613.- IL NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE

Questa è una controriforma varata dalla classe politica per rafforzarsi come Casta. Che, invece di sopprimere il Senato (come va dicendo Renzi mentendo sapendo di mentire), ci regala un neo-Senato composto da membri non scelti dai cittadini ma “nominati” all’interno della peggiore classe politica del paese, quella degli amministratori regionali e locali, a cui – grande novità – si garantisce l’immunità parlamentare.

Questa è una controriforma che accentra tutto il potere nelle mani di una sola persona.

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LE PRINCIPALI RAGIONI DEL NO AL REFERENDUM CONFERMATIVO

  •  REVISIONE COSTITUZIONALE avvenuta per mano di un PARLAMENTO (XVIIesima Legislatura) ELETTO CON LEGGE ELETTORALE (porcellum) DICHIARATA INCOSTITUZIONALE. Cosa vuol dire? A) tutti i deputati e i senatori che hanno redatto, discusso, emendato e approvato la riforma sono stati NOMINATI dalle segreterie di partito e non scelti direttamente dal popolo; B) la riforma è stata approvata grazie ad un numero di voti necessari e sufficienti provenienti da parlamentari eletti per effetto di un PREMIO DI MAGGIORANZA DICHIARATO INCOSTITUZIONALE (nella parte in cui la legge non prevedeva una soglia minima di voti oltre la quale far scattare il premio – Vedesi, nello specifico, la Sentenza della Corte Costituzionale n. 1/2014);
  •  La riforma TRADISCE LE INTENZIONI DEI PADRI COSTITUENTI in materia di revisione costituzionale (art. 138 Cost.): i Padri Costituenti previdero la MAGGIORANZA ASSOLUTA IN SECONDA VOTAZIONE in una cornice ELETTORALE con SISTEMA PROPORZIONALE PURO (tanti seggi quanti sono i voti ottenuti in percentuale)! Questa riforma è stata approvata, anche in seconda deliberazione, grazie ad un numero di voti provenienti da parlamentari eletti con legge elettorale maggioritaria (porcellum) che NON prevedeva il proporzionale puro bensì l’assegnazione di un PREMIO DI MAGGIORANZA alla lista o coalizione che otteneva più voti (meccanismo, ut supra, DICHIARATO INCOSTITUZIONALE);
  •  RAPPORTO RIFORMA COSTITUZIONALE-ITALICUM: la nuova legge elettorale per l’elezione della Camera dei deputati prevede l’ASSEGNAZIONE DEL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA LISTA (e NON alla coalizione) che ottiene almeno il 40% dei voti, salvo prevedere un secondo turno di ballottaggio tra le prime due liste più votate qualora nessuna ottenesse al primo turno la predetta affermazione (con assegnazione, in entrambi i casi, di ben 340 seggi alla LISTA vincente). In un quadro istituzionale tendenzialmente monocamerale si rischia la DITTATURA DELLA MAGGIORANZA MONO-LISTA (e forse anche MONO-COLORE), alla quale è strettamente collegata la figura del Presidente del Consiglio dei ministri. Con l’aggravante che tale maggioranza mono-lista altro non sarà che una lista minoritaria divenuta maggioritaria per effetto del premio di maggioranza. Inoltre, pur mantenendo (formalmente) la forma di governo parlamentare, il combinato disposto riforma costituzionale-Italicum spalanca le porte (nella sostanza) ad un “premierato di fatto” (privo di idonei contrappesi);
  •  RISCHIO DI ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA da parte della sola LISTA assegnataria del PREMIO DI MAGGIORANZA: dalla settima votazione in avanti, qualora una PARTE DELLE OPPOSIZIONI NON PARTECIPASSE AL VOTO, il Capo dello Stato potrebbe essere espressione della sola MONO-LISTA premiale (si consideri l’esempio che la maggioranza camerale e quella senatoriale appartengano alla medesima lista), e ciò inciderebbe pesantemente sul sistema di garanzie costituzionali (ASSENZA DI PESI E CONTRAPPESI). Esempio pratico: il plenum per l’elezione del Capo dello Stato è dato da 630 deputati + 100 senatori = 730 (quantomeno in teoria). Se in una qualsiasi votazione successiva alla sesta i votanti fossero ad esempio 650 (perché una parte delle opposizioni decide, per i più svariati motivi, di non partecipare al voto), il Presidente della Repubblica risulterebbe eletto con appena 390 voti (su 650 votanti del presente esempio), cioè con i 3/5 dei votanti previsti dalla riforma a partire dalla settima votazione in avanti (340 deputati della lista vincente assegnataria del premio + 51 senatori del medesimo colore politico della lista premiale della Camera = 391)!
  •  Il nuovo SENATO non sarà eletto direttamente dal popolo, eppure ad esso è stata attribuita – in un quadro residuo di bicameralismo perfetto – la funzione di REVISIONE COSTITUZIONALE;
  •  Il nuovo ISTITUTO DEL “VOTO A DATA CERTA” – nella cornice istituzionale rappresentata dal combinato disposto riforma costituzionale-Italicum – inciderà ancor più negativamente sui democratici equilibri tra Parlamento e Governo;
  •  I “riformatori” non hanno provveduto alla necessaria abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio, vigliaccamente inserito in Costituzione nel 2012 (Legge costituzionale n. 1/2012);
  •  Questa riforma soddisfa soprattutto le antidemocratiche esigenze dell’U.E. e dei mercati.
  • SUPERAMENTO (parziale) DEL BICAMERALISMO PARITARIO E INTRODUZIONE DEL BICAMERALISMO DIFFERENZIATO: FUNZIONE LEGISLATIVA ASSEGNATA ALLA SOLA CAMERA DEI DEPUTATI (composta sempre da 630 membri), FATTA ECCEZIONE PER ALCUNE MATERIE IN CUI RESTA SALVO IL BICAMERALISMO PERFETTO (ad esempio in materia di REVISIONE COSTITUZIONALE). La CAMERA dei deputati sarà la sola a votare/revocare la FIDUCIA al Governo;
  • Il SENATO NON ESERCITERA’ PIU’ LA FUNZIONE LEGISLATIVA (fatta eccezione per i casi di residualità del bicameralismo paritario) E NON VOTERA’ PIU’ LA FIDUCIA AL GOVERNO! RAPPRESENTERA’ LE ISTITUZIONI TERRITORIALI E SVOLGERA’ FUNZIONI DI RACCORDO TRA LO STATO E GLI ALTRI ENTI COSTITUTIVI DELLA REPUBBLICA, OLTRE CHE TRA STATO, GLI ALTRI ENTI COSTITUTIVI DELLA REPUBBLICA E L’UNIONE

