo XX del GATT (vedi nota 1).

– La fine del principio di precauzione
Il principio di precauzione, inglobato nel Trattato UE [3], non è menzionato nei capitoli sulla “Cooperazione Regolamentare”, né in nessuno degli altri 12 capitoli ottenuti. D’altra parte, la richiesta USA per un approccio “basato sui rischi” che si propone di gestire le sostanze pericolose piuttosto che evitarle, è evidente in vari capitoli. Questo approccio mina le capacità del legislatore di definire misure preventive, per esempio rispetto a sostanze controverse come le sostanze chimiche note quali interferenti endocrine (c.d. hormone disruptors).

[3] Il principio di precauzione è dettagliato nell’Articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Esso si propone di assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente mediante decisioni preventive in caso di rischi. http://eur-lex.europa.eu/legal- content/EN/TXT/?uri=URISERV%3Al32042

– Porte aperte all’ingerenza delle industrie e delle multinazionali.
Mentre le proposte contenute nei documenti pubblicati minacciano la protezione dell’ambiente e dei consumatori, le multinazionali e le grandi industrie hanno quello che vogliono. Le grandi aziende ottengono garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi.

Se la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, in molti punti i documenti mostrano che l’industria ha invece avuto posizione privilegiata su decisioni importanti [4]. I documenti pubblicati mostrano che l’UE non è stata trasparente rispetto a quanto grande sia stata l’influenza dell’industria. Il rapporto pubblico reso noto di recente dall’UE [5] ha solo un piccolo riferimento al contributo delle imprese, mentre i documenti citano ripetutamente il bisogno di ulteriori consultazioni con le aziende e menzionano in modo esplicito come siano stati raccolti i pareri delle medesime.

[4] Ad esempio: “Mentre gli USA hanno mostrato interesse, si sono affrettati a puntualizzare che avrebbero dovuto consultarsi con le proprie imprese riguardo ad alcuni dei prodotti” – Capitolo “Tactical State of Play” paragrafo 1.1, Agricoltura.

[5] “Il dodicesimo round dei negoziati per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP)’

http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2016/march/tradoc_154391.pdf

3. Come ha ottenuto questi documenti Greenpeace Olanda?

Greenpeace Olanda non svelerà l’origine di questi documenti. Il testo originale è stato ricopiato e sono stati rimossi evidenti errori di scrittura e grammatica, probabilmente inseriti in modo deliberato come marcatori per identificare l’origine del testo in caso di diffusione. Altri marcatori visibili, di testo o di formato, sono stati rimossi. Nessuno di questi interventi ha alterato in alcun modo il contenuto del testo.

4. I documenti sono completi?

I documenti sono una parte importante dei testi del negoziato: si tratta di 13 dei 17 capitoli che si ritiene siano arrivati alla fase di “testo consolidato” dei negoziati.

I capitoli che si ritiene che siano arrivati alla fase di “testo consolidato”, ma che non sono in possesso di Greenpeace Olanda, sono quelli relativi a: e-commerce, servizi finanziari, norme di origine e misure protezionistiche.

I capitoli che si ritiene non abbiano ancora raggiunto la fase di “testo consolidato”, anch’essi non in possesso di Greenpeace Olanda, sono quelli relativi a: energia e materie prime, protezione degli investimenti, diritti di proprietà intellettuale, questioni legali e istituzionali, sussidi, sviluppo sostenibile, prodotti tessili e abbigliamento.

Alcuni dei documenti in possesso di Greenpeace Olanda sono incompleti. I seguenti capitoli sono in possesso di Greenpeace Olanda:

[capitolo 1.1.]

Trattamento nazionale e accesso dei beni ai mercati

Questo capitolo tratta del commercio di beni tra UE e USA.

[capitolo 1.2.]

Agricoltura

Tratta del commercio di prodotti agricoli e illustra le differenze tra UE e USA su come proteggere i rispettivi interessi nelle esportazioni e gli agricoltori.

[capitolo 1.3.]

Servizi

Questo capitolo affronta il commercio nei servizi del settore industriale.

[capitolo 1.4]

Comunicazioni elettroniche

Affronta i temi relativi a Internet and telecomunicazioni.

[capitolo 1.5.]

Politiche di acquisto dei governi

Tratta degli acquisti compiuti da entità governative nell’UE e negli USA.

[capitolo 1.6.]

Annesso sulle politiche di acquisto dei governi

È l’annesso al capitolo precedente, con informazioni addizionali sul capitolo proposto dagli USA sull’anti-corruzione.

[capitolo 1.7.]

Dogane e facilitazioni degli scambi

Affronta le differenze tra le varie regolazioni doganali.

