516.-BANCHE: DALLA POPOLARE DI VICENZA ALLA CARIGE, AL RITMO INDICATO DALLA BCE.

Chi avrebbe mai detto che le banche italiane avrebbero avuti problemi e fatto vacillare la fiducia dei risparmiatori? Oltre l’80% dei cinquemila soci della Popolare di Vicenza ha votato a favore del piano in tre punti per il risanamento della banca sull’orlo del fallimento: aumento di capitale da 1,76 miliardi, trasformazione in SPA e quotazione in Borsa. Così come indicato dalla lettera della BCE che, altrimenti, paventava l’attivazione del meccanismo di risoluzione bancaria fino al bail-in. Nonostante l’ok al piano le difficoltà sono tutt’altro che terminate per la Popolare di Vicenza che a breve dovrà fare i conti con il mercato che, nonostante il timido miglioramento, resta molto volatile soprattutto quando si parla di sistema bancario. Ma disinnescato il rischio di risoluzione della Popolare da parte della BCE, chi sarà la prossima banca sotto il mirino della Banca centrale europea? Tra le papabili c’è banca Carige che, la scorsa settimana, ha ricevuto una missiva proprio da Francoforte.

Popolare di Vicenza: ok al piano in tre punti

Sabato 5 marzo l’assemblea dei soci della banca Popolare di Vicenza è stata chiamata a decidere se scegliere la strada del risanamento indicato dalla BCE oppure lasciare che intervenisse il meccanismo di risoluzione europeo con tanto di famigerato bail-in. La missiva della BCE in effetti lasciava poco spazio alla fantasia. Soci, azionisti, dipendenti sono stati messi alle strette di una scelta difficile.

L’assemblea, svoltasi in un capannone industriale della Perlini Equipement a Gambellara, ha visto momenti di tensione e disperazione da parte di soci pensionati che hanno raccontato di aver perso tutto. La sfiducia nei confronti della banca, della gestione da parte dei vertici (indagati per una collezione di reati) è alle stelle, ma l’esito del voto sembrava scontato. O bere l’amaro calice del nuovo aumento di capitale oppure affogare nel mare del salvataggio europeo. All’assemblea era presente soltanto una minima parte degli oltre 100mila soci della Popolare di Vicenza che hanno visto il valore delle azioni precipitare dai 62 euro del 2014 a 6,3 euro del diritto di recesso (oltretutto sospeso dall’istituto). E i rischi al ribasso per il valore delle azioni della Popolare di Vicenza non sono ancora finiti. Il vero prezzo, infatti, lo farà il mercato.

Il primo scoglio è il rafforzamento del capitale e la raccolta di 1,76 miliardi per portare il CET ratio 1 oltre il 10%, il limite inferiore fissato dalla BCE, (attualmente è al 6,6%). Tra fine marzo e i primi di aprile poi sarà indicata la forchetta di prezzo minimo e massimo influenzato dai mercati e dai sondaggi che la banca svolgerà tra i possibili investitori. Il valore minimo però, al contrario del massimo, non sarà vincolante, ma potrà subire ulteriori ribassi nel caso in cui la domanda degli investitori si rivelasse inferiore alle attese.

Ma la soddisfazione resta fra le pagine dei giornali. Come volete che sia soddisfatto un pensionato che aveva depositato 60.000 euro e se ne ritrova 6.000? Meglio, cento volte meglio, il fallimento.

Iniziato l’iter per il risanamento della Popolare di Vicenza (fermo restando tutte le incognite del caso), la domanda è: chi sarà la prossima banca sotto osservazione da parte della BCE? La risposta sembra essere arrivata la scorsa settimana proprio dall’istituto di Francoforte che ha inviato una lettera a banca Carige. La banca ligure è tornata nel mirino della Banca centrale europea che chiede ai vertici un nuovo piano industriale che tenga conto del “deterioramento dell’attuale scenario”. L’obiettivo indicato dalla BCE è di ridurre i rischi per l’istituto e rafforzarne la solidità tramite un nuovo piano industriale che riporti i requisiti di banca Carige in linea con quelli richiesti dall’istituo di vigilanza.

Intanto la BCE ha chiesto di rivedere il bilancio 2015, in particolare, le perdite sono salite da 44,6 milioni a 101,7 milioni. La notizia non è piaciuta al mercato che venerdì scorso ha fortemente penalizzato banca Carige che ha chiuso la seduta con perdite nell’ordine del 10%. La banca ha cercato di tranquillizzare il mercato rispondendo con una nota alla lettera della BCE. Carige ribadisce “l’adeguatezza delle strategie” e della “dotazione di liquidità” utile a “fronteggiare i rischi correnti e prospettici anche nel nuovo deteriorato scenario di riferimento”. Intanto, però, promette la nota, nella prossima assemblea sarà nominato un consiglio di amministrazione in grado di fare le giuste scelte strategiche per favorire lo sviluppo della banca.

Questa mattina la Borsa italiana ha aperto in calo spinta al ribasso soprattutto dal comparto bancario con tutti i principali titoli in rosso: banca Carige perde oltre l’1,6%. Nonostante le rassicurazione, è chiaro che le complicazioni per il sistema bancario italiano non sono ancora finite e dubito che finiranno fino a che, almeno, resteremo nell’eurozona. Infatti, Vi pongo dinanzi a questa evidenza: La BCE persegue politiche di austerità, finalizzate a demolire gli Stati nazionali e vieta allo Stato di intervenire a sostegno degli istituti di credito; poi, mano a mano che sci scenari si deteriorano, inizia il pressing sugli istituti a rischio, ma che gli Stati potrebbero sostenere, salvaguardando i risparmiatori. Infine, le soluzioni sono il collocamento degli istituti sul mercato a prezzo di bancarotta, l’azzeramento dei depositi di risparmiatori e clienti e l’aumento di capitale. Tutto si conclude con l’acquisto dell’istituto sul mercato azionario da parte di un gruppo straniero. Piove sempre sul bagnato o ci siamo bolliti il cervello?

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