EUROPEA. Il nuovo SENATO (cosiddetto “Senato dei 100”) sarà in realtà a “composizione variabile”: 74 consiglieri regionali e 21 sindaci (eletti con sistema di secondo livello, vale a dire dai Consigli regionali in conformità alle scelte espresse dagli elettori in occasione del rinnovo dei medesimi organi e secondo determinate modalità stabilite da una legge ad hoc), più altri 5 membri che potranno essere nominati dal Presidente della Repubblica (questi ultimi saranno nominati sulla base dei medesimi criteri attualmente previsti per la nomina presidenziale dei senatori a vita, ma rimarranno in carica solo per sette anni e non potranno essere rinominati), oltre agli ex Presidenti della Repubblica (che rimarranno senatori a vita) ed ulteriori senatori a vita già in carica al momento dell’entrata in vigore della riforma. I senatori NON PERCEPIRANNO alcuna INDENNITA’ AGGIUNTIVA ma godranno delle medesime IMMUNITA’ previste per i deputati. La Camera eleggerà 3 giudici della Corte Costituzionale, mentre il Senato 2;

  • MECCANISMO FUNZIONE LEGISLATIVA (in linea generale): ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati dovrà essere immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, potrà disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato potrà deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncerà in via definitiva (potrà discostarsene a maggioranza semplice). Qualora il Senato non disponesse di procedere all’esame o dovesse inutilmente decorrere il termine per deliberare, ovvero nel caso la Camera dei deputati si pronunciasse in via definitiva, la legge potrà essere promulgata (a tale procedimento sono previste alcune varianti e particolarità);
  • ELEZIONE del PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: il Capo dello Stato continuerà ad essere eletto dal Parlamento, cioè da Camera e Senato in seduta comune (senza delegati regionali).Maggioranze richieste: 2/3 dei componenti nelle prime tre votazioni; 3/5 dei componenti dalla quarta alla sesta votazione; 3/5 dei votanti dalla settima votazione in avanti;
  • SOPPRESSIONE DEL CNEL e CANCELLAZIONE di ogni riferimento costituzionale alle PROVINCIE;
  • AUTORIZZAZIONE ALLA RATIFICA DEI TRATTATI INTERNAZIONALI di competenza

della sola Camera dei deputati, mentre i TRATTATI che riguardano l’appartenenza dell’Italia all’UE resteranno di competenza di entrambe le Camere;

  • INTRODUZIONE DELL’ISTITUTO DEL “VOTO A DATA CERTA” [fatta eccezione per alcune materie, il Governo potrà chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione (termine differibile di non oltre quindici giorni e solo in determinati casi)];
  • Riforma del Titolo V della Parte Seconda con introduzione della “clausola di supremazia” e di una particolare forma di REGIONALISMO DIFFERENZIATO;
  • RICORSO PREVENTIVO DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE sulle LEGGI ELETTORALI e significative MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DEI REFERENDUM.

 

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