[capitolo 1.8.]

Revisione delle offerte dell’UE e degli USA sulle tariffe

Sono le rispettive posizioni sulla riduzione delle tariffe di beni specifici.

[capitolo 2.1.]

Cooperazione regolatoria

In questo controverso capitolo l’UE e gli USA intendono arrivare a una regolazione congiunta sui prodotti e servizi, per esempio sul cibo o la sicurezza dei cosmetici.

[capitolo 2.2.]

Barriere tecniche al commercio

Affronta le cosiddette barriere tecniche al commercio come l’etichettatura e i modi in cui ciò influisce sui commerci.

[capitolo 2.3.]

Misure sanitarie e fitosanitarie

Sulla protezione della salute animale e delle piante.

[capitolo 3.1.]

Concorrenza

Tratta delle regole sulla competizione (come per i sussidi) nelle parti e la loro compatibilità.

[capitolo 3.2.]

Piccole e medie imprese

Si riferisce a imprese di taglia inferiore rispetto alle multinazionali. [capitolo 3.3.]

Imprese di Stato

Questo capitolo affronta il tema delle imprese nazionalizzate.

[capitolo 4.]

Risoluzione delle dispute

Affronta il modo di risolvere disaccordi tra l’UE e gli USA nella interpretazione e applicazione dell’accordo TTIP.

[capitolo 5.]

Tactical State of Play

Questo documento, che non è fatto per essere pubblicato, descrive le aree di disaccordo tra UE e USA e mostra quanto le imprese private influenzano i negoziati del TTIP.

5. Come sapete che i documenti non sono falsi

Dopo aver ricevuto i documenti, Greenpeace Olanda e una nota partnership tedesca di ricerche investigative (Rechercheverbund NDR, WDR und Süddeutsche Zeitung), li hanno analizzati e confrontati con documenti esistenti. Il Rechercheverbund, che consiste di vari media tedeschi, si è occupato, tra le investigazioni più note, degli Snowden leaks e del recente scandalo delle emissioni della Volkswagen.

6. È possibile vedere i documenti originali?

Greenpeace Olanda non offre l’accesso ai documenti originali dato che, molto probabilmente, contengono marcatori (come deliberati errori tipografici o di formattazione) inseriti per identificare l’origine dei documenti.

7. Perché Greenpeace Olanda ha deciso di pubblicare i documenti?

Greenpeace Olanda ha pubblicato i documenti per facilitare un dibattito democratico sui testi. La segretezza che circonda il negoziati del TTIP, avviati oltre due anni e mezzo fa, contrasta con i principi democratici sia nell’UE che negli USA.

Ci sono state critiche da tutto il mondo per il continuo rifiuto a rivelare i dettagli negoziali del TTIP, incluse quelle dell’Ombudsman europeo. Anche se alcuni documenti sono stati resi noti dall’UE (vedi: EU documents) essi sono spesso incompleti e obsoleti al momento della pubblicazione. I negoziatori statunitensi non hanno pubblicato praticamente nulla.

Anche i membri del Parlamento Europeo1 (che voteranno per adottare o rigettare l’accordo conclusivo) e i parlamentari degli Stati Membri (che pure probabilmente voteranno sull’accordo

finale) hanno un accesso limitato e fortemente ristretto ai cosiddetti “testi consolidati” del negoziato in speciali stanze di lettura. Ogni round del negoziato avviene a porte chiuse e le conferenze stampa congiunte UE-USA sul TTIP sono prive di reali contenuti. Le consultazioni con la società civile e le riunioni con gli stakeholder sono poco più che formalità prive di contenuti.

Ogni miglioramento nella trasparenza sul negoziato del TTIP deve soddisfare almeno i seguenti principii: maggiore accesso del pubblico ai documenti negoziali di UE e USA; una pubblicazione più efficace dei documenti; una partecipazione pubblica più bilanciata e trasparente nel corso del processo di negoziato.

8. Pubblicare questi documenti confidenziali non è pericoloso per i negoziati?

Greenpeace riconosce la necessità di mantenere confidenziali certe informazioni in casi ben definiti. Tuttavia, nelle bozze del TTIP rese pubbliche non ci sono dettagli che sono o potrebbero essere dannosi per specifiche aziende o individui. I documenti contengono informazioni su argomenti fondamentali che riguardano l’ambiente, la tutela dei consumatori, la sicurezza dei prodotti e i diritti dei lavoratori. Crediamo che decisioni con conseguenze di portata così ampia devono essere prese in modo trasparente, non prendendo in considerazione solo gli interessi delle imprese ma anche quelli dei cittadini e della società civile.

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