573.-Se la Germania avesse vinto la guerra.

L’Euro è lo strumento già inventato dai nazisti per sottomettere l’Europa intera all’egemonia tedesca, realizzando il “pangermanesimo” che non si riuscì a realizzare con due guerre mondiali. Fuori dall’Euro significa liberarsi dall’euro nazismo dello scellerato “piano Funk”.

Scrive Antonio Maria Rinaldi dei contenuti del “Piano Funk”:

La Germania arbitra dei destini dell’Europa, avrebbe monopolizzato e condizionato ogni attività e iniziativa in questa aggregazione forzata e la popolazione sarebbe stata anche classificata con parametri culturali e sociali considerati tipici del popolo tedesco, nella ferrea convinzione-presunzione, che i propri metodi proposti, se adottati, si sarebbero rivelati di grande vantaggio anche per le altre nazioni.
Particolarmente interessanti i passaggi del discorso in cui Funk rivelava le specifiche del suo Piano riguardo alla questione della creazione di una nuova moneta (siamo nel 1940!), all’interno della quale prefigurava nella grande area economica che si sarebbe realizzata, un ruolo predominante del marco come conseguenza della potenza del Reich, con l’istituzione di una area valutaria che avrebbe portato a una “moneta generale” (testualmente così definita) a supporto di un graduale livellamento delle normative infra-nazionali a favore dello sviluppo dovuto all’espansione economica.
Tale “moneta generale” non sarebbe stata ancorata all’oro con un sistema analogo al gold-standard, ma sostenuta da un sistema di compensazione europeo fra l’import-export dei paesi partecipanti, dove naturalmente alla Germania sarebbe spettata l’assoluta determinazione dei relativi flussi attraverso l’imposizione della sua politica economica supportata dal predominio militare conquistato e consolidato.
Da evidenziare che il concetto di “moneta generale” espresso da Funk, si sposa perfettamente con l’idea della creazione di una area valutaria da imporre al Continente con funzione aggregatrice per effetto della forza delle regole poste a suo supporto.
Il ministro dell’economia nazista poneva le basi per una totale e assoluta forma di controllo e di condizionamento da parte della Reichbank mediante l’adeguamento delle politiche economiche di tutti gli altri Paesi a quelle dettate dalla Germania, autodefinitasi unica depositaria di superiori dogmi in grado di governare e guidare l’Europa.

Come ci spiega il prof. Paolo Savona, Funk prevedeva che la Germania divenisse il “paese d’ordine” in Europa, che il suo sviluppo fosse prevalentemente industriale, con qualche concessione per l’alleato storico, la Francia, e che gli altri paesi europei si concentrassero nella produzione agricola e svolgessero funzioni di serbatoio di lavoro; infine che le monete europee confluissero nell’area del marco, per seguirne le regole.

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Mi piace nel seguito ripubblicare, con il permesso dell’autore, un articolo dell’avv. Valerio Donato apparso in data odierna sul settimanale locale Il Canavese. Si tratta di una riflessione sul 25 aprile, la festa di liberazione da un progetto tedesco e da una sudditanza italiana con cui oggi torniamo a fare i conti, in un ripetersi inquietante di quelle circostanze. Celebrare il sacrificio dei partigiani e, al tempo stesso, ciò contro cui i partigiani hanno combattuto è l’indice di un ribaltamento ideologico dove l’automatismo dei simboli prevale sulla storia, condannandoci a riviverla.

***

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Il 25 aprile 1945 finiva l’occupazione tedesca iniziata con l’armistizio dell’8 settembre 1943. Per tutti questo giorno è l’occasione per ricordare le atrocità commesse durante i due anni di guerra di civile. Io invece voglio provare ad immaginare come sarebbe stata l’Europa qualora Hitler avesse vinto la sua guerra.

La Germania (ancora oggi stato federale, unificato dal cancelliere prussiano Otto Von Bismark che, sconfitte Austria – con l’aiuto dell’Italia – e Francia, fece incoronare nel 1871 Guglielmo I imperatore) ha storicamente sempre avuto mire di egemonia sull’Europa continentale (il Sacro Romano Impero o Reich). Il 21 gennaio 1904 fu creata a Berlino la Mitteleuropäischer Wirtschaftsverein, finalizzata all’integrazione economica degli imperi Tedesco e Austro-Ungarico con Svizzera, Belgio e Lussemburgo. Nel 1915 il saggio “Mitteleuropa” di Naumann indicò la necessità di stabilire al termine della guerra, una grande area economica Centro-Europea. Persa la grande guerra le aspirazioni di pangermanesimo vennero resuscitate dai nazisti e affidate al ministro plenipotenziario dell’economia, governatore della banca centrale e consigliere della pianificazione del III Reich, Walther Funk.

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Il governatore della banca centrale e consigliere della pianificazione del III Reich, Walther Funk. Funk venne portato davanti alla corte di Norimberga, ed accusato di cospirazione contro la pace; la pianificazione di guerra di aggressione, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.Walter Funk è stato uno dei più importanti promotori dell’idea di una Comunità Economica Europea e dell’Unione europea, in seguito sostenuto dagli americani attraverso il Piano Marshall e da Helmut Kohl e François Mitterrand nel 1993 (Trattato di Maastricht).ndr.

