507.-CEDUTO MARE DI SARDEGNA, CAPRAIA, ELBA E PIANOSA AI FRANCESI. CAMBIANO I CONFINI GRAZIE A RENZI, MA SUL GAS E’ SILENZIO.

Parliamo dell’Accordo sottoscritto a Caen dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e dall’omologo francese Laurent Fabius, sui confini marittimi. Dice la nota della Farnesina: “L’accordo non cambia i confini”. “Per il mare territoriale tra Corsica e Sardegna, è stato completamente salvaguardato l’accordo del 1986, inclusa la zona di pesca congiunta“. Sembra una nota destinata a chiudere le polemiche in merito all’accordo di Caen, dopo i recenti episodi del peschereccio ligure sequestrato dalla Francia e di quello sardo a cui è stato intimato di uscire dalle acque territoriali francesi a nord della Sardegna, divenuti oggetto di interrogazioni parlamentari nelle quali si accusa il governo di “svendere il mare” ai francesi. La Farnesina, in questa nota, non accenna per nulla al gas e al petrolio di quei fondali. Non per caso, ha scelto il burocratese: la nota, infatti, “Richiama i punti emersi nella risposta del Sottosegretario agli affari esteri Benedetto Della Vedova alla interpellanza parlamentare n. 2-01268 del 12 febbraio”, ricordando che l’accordo di Caen con la Francia (non ancora ratificato) segue le convenzione dell’Onu sui diritti del mare. Come si vede, il “Lo vuole l’Europa” ha fatto scuola e anche la Farnesina ha imparato a scaricare le proprie responsabilità sulle norme internazionali.

francia-italia-mare-sardo-svenduto-372x221

L’Accordo di Caen – vi si legge – “è stato firmato il 21 marzo 2015, dopo un lungo negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012, per far fronte a un’obiettiva esigenza di regolamentazione anche alla luce delle sopravvenute norme della Convezione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (Sic). Al negoziato sulla base delle rispettive competenze hanno partecipato anche tutti i Ministeri tecnici – inclusi quelli che hanno responsabilità in materia di pesca, trasporti ed energia – che hanno avuto modo di formulare le proprie autonome valutazioni”. “Considerata la sua natura, l’Accordo di Caen è sottoposto a ratifica parlamentare e, pertanto, non è ancora in vigore. Per quanto riguarda, in particolare, i contenuti dell’Accordo, il tracciato di delimitazione delle acque territoriali e delle restanti zone marittime – scrive ancora il Ministero degli Esteri – riflette i criteri stabiliti dall’Unclos, primo fra tutti il principio della linea mediana di equidistanza. Nel corso dei negoziati che hanno portato alla firma dell’Accordo, la parte italiana ha ottenuto di mantenere immutata la definizione di linea retta di base per l’arcipelago toscano, già fissata dall’Italia per la delimitazione del mare territoriale nel 1977. Inoltre, per il mare territoriale tra Corsica e Sardegna, è stato completamente salvaguardato l’accordo del 1986, inclusa la zona di pesca congiunta. Anche per quanto riguarda il confine del mare territoriale tra Italia e Francia nel Mar Ligure, in assenza di un precedente accordo di delimitazione, l’Accordo di Caen segue il principio dell’ equidistanza come previsto dall’Unclos”. “Come ovvio nel corso della procedura di ratifica, tutte le osservazioni e le proposte del Parlamento e delle Amministrazioni interessate, relative all’accordo potranno essere opportunamente valutate”, conclude la nota.

pescatori-sardi-rivolta-641x280

“I confini marittimi della Sardegna non sono cambiati rispetto a quelli del 1986 e le attività di pesca delle nostre imbarcazioni non subiranno modifiche, afferma il senatore del PD Silvio Lai. La Francia aveva già ammesso l’errore del sequestro del peschereccio ed ora la nota del ministero degli esteri chiarisce senza ombra di dubbio che quell’intesa non svende i mari della Sardegna ma colma un vuoto giuridico, considerato che la norma di riferimento era ancora datata 1892. Poiché Italia e Francia fanno poi parte dell’Onu hanno dovuto adeguare e definire i propri confini alla convenzione Anclos del 1986 che impone regole precise quanto condivise in tutto il mondo.

In sede di discussione alla Camera sul cosiddetto “collegato agricolo”, sono stati accolti dal Governo due ordini del giorno, presentati da Michele Piras di Sel e dal Pd, in merito al trattato Italia-Francia. Bocciato, invece, un odg del deputato di Unidos, Mauro Pili, che puntava alla modifica e/o revoca dell’accordo firmato con i cugini d’oltralpe. “Il nostro ordine del giorno – spiega Piras – impegna il Governo ad impedire ulteriori abusi operati dalle autorità francesi e a farsi carico del futuro, del lavoro e delle sorti dei pescatori, sia quelli liguri che quelli della Sardegna settentrionale, in maniera tale che non debbano essere loro a pagare il prezzo di un trattato internazionale, sottoscritto evidentemente in fretta e furia, senza adeguatamente considerare le concrete ricadute sul territorio. Quando le Camere, come è obbligatorio che sia, dovranno discutere del trattato, saremo vigili – promette il parlamentare sardo – nel verificarne le conseguenze reali e l’atteggiamento del Governo, in assenza di garanzie concrete per i nostri lavoratori del mare. Nessuna cessione, quindi, secondo il PD, del nostro mare ai francesi”. Silenzio sui giacimenti sottomarini, dunque.

