603.- VOTA SI’ ! VOTO NO ! QUALCHE MIO RAGIONAMENTO.

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Di seguito all’incontro di ieri sera a Cazzago di Pianiga, Vi propongo – anche per chi non è potuto intervenire – una breve serie di ragionamenti, che possano condurvi all’appuntamento referendario con la consapevolezza di aver scelto fra il SI’ e il NO secondo la Vostra coscienza libera.

Un primo ragionamento riguarda la presente discutibile legislatura, che pretende di chiamarsi costituente. Un appellativo difficile da confermargli, attesa la dichiarazione di incostituzionalità attribuita alla sua legge elettorale dalla Sentenza della Corte Costituzionale N.° 1/2014 e l’aver essa abbondantemente abusato e stravolto il principio di continuità e l’art. 61 della Costituzione, permanendo ben oltre il trimestre ivi previsto. Alla mancanza di legittimazione della riforma in atto non potrà sopperire nemmeno il referendum. Quest’ultimo infatti non può essere sostitutivo di una deliberazione viziata nel suo fondamento. Il danno più grande che questa legislatura ha prodotto è proprio l’aver sciupato l’occasione di un democratico, serio dibattito sulle possibili riforme costituzionali: Possibili perché la supremazia della nostra Costituzione nei confronti delle norme europee di qualunque fonte, riguarda i principi fondamentali dell’Ordinamento della Costituzione e i diritti inalienabili della persona. La Prima Parte della Costituzione (artt. 13-54) ammette solo riforme migliorative dei suoi principi inderogabili (in parte coincidenti con i diritti fondamentali) e così anche per quelle enunciazioni di principi supremi o programmatici che specificano i diritti fondamentali e, a nostro parere, può darsi lo stesso caso anche per la Seconda Parte, verificandosi loro interdipendenze. Riforme possibili e necessarie soprattutto per ciò che riguarda i Regolamenti Parlamentari, perché:

  • assistiamo alla degenerazione del lavoro e del ruolo del Parlamento.
  • bisogna resuscitare questo Parlamento in coma e vigilare affinché sotto il suo nome non rinasca la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
  • bisogna evitare qualunque verticalizzazione del potere e riconiugare il sociale alla politica (art. 49 p.es.).

Un secondo ragionamento:

Il rapporto tra Costituzione e trattati europei è centrale perché l’Unione europea, con il Trattato di Lisbona, ha eretto a principio guida non più il Lavoro, ma la competitività sui mercati mondiali (TFEU, Titolo X POLITICA SOCIALE etc.). Qui, diciamo che le cessioni di sovranità all’Unione europea sono state fatte passare per limitazioni fraudolentemente, sia per quanto riguarda la forma che il contenuto.

Ora, se vogliamo parlare di riforma, teniamo fuori della porta il destino del premier e del Governo, le ideologie, i conflitti interni (al PD, ma sono veri?) e i pregiudizi. Guardiamo, invece, ai contenuti, agli obiettivi di questa riforma e al quadro generale, sopra tutto internazionale, in cui essa ci colloca. Essa, a prima vista, appare come una ulteriore torsione autoritaria della governance italiana, inopportunamente ottenuta a stretta maggioranza. Cosa vuole significare? Che non rappresenta un episodio, ma, forse il preludio alla conclusione di un progetto che dura, almeno, da 20 anni, portato avanti attraverso l’Unione europea.

Abbiamo accennato al destino del premier. Matteo Renzi non si pone come un Presidente del Consiglio dei Ministri, cioè, come primus inter pares, ma si pone, rispetto ai suoi ministri, con l’autorità superiore – appunto – di un premier anglosassone e, anche in questo, come nel ricorso abnorme ai decreti legge, ai maxiemendamenti e al “Voto di fiducia”, vediamo un suo costante allontanamento, non semplicemente innovativo, dall’impianto dato alla Repubblica dai Padri Costituenti.

Infatti, l’esecutivo, non deve invadere il campo del potere legislativo e dovrebbe rimanervi estraneo o, almeno, neutrale, invece, si fa proponente e viola ogni volta la democraticità sostanziale, con la ricattatoria imposizione della fiducia. Questo dà facile appiglio a quanti si dichiarano sfavorevoli alla riforma, perché il rispetto della regola e della forma sono una garanzia. Vi dico: Non c’è Costituzione quando non è garantita la separazione dei poteri o non sono assicurati i diritti fondamentali.

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Riguardo alla procedura adottata in Parlamento, a parte tutte le considerazioni di carattere politico ed etico, sono stati violati l’art. 72,  4° comma, della Costituzione e gli articoli 49, 92 e 116, 4° comma del Regolamento della Camera.

Con lo sguardo all’Eurozona, vorrei che comprendessimo i perché di queste devianze e degenerazioni.

Anzitutto, non fu questo il metodo dei Padri Costituenti. La stesura della Costituzione unì le parti politiche, non le divise. Essa è stata concepita viva, senza età, perché racchiude in se i valori della Resistenza e l’arma della Rivoluzione, intesa come capacità di inquadrare il nuovo che avanza. Significa che i suoi principi fondamentali inviolabili, sono patrimonio comune, non d’un governo o d’una maggioranza qualsiasi e che non si modifica e magari in peggio, a colpi di fiducia.

Terzo ragionamento: Dobbiamo assolutamente inquadrare la riforma sia nel contesto dei criteri portanti e dello spirito della nostra Costituzione sia nel contesto dell’Unione europea il cui velo d’ipocrisia connota i nostri dubbi.

Quindi, quarto ragionamento: I referendum dovranno anche servire a riaffermare i principi della nostra partecipazione politica e sociale e di un nostro essere propositivi.

Vi aspettiamo il 20 giugno all’Auditorio di Pianiga e, per oggi, buona riflessione.

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