Il Piano Funk prevedeva una grande area economica, un graduale livellamento delle normative infranazionali e un’unica moneta comune, basata sulla compensazione fra import-export dei paesi membri, dove la Germania avrebbe imposto i relativi flussi (avrebbe quindi svolto la funzione di banca centrale).

Il Neuordnung Europas, Nuovo Ordine dell’Europa, avrebbe portato la subordinazione dell’apparato produttivo di tutto il continente europeo in funzione della supremazia della Germania.

In particolare l’industria, soprattutto quella pesante, si sarebbe concentrata in Germania e in parte nel nord est della Francia (l’Alsazia e la Lorena storiche regioni a forte presenza tedesca), mentre il resto d’Europa avrebbe dovuto fornire prodotti agricoli e forza lavoro.

In un tale contesto è facile immaginare che i paesi esterni avrebbero iniziato ad importare i prodotti ad alto valore aggiunto dell’industria tedesca accumulando forti deficit nella bilancia dei pagamenti, solo in parte compensati dalle esportazioni di materie prime, dei prodotti dell’agricoltura e dalle rimesse degli emigrati. In Germania, pertanto, si sarebbero accumulatati enormi surplus commerciali i cui proventi sarebbero stati reinvestiti nei paesi periferici proprio per finanziarie le cospicue importazioni di questi ultimi.

Le banche dei paesi perdenti avrebbero di conseguenze accumulato forti passività con l’unità di compensazione centrale tedesca (la banca centrale di tutto il sistema) portando ad una situazione altamente instabile ed esplosiva.

Un’eventuale shock esterno (che potremmo ipotizzare in una serie di fallimenti di un’area esterna all’unione – ad esempio gli USA con i quali a guerra finita si sarebbero ripresi normali rapporti commerciali) avrebbe potuto fare da detonatore, portando i creditori tedeschi ad esigere i loro crediti dai paesi periferici, nei quali si sarebbero dovute intraprendere politiche atte a limitare le importazioni (che potremmo chiamare riforme strutturali per guadagnare competitività) basate su una forte tassazione dei privati e un cospicuo taglio della spesa pubblica (riducendo il reddito disponibile si vanno a ridurre i consumi e quindi anche le importazioni).

Per fortuna Hitler perse e Funk, processato a Norimberga, fu condannato all’ergastolo, altrimenti oggi magari vivremmo sotto un’unica bandiera con tante croci uncinate a rappresentare gli stati soggiogati e una generalizzata deflazione con conseguente disoccupazione, calo dei redditi e distruzione di risparmi.

Ogni riferimento ad Unioni attuali, realizzate con trattati internazionali invece che con carri armati, ovviamente è puramente casuale.

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E’ facile rilevare una corrispondenza fra il piano nazista e i padri dell’Unione europea. Alcide De Gasperi è annoverato fra i fondatori dell’Unione europea.

Alcide De Gasperi è stato un protagonista della ricostruzione politica ed economica dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale e leader dei governi di centro formatisi a partire dal 1947.

Dato che alla sua nascita il territorio trentino apparteneva ancora all’Impero austro-ungarico (anche se di lingua italiana), è proprio nella vita politica austriaca che il giovane De Gasperi inizia a muovere i primi passi di quella che fu una lunga e fortunata carriera politica.

Nei primi giorni del Regime Mussolini in Italia, l’allora giornalista De Gasperi apparteneva al mondo cattolico del Vaticano, che ha sempre collaborato e mantenuto uno stretto contatto con il Regime e con Mussolini. Il giorno che Mussolini salì al potere, camion carichi di suore sfilarono per le vie di Roma, dando il saluto fascista, che indicava l’atteggiamento del Vaticano in cui De Gasperi ha lavorato. Nel 1930, De Gasperi era bibliotecario in Vaticano, che diventò il primo stato a riconoscere il regime nazista e a firmare il suo famigerato Concordato con la Germania di Hitler nel 1934.

Anche durante l’occupazione nazista, De Gasperi fu coinvolto in intrighi contro parti della Resistenza, al fine di rompere i legami fra la sinistra cattolica e i partigiani comunisti. Nel 1943 le sorti della guerra si volsero contro le potenze fasciste; De Gasperi cercò di reinventarsi con la fondazione del Partito della Democrazia Cristiana italiano.

Dopo la caduta del Regime Mussolini, ricoprì la carica di ministro degli Esteri dal dicembre 1944 al dicembre 1945, quando formò un nuovo gabinetto.

In qualità di presidente del consiglio, carica che manterrà fino al luglio del 1953, De Gasperi favorì e guidò una serie di coalizioni di governo, composte dal suo partito e da altre forze moderate del centro. De Gasperi si adoperò per la fine dei procedimenti penali contro i sostenitori del Partito Nazionale Fascista di Mussolini. Contribuì all’uscita dell’Italia dall’isolamento internazionale, favorendo l’adesione al Patto Atlantico (NATO) e partecipando alle prime consultazioni che avrebbero condotto all’unificazione economica dell’Europa. Nel 1952 fu insignito del Premio Carlo Magno nazi-fondato, il premio principale per coloro che hanno contribuito alla costruzione dell’Unione europea.

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