594.-OGGI SI PARLA DI SOLIDARIETA’ E MIGRANTI.

SOLIDARIETA’: COS’E’, A CHI  E  PERCHE’.

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La Solidarietà è un principio accolto nella Costituzione della Repubblica e fa capo alla radice cristiana dei popoli europei. Lasciando volutamente da parte la Chiesa cattolica, il messaggio di Cristo è “Ama il prossimo tuo, come te stesso”, che non significa amare tutti e nemmeno aiutare gli stranieri, trascurando il proprio prossimo. La confusione sul tema è strumentale alle politiche di demolizione dei valori della civiltà europea, che sono di ostacolo al dominio su un’umanità globalizzata da parte di una dittatura finanziaria. L’”uomo”, concepito come solo fattore di produzione e di consumo allo scopo di generare profitto, deve essere sradicato dalla trama dei principi che regge la nostra società. Le guerre mondiali, finanziate e vinte da questi poteri non più occulti, hanno avuto cause economiche. Siamo ancora in guerra, malgrado la fine della Guerra Fredda e le armi di oggi sono le politiche economiche e l’invasione. Nell’arco di forse due decenni, assisteremo alla scomparsa degli Stati sovrani con le loro Costituzioni garantiste, scaturite da due secoli di crescita democratica e assisteremo alla trasformazione genetica dei popoli europei, che saranno meticci nei corpi e nell’anima, facili da dominare. Così, ampiamente, inquadrato il problema di come viene applicato il principio della solidarietà, ne cogliamo una conferma nelle politiche di accoglienza dell’Unione europea, della Chiesa cattolica e dell’Italia. Il rapporto fisso fra i cambi in cui si sostanzia l’€uro, privilegia alcuni Stati e ne svantaggia altri. Fra questi ultimi, è l’Italia, malgrado dia il contributo più alto all’Unione europea. Il principio di Solidarietà non trova applicazione in questo caso. La Chiesa cattolica e il papa vicario predicano l’accoglienza dei migranti – quasi tutti musulmani -, ma sul territorio e nella società italiana e non aiutano i loro Paesi a crescere. L’Italia “sembra” ospitare oltre 5 milioni di migranti, per i quali si sostiene un impegno gravoso e accetta di trasformarsi da Paese cristiano in paese – credono – multi religioso e multi culturale, vantandosi e molto di questa ignorante percezione del problema posto dall’espandersi di una religione intollerante e violenta com’è l’ISLAM. La sola multi religiosità possibile con l’ISLAM è quella della sparizione del cristianesimo, come accadde dal VI° secolo d.c. nel Mediterraneo, cristiano allora al 98% e come è accaduto ai giorni nostri a Mosul, seconda città dell’Iraq, che occupata fino a ieri dall’ISIS ha visto il suo 20% di cristiani ridotto a zero, assassinato o messo in fuga. Cito Papa Ratzinger: “La multiculturalità è un’ideologia pericolosa per l’Occidente”.
Come vengono assistiti i migranti in Italia è sotto gli occhi di tutti e corrisponde poco alle dichiarazioni e ai numeri diramati dalle Autorità preposte. Corre l’obbligo di notare come la maggior parte dei migranti che giungono in Italia provenga da paesi dove non c’è la guerra; che sono al 90% individui di sesso maschile, in piena età riproduttiva; che rifiutano di farsi identificare e giungono indottrinati su una serie di diritti che solo un’Autorità superiore può affermare; che non accettano di sottostare a doveri e non desiderano integrarsi con la società e con le sue leggi, anzi, in Italia, in virtù di circolari emanate dal ministro degli interni Pisanu, esistono, già con pari dignità, la legge italiana e la Sharia. Aggiungo che il salto di civiltà che si richiederebbe a questi popoli per convivere con gli italiani è troppo grande e, quindi, che terminata la fase – speculativa – dell’accoglienza, li vedremo relegati in ghetti, che già prendono forma germogliando dai costumi etnici particolari. Tralascio, per pudore, di parlare della sicurezza. La Solidarietà, dunque, è un principio nato dal messaggio di Cristo “Ama il prossimo tuo, come te stesso” e, per osservarlo, mi aspetterei che fosse applicato agli italiani indigenti, non “anche”, ma “prima”. Mi aspetterei che ai genitori involontariamente indigenti venissero forniti i mezzi per crescere i loro figli e, invece, NO: gli vengono strappati e vengono posti in centri, anche questi lucrosi per qualcuno.

