569.-L’AFRICA EMIGRA, SI SPOPOLA, MA IN AUSTRIA TRIONFA L’IDENTITA’ EUROPEA, E VOI?

l’invasione è anche l’ennesima razzia della finanza maledetta occidentale ai danni del continente nero.3289-1

 
Un governo di impostori, di traditori della Costituzione sbarca dalle nostre navi migliaia di africani al giorno. Gente senza un futuro, che inganniamo senza ritegno. E’ l’invasione; ma è anche l’ennesima razzia della finanza maledetta occidentale ai danni del continente nero. A dispetto delle guerre civili, religiose, dei dittatori, della corruzione e della disoccupazione e, quindi, della fame e della povertà, l’Africa è un continente in cui investire. L’esperienza dell’imprenditoria italiana nelle grandi opere e nelle costruzioni civili, il fascino del “Made in Italy” soprattutto nel campo artigianale, alimentare, ma anche in settori strategici come: la sicurezza, il trasporto aereo, il turismo, consentono di affrontare la concorrenza delle imprese cinesi, brasiliane, sud coreane ed essere pronti a cogliere l’esplosione di un annunciato boom economico del continente.
Oggi, più di ieri, è necessario che un tale obiettivo sia affrontato con il sostegno della politica estera, italiana ed europea e sia affiancato, se non addirittura preceduto, dall’impegno degli istituti di credito; che, non solo, sostengano e forniscano all’impresa il loro supporto professionale in loco, ma siano rapidi nel cogliere e propagandare ogni possibile sviluppo connesso con l’operazione e opportuno. Il quadro delineato presuppone la definizione di un codice etico che escluda gli avventurieri e gli imprenditori senza scrupoli e sia in grado di isolare quelle persone del luogo che hanno costruito intorno alla corruzione la loro attività. Ma abbiamo accennato all’importanza della politica estera e dell’Europa, non per abbracciare una politica, ma perché la situazione dei conflitti in atto a livello mondiale richiede una visione panoramica e consapevole della sua evoluzione, di nazione in nazione. Sarebbe deprecabile sotto tutti i punti di vista che si iniziasse una start up, per, poi, doverla concludere precipitosamente dopo pochi mesi.”….

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Scrivevo queste note, a margine di una cena con amici rotariani, quando mi son giunte le accuse di xenofobia e razzismo lanciate al candidato dell’estrema destra alle presidenziali austriache Norbert Hofer, non meno che a Donald Trump e a Matteo Salvini per i contenuti del loro incontro a Filadelfia sul problema dei migranti. L’FPO di Hofer è il partito dell’euroscetticismo e anti-immigrazione e gli incidenti che si stanno verificando al Brennero soffiano in suo favore. Hofer ha minacciato, se eletto, di sfiduciare il governo se non adotterà misure più restrittive sui migranti. Bisogna viaggiare in Austria, nell’ordine e nella civiltà, per comprendere il senso di queste affermazioni e di questo successo elettorale. Bisogna inchinarsi dinanzi a questa religiosa custodia della propria identità del popolo austriaco e parliamo di poco più di sei milioni di persone, unite nella tradizione, nella legalità, che noi possiamo solo invidiare. Me ne frego delle accuse di xenofobia di quattro sciaghettate e sciaghettati che ripetono a pappagallo l’imbeccata del partito, per riceverne i favori.

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Apprezzo, speranzoso, il commento entusiasta di Matteo Salvini: “Provo immensa gioia per il grande risultato che si sta delineando in Austria per il nostro storico alleato Fpoe”, ha detto. “Quel che mi sconcerta – ha aggiunto – è il pressapochismo con cui vengono definiti destra xenofoba e razzista dai media”. Subito dopo è arrivata anche l’esultanza del leader dell’estrema destra olandese, Geert Wilders. E’ difficile mantenere una posizione apolitica, sia pure senza prendere partito. Oggi, più che mai, avverto la difficoltà di seminare consapevolezza nei compagni di vita. La politica europea e dei nostri governi crea imbarazzo. Essa ha implicitamente creato e alimenta questo clima di insicurezza, con la sua linea subalterna a un disegno più grande e mondiale; tanto grande da far apparire visionario chi lo legge, ma sempre più evidente, giorno dopo giorno. Altro che parlare di accoglienza e integrazione. Dovremo difenderci dai nostri stessi compatrioti. Sbarrare le porte di casa non basta più. E’ tardi. Ma chiudo questa riflessione con un moto di coraggio. Guardiamo avanti e cerchiamo di seminare più consapevolezza della nostra identità e più lavoro. La sola finanza non basta a ricompattare lo zoccolo su cui posa una nazione e conduce al disordine sociale e alla miseria. Se è questo proprio ciò che vogliono, ebbene ribelliamoci. Facciamo ordine e pulizia intorno a noi, abbandonando tutti quelli che bramano dalla politica e dalla cosa comune il loro tornaconto e ripartiamo da ciò che ci ha generato e ci unisce: fraternamente..

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