514.- Come mai i piloti americani non colpivano l’ISIS? Ordini dall’alto (di McCain?)

Che la campagna di bombardamenti della coalizione a guida Usa contro l’ISIS in Iraq ma soprattutto in Siria decisa oltre un anno fa dall’amministrazione Obama sia stata un disastro, è stato scritto da varie parti. Anche da Underblog.

Una stranezza, considerando l la pluriennale esperienza militare dell’America e la grande capacità di intelligence, sorveglianza e riconoscimento dell’esercito più potente del mondo.  Eppure dopo migliaia di raid aerei Daesh, prima dell’arrivo dell’aviazione russa, era più che mai vivo e vegeto. Un fallimento inesplicabile. Un post recente spiega l’arcano. Citando “report di piloti americani e fonti su e giù nella catena di comando del Pentagono”.  Il post è firmato da Gordon Duff, patron del sito VeteransToday,   blog che conta su fonti ex militari ed ex agenti di intelligence  – Duff  stesso è un ex marine che ha combattuto in Vietnam  – molto critico sulla politica della Casa Bianca e ancor più dei repubblicani.  C’è chi ne prende distanza. In questo caso le testimonianze dei piloti in forza in Siria e Iraq citate, sia pure in sintesi, rendono la denuncia interessante.  Non solo.

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Il dito puntato contro (il solito) McCain.

Le altre fonti “su e giù nella catena di comando del Pentagono” inducono Duff a sostenere una tesi nettissima già a partire dal titolo: ” Come John McCain ha azzoppato la guerra di Obama all’ISIS”.  Una storia “ leaked out of Washington”, filtrata dalla capitale, che accredita il senatore repubblicano, “incaricato dal corrotto congresso americano di supervisionare i programmi del Pentagono, di far deragliare la ‘campagna di bombardamenti della coalizione’ in Siria e in Iraq”.

Tesi quanto meno plausibile, come vedremo (il ”corrotto” allude ai finanziamenti industriali alla politica). Che McCain, senatore dal 1987, candidato alla presidenza Usa nel 2000, presieda il potente Committee on Armed Services del Senato e sia anche un membro del Committee on Homeland Security and Governmental Affairs, è un fatto.  Che sia un falco  guerrafondaio, legato a senatori e congressisti altrettanto falchi come Joe Liberman e Lindsay Graham nonché al gruppo dei neocons, ma anche ad esponenti dem, non è una novità. Come non lo è la sua opposizione all’accordo con l’Iran, il suo ruolo di punta in gran parte dei progetti americani di destabilizzazione – dalle ‘primavere arabe’ al regime change in Ucraina, ruolo testimoniato perfino da fotografie,  sembra ormai  assodato

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