ITALIANI

La Solidarietà è un dovere costituzionalmente sancito e deve essere osservato. Così, assolutamente non è e le ragioni le trovo e, comunque, convergono con quell’assalto alle nostre identità, che ho delineato poc’anzi. Una prova è data dalla disapplicazione dell’Art. 38 della Costituzione (altro che il reddito di cittadinanza del cantastorie!), che, qui, Vi riporto:

Articolo 38
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

L’argomento è complesso e richiede ulteriori indagini aggiornamenti di questo articolo. Propongo, intanto, questa sintesi conoscitiva di Repubblica, anche se lascia molti vuoti sulla realtà.

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LA GESTIONE DELLA PRIMA EMERGENZA –

Quanti sono i centri d’accoglienza oggi in Italia?
La rete dell’accoglienza in Italia è gestita dal ministero dell’Interno e si articola in:
14 centri di accoglienza (Cpsa, Cda, Cara)
5 centri di identificazione ed espulsione (Cie)
1.861 strutture temporanee
430 progetti del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)
Quest’ultimo, istituito dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale, è affidato all’Anci (l’associazione dei comuni italiani).

Che cosa è un Cpsa?
In questi Centri di primo soccorso e accoglienza (è il caso di Lampedusa) i migranti appena sbarcati ricevono le prime cure mediche necessarie, vengono fotosegnalati, possono richiedere la protezione internazionale. Successivamente, a seconda della loro condizione, vengono trasferiti nelle altre tipologie di centri (Cie, Cda o Cara).

Cosa sono i Cda e i Cara?
I centri di accoglienza (Cda) garantiscono la prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione.
Lo straniero che richiede la protezione internazionale viene inviato nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara).

A cosa servono i Cie?
Gli stranieri giunti in modo irregolare in Italia che non fanno richiesta di protezione internazionale sono trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione (Cie). A differenza degli altri centri qui sono reclusi e non possono liberamente uscire.

Quanto rimane in media uno straniero irregolare in un Cie?
Nel 2014 i tempi medi di permanenza nei vari Cie sono stati i seguenti: 55 giorni nel Cie di Bari; 24 giorni nel Cie di Caltanissetta; 32 giorni nei Cie di Roma e di Torino; 50 giorni nel Cie di Trapani Milo.

Cosa è la rete Sprar?
Lo Sprar dispone di una rete di centri di “seconda accoglienza”: in principio non sarebbe finalizzato (come i Cda o i Cara) a un’assistenza immediata di chi arriva in Italia, ma all’integrazione di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale. Oggi però anche lo Sprar fa la prima accoglienza: dopo l’emergenza Nord Africa e l’aumento dei flussi migratori infatti il ministero dell’Interno ha cominciato a trasferire i richiedenti asilo appena arrivati direttamente nello Sprar, senza passare per i Cara sovraffollati.

Quali sono i centri in Italia?
Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa): Agrigento – Lampedusa, Cagliari – Elmas, Lecce – Otranto, Ragusa – Pozzallo
Centri di accoglienza (Cda) e i centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara): Gorizia – Gradisca d’Isonzo, Ancona – Arcevia , Roma – Castelnuovo di Porto, Foggia – Borgo Mezzanone, Bari – Palese, Brindisi – Restinco, Lecce – Don Tonino Bello, Crotone – Loc. S. Anna, Catania – Mineo, Ragusa – Pozzallo, Caltanissetta – Contrada Pian del Lago, Agrigento – Lampedusa, Trapani – Salina Grande, Cagliari – Elmas
Centri di identificazione ed espulsione (Cie): Torino, Roma, Bari, Trapani, Caltanissetta
Quali sono le differenze tra Mare nostrum e Triton?
Mare nostrum è stata un’operazione militare e umanitaria italiana partita il 18 ottobre 2013 col lo scopo di garantire la salvaguardia della vita in mare.
Triton è invece un’operazione condotta da Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere, alla quale partecipano 29 Paesi.
A differenza di Mare nostrum prevede il controllo delle acque internazionali solamente entro le 30 miglia dalle coste italiane.

– COSTI E FINANZIAMENTI PER L’ACCOGLIENZA –

Quali sono i costi dell’accoglienza?
Nel 2014 per l’accoglienza l’Italia ha speso 628 milioni di euro. Nel 2015 se ne prevedono 800.

Qual è il costo pro-capite per rifugiato?
Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno.

L’Unione Europea partecipa alle spese per la gestione dei migranti?
La Commissione europea ha recentemente stanziato 2,4 miliardi di euro per i prossimi sei anni. La fetta più rilevante, circa 560 milioni, è riservata all’Italia.
– I NUMERI DELL’EMERGENZA –

Quanti sono i migranti accolti oggi in Italia?
Il sistema d’accoglienza attualmente ospita 93.608 profughi, tra centri governativi e strutture temporanee regionali.

