563.-RENZI BALLA PER LA VITTORIA, MA HA PERSO GIA’ IL REFERENDUM DI OTTOBRE

da VENETO UNICO, un laboratorio per ripartire,
mario donnini 18 aprile 2016

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Certo, sarebbe stato meglio se il quorum fosse stato centrato. Ma con tutta la disinformazione, il reato della dissuasione al voto e anche con la politicizzazione poco chiara del referendum, l’affluenza è stata alta. Chi ha capito la posta in gioco, dimostrando senso civico è andato a votare. A una prima analisi politica e senza nulla togliere al risultato, la soddisfazione di Renzi ha un sapore propagandistico. Primo perché al referendum “costituzionale” di ottobre non ci sarà quorum e, ieri, i “SI” hanno registrato l’85,15%; secondo, perché la percentuale del 31,18% è stata raggiunta con 14 milioni di voti e voglio ricordare che il sostegno di Renzi si fondò su solo 11 milioni. Di più, oltre ai 16 milioni di voti contrari alla sua politica, l’astensionismo e la disaffezione dovrebbero costituirgli una seria preoccupazione, perché significa che lui, espressione di un parlamento illegittimo e “riformatore fuori legge” della Costituzione, è carente anche nella legittimazione popolare, fondamento della democrazia. Insomma, guardando al futuro, con un occhio al significato politico di questa consultazione, Renzi e Napolitano hanno poco su cui brindare, a parte il dato che soltanto 16 milioni di elettori hanno disatteso i loro inviti, preferendo esercitare il loro diritto. Chi ha voluto non votare, avrà, comunque, di che lamentarsi di questo regime; ma ricordi che la partecipazione è una delle prime regole della democrazia. Chi sa se qualche Procuratore della Repubblica, vorrà onorare la sua funzione, procedendo verso chi ha violato:

1) l’ Articolo 48 della Costituzione: “Votare è un dovere civico”;

2) l’Articolo 98 del Testo Unico delle leggi elettorali per la Camera, cui rinvia la legge che disciplina, appunto, i referendum: “Chiunque sia investito di un potere, servizio o funzione pubblica è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni se induce gli elettori all’astensione.”

Sorprende che Napolitano, che non è un giovanotto e che della emerita carica deve rispettare anche i doveri, abbia avuto a mente questa legge, definendo “pretestuoso” il referendum e di fatto invitando gli elettori a disertare le urne. E, visto che siamo tutti liberi di esercitare o meno i nostri diritti, ma non lo sono coloro che rivestono una responsabilità istituzionale, in virtù del loro ascendente, sorprende anche il Presidente della Repubblica in carica, che è andato a votare tardissimo, alle 20.48, quando è stato certo che non avrebbe portato con se nessuno, dando luogo, appunto, a interpretazioni inopportune e confermandosi per il Presidente di se stesso.

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