ANCHE LA TOSCANA E LA PROVINCIA DI LIVORNO CAMBIANO I LORO CONFINI NAZIONALI, CEDUTE PORZIONI DI MARE AI FRANCESI.

arcipelago-toscano

Ma non ci sono solo pezzi del mare della Sardegna e a largo della Liguria tra i regali fatti dal governo Renzi alla Francia. Anche una parte di mar Tirreno a largo dell’isola di Capraia non è più italiana, stando a quanto ha detto l’assessore regionale della Toscana,Marco Remaschi: “Sono state cedute porzioni di superficie marina per 339,9 kmq e acquisite per 23,85 kmq con una diminuzione di 316,05 kmq”. La conferma dell’assessore è arrivata in risposta a un’interrogazione del leghista Claudio Borghi, che ha preteso chiarimenti proprio su quell’accordo tra Roma e Parigi per la cessione di acque territoriali italiane. Le acque italiane cedute, secondo l’assessore toscano, sono davanti alle coste toscane, all’isola di Capraia, mentre quelle acquistate si trovano davanti alle isole d’Elba e di Pianosa. La perdita per l’Italia non è solo in termini territoriali, ma anche dal punto di vista naturalistico: “Le risorse contenute nel tratto di mare interessato – ha detto ancora l’assessore Remaschi, facendo riferimento al Santuario per i mammiferi marini – sono di altissimo pregio naturalistico. L’accordo Italia-Franca sembra penalizzi in maniera rilevante il settore della pesca professionale marittima”.

E, invece, altro che pesca! c’è lo sfruttamento di gas e petrolio nel Mar di Sardegna al centro dell’accordo italo-francese  il 21 marzo 2015. Il testo del trattato (leggi il documento in italiano e in francese) non potrebbe essere più chiaro: “Se un giacimento di risorse naturali si estende su entrambi i lati della linea di delimitazione della piattaforma continentale e se le risorse situate su un lato di questa linea possono essere sfruttate da impianti situati sull’altro lato, le parti cercano di accordarsi sulle modalità di valorizzazione di tale giacimento nel modo più efficace possibile”.

Impossibile, dunque, non collegare l’accordo di Caen (non ratificato dal parlamento italiano e pertanto non ancora in vigore) al permesso di ricerca per idrocarburi della società norvegese Tgs Nopec sui 20.000 chilometri quadrati compresi tra le Baleari e le coste nord-occidentali dell’Isola. Anche perché a poche miglia di distanza dal lato nord dell’area perimetrata dai norvegesi corre il confine delle piattaforme continentali dei due stati.

capri1

Il gas prima di tutto, ma non se ne parla. Insomma, il gas prima di tutto, solo che nessuno lo dice. Ad eccezione del sottosegretario agli Esteri Benedetto della Vedova, che il 12 febbraio risponde così all’interrogazione della deputata Silvia Benedetti (M5s): “L’accordo di Caen – spiega Della Vedova – non disciplina solo i confini marittimi, ma modifica altresì le modalità di sfruttamento di eventuali giacimenti di risorse del fondo marino o del suo sottosuolo, situati a cavallo della linea di confine”.

images

Ricerche anche a sud di Marsiglia, poi Parigi blocca tutto. In passato, la Francia ha pensato seriamente alla possibilità di sfruttare i giacimenti sottomarini del Mediterraneo occidentale. Fino al settembre del 2015 era attivo un permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi a sud di Marsiglia, a poche miglia marine dalla linea di confine tra Italia e Francia. Il permesso di ricerca “Rhone-Maritime” è stato concesso dal governo francese alla Tgs Nopec – la stessa società che oggi ha chiesto al ministero dell’Ambiente il permesso di effettuare indagini sismiche nel Mar di Sardegna – nel 2002. Ed è curioso notare che, in quegli stessi anni, la società norvegese ha utilizzato le bombe ad aria compressa conosciute come airgun al largo delle coste sarde, proprio per individuare i giacimenti di idrocarburi. Anche nei pressi della linea di confine marittimo tra Italia e Francia.

LEGGI ANCHE: Quando nel 2001 l’air gun bombardò (nel silenzio) il mar di Sardegna

I permessi di ricerca nel mar francese sono poi passati alla Noble e alla Melrose Mediterranean Limited, succursale della scozzese Melrose Resource e, infine, all’irlandese Petroceltic in seguito all’acquisto della Melrose nel 2012. In quello stesso anno, gli irlandesi hanno richiesto la proroga del permesso di ricerca, ma il governo ha definitivamente rigettato l’istanza nel settembre 2015 dopo tre anni di silenzio. E l’area a sud di Marsiglia è scomparsa dalle mappe francesi che aggiornano le autorizzazioni rilasciate alle società dell’oil&gas. “Poco male”, avranno pensato gli irlandesi, visto che un documento rivela lo scarso interesse della società per il permesso di ricerca francese.

petrolio-croazia

In bilico tra passato e futuro. E la Petroceltic abbandona le Isole Tremiti. Quello della Petroceltic non è un nome nuovo in Italia: lo scorso dicembre, la società ha infatti ottenuto dal governo italiano un permesso di ricerca a largo delle Isole Tremiti. Ma di recente ha rinunciato alle indagini geofisiche nell’Adriatico, perché la quotazione del petrolio impone un ridimensionamento degli interventi. Insomma, da una parte c’è il crollo del prezzo del petrolio, dall’altra l’impegno della comunità internazionale a ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili (salvo retromarce sempre in agguato), come emerso nell’ambito della conferenza sul clima Cop 21. In mezzo, invece, ci sono le coste di Sardegna e Corsica, terre senza gas, ma con un potenziale da fonti rinnovabili tale da poter avviarsi verso un futuro energetico sostenibile.

Piero Loi

Fonte Quotidiano Libero

Intanto, aumentano le voci di coloro che vedono un nesso tra le cessione del mare ai francesi e i referendum italiani per bloccare le trivellazioni del mare per la ricerca di risorse quali petrolio e gas.

mare-italia-francia-ape

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...