NOTA

Di altri 140.000 migranti si son perse le tracce e non se ne conosce l’identità.

Chi sono i migranti che arrivano sulle nostre coste?
Finora, nel 2015, sono per lo più eritrei (29.019), nigeriani (13.788), somali (8.559), sudanesi (6.745) e siriani (6.324). Dunque in gran parte migranti che hanno diritto a una qualche forma di protezione internazionale.

Come sono distribuiti oggi i migranti accolti in Italia?
Ecco le prime 10 regioni con le percentuali dei migranti accolti sul totale: Sicilia 16%, Lombardia 13%, Lazio 9%, Campania 8%, Piemonte 7%, Veneto 7%, Puglia 6%, Toscana 6%, Emilia-Romagna 6%, Calabria 5%.

L’Italia ospita troppi rifugiati?
“Il numero di rifugiati accolti dall’Italia rimane modesto se comparato a quello di altri Paesi in Europa e nel mondo – spiega l’Unhcr – in media, infatti, l’Italia accoglie un rifugiato ogni mille persone, ben al di sotto della Svezia (con più di 11 rifugiati ogni mille) e della Francia (3,5 ogni mille). Per non parlare di casi limite: in Medio Oriente il Libano, al confine con la Siria, ospita circa 1,2 milioni di rifugiati, pari a un quarto della popolazione del Paese”.
– LE PAROLE DELL’EMERGENZA –

Cos’è un rifugiato?
Lo straniero, che dimostri un fondato timore di subire nel proprio Paese una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, può ottenere questo tipo di protezione. Ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 è rifugiato “chi temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.

Chi sono i minori stranieri non accompagnati?
Per minore straniero non accompagnato si intende il minorenne che non ha cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione europea. In tal caso si applicano le norme previste in generale dalla legge italiana in materia di assistenza e protezione dei minori. I minori stranieri non possono essere espulsi, tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato.

Che differenza c’è tra migrante, profugo, rifugiato?
Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio Paese a causa di guerre o catastrofi naturali.
Rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951.
Un migrante è colui che sceglie di lasciare volontariamente il proprio Paese d’origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche.
Contrariamente al rifugiato, può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

– LA GESTIONE DEI MIGRANTI –

Quanto tempo ci vuole ad analizzare una domanda d’asilo?
Secondo la Guida pratica a cura del sistema SPRAR, le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale devono svolgere l’audizione per il riconoscimento dell’asilo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda e decidere nei successivi tre giorni. Tuttavia, stando alla stima della banca dati SPRAR, il periodo di attesa mediamente si aggira attorno ai 12 mesi.

Quante sono le commissioni territoriali?
Le Commissioni territoriali sono dieci, oltre alla Commissione Nazionale che ha compiti essenzialmente di indirizzo e coordinamento.

In quanti casi viene concesso lo status di rifugiato?
Mediamente nei paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande d’asilo esaminate. In Italia, il 58,5%.

Cosa succede nel frattempo?
Il diritto internazionale impone a ciascun Paese l’accoglienza dei richiedenti asilo fino all’accertamento – o al diniego – dello status di rifugiato. Nel caso italiano, la lunghezza dei tempi di valutazione delle richieste è uno dei punti critici, con effetti diretti sui tempi di permanenza nei centri di accoglienza anche per chi non avrebbe diritto alla protezione.

Cosa succede ai migranti a cui viene negato?
Contro le decisioni della Commissione territoriale si può ricorrere entro 15 giorni al Tribunale. Il Tribunale decide nel merito entro tre mesi con sentenza.

Se il tribunale nega lo status di rifugiato, cosa succede al migrante?
Una volta divenuta esecutiva la decisione, scatta l’espulsione dello straniero.

Come funziona l’espulsione? Chi paga?
L’espulsione, solitamente via aereo, è a carico dello Stato. I costi? Alti. Per ogni cittadino straniero rimpatriato, lo Stato italiano paga cinque biglietti aerei: quello dello straniero e quelli di andata e ritorno per i due agenti che lo scortano.
– LE LEGGI ITALIANE E LE NORME UE –

Esiste il reato di clandestinità?
Il reato di clandestinità non è ancora stato abolito. Secondo quanto si apprende da fonti di palazzo Chigi, il governo non ha ancora esercitato la delega contenuta nella legge n.67 del 2014 che affidava all’esecutivo il compito di abolire il reato di clandestinità introdotto nell’ordinamento dalla Lega nel 2009.

Come funziona oggi l’asilo in Europa?
Nonostante le sollecitazioni della Commissione europea per introdurre un diritto comune d’asilo, la norma oggi è il fai-da-te. È quanto fotografa una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa con il sostegno di Open Society Foundation. Partiamo dai numeri: nei Paesi Ue nel 2014 è stato accolto il 44,7% delle domande esaminate. Percentuale che varia molto da Stato a Stato: si passa dal 9,4% in Ungheria al 76,6% in Svezia. Ma quello che colpisce di più è altro: anche per le medesime nazionalità si riscontrano risultati diversi. A cominciare dai siriani (122mila richiedenti asilo in Europa nel 2014): le loro domande hanno percentuali di accoglimento molto alte in Svezia (99,8%), Francia (95,6%) e Germania (93,6%). Ben più basse in Ungheria (69,2%) e Italia (64,3%).

Cos’è il regolamento di Dublino?
Il regolamento di Dublino III sul diritto d’asilo, in vigore dal primo gennaio 2014, stabilisce che “una domanda d’asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III” del regolamento stesso. Salvo eccezioni, si tratta dello Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il primo ingresso nell’Unione europea.

Cosa prevede l’agenda Junker?
Approvata a maggio scorso prevede (tra le altre cose) di distribuire i rifugiati fra gli Stati membri, in situazioni di emergenza, secondo una ripartizione che tiene conto di quattro parametri: popolazione complessiva, Pil, tasso di disoccupazione e rifugiati già accolti sul territorio nazionale.
– L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA –

Quanti sono oggi gli immigrati in Italia?
Alla luce delle stime Istat per inizio 2015, gli stranieri residenti in Italia arrivino a quota 5 milioni 73mila, rappresentando l’8,3% della popolazione totale.

Chi sono i “nuovi italiani”?
Guardando alle nazionalità, si conferma la netta prevalenza di quella romena (22%), seguita da albanese (10,1%) e marocchina (9,2%).

Dove vivono gli immigrati?
Entrando nel dettaglio delle presenze territoriali, in tre regioni del Nord e una del Centro è concentrato il 57% dell’intera popolazione straniera: si tratta di Lombardia (22,9%), Lazio (12,5%), Emilia-Romagna (10,9%) e Veneto (10,5%).

Cosa fanno i migranti?
Sono impiegati nel settore dei servizi alla persona (39,3% sul totale degli occupati nel settore), degli alberghi e ristoranti (19,2%), delle costruzioni (18,0%), dell’agricoltura (17,1%), dell’industria in senso stretto (10,5%) e del trasporto (10,3%).

Quanti vanno a scuola?
Nell’anno scolastico 2013/2014, gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono 802.785 (di cui 415.182 nati in Italia), che corrisponde a un aumento, rispetto all’anno scolastico precedente, del 2,1%.

Quanti sono cittadini italiani?
Sempre più cittadini: le acquisizioni di cittadinanza nel 2012 sono aumentate rispetto all’anno precedente del 16,4% (65.383). Le province con il maggior numero di acquisizioni sono Milano, Roma, Brescia, Torino e Vicenza.

Come si acquisisce la cittadinanza italiana?
Per matrimonio: dopo due anni di convivenza e residenza legale in Italia successivi al matrimonio.
Per naturalizzazione: se si risiede legalmente in Italia per 10 anni.
Se nato in territorio italiano da genitori stranieri: risiedendo legalmente e ininterrottamente dalla nascita fino al raggiungimento della maggiore età.
Qual è il peso dei migranti sulla criminalità?
Dal 2000 al 2011, le denunce nei confronti di stranieri sono aumentate di ben il 339,7%, passando da 64.479 a 283.508, mentre il corrispondente aumento dei detenuti si riduce al 55,1% (da 15.582 a 24.174). Ma attenzione: “Riconsiderando l’aumento degli ingressi in carcere degli stranieri – si legge sul rapporto Caritas e Migrantes – questi dipendono per lo più dalla loro permanenza in Italia senza permesso di soggiorno e dalla non ottemperanza al decreto di espulsione da parte dei giudici, punita con una pena detentiva da uno a 5 anni”.

Gli immigrati sono un peso per l’Italia?
Stando alla Fondazione Leone Moressa, il bilancio tra tasse pagate dagli immigrati (gettito fiscale e contributi previdenziali) e spesa pubblica per l’immigrazione (welfare, politiche di accoglienza e integrazione, contrasto all’immigrazione irregolare) è in attivo di +3,9 miliardi di euro.

Qual
è il contributo dei migranti all’economia del Paese?
Il Pil creato ogni anno dai lavoratori stranieri ammonta a 123 miliardi di euro, pari all’8,8% del totale nazionale. Quasi il 50% è prodotto nel settore dei servizi.

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