484.- FOSSE CHE FOSSE CHE SI TORNA A LAVORARE?

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Non credo che saremo dimissionati perché lo scopo dell’Unione europea è proprio quello di sottometterci e predarci tutto il possibile. A questo scopo sono rivolte la crescita smisurata del debito pubblico (non più sovrano), le spese fuori di ogni logica, come il salotto volante, le portaerei, gli F-35 non più invisibili, le svendite di secolari assetti strategici industriali, l’invasione di massa, le depenalizzazioni alla faccia della sicurezza, la decostituzionalizzazione, con l’assalto al risparmio e l’abbandono del principio lavoristico in favore della competitività e del profitto a scopo di profitto, l’assoggettamento della RAI al potere esecutivo e potrei continuare. Credo, piuttosto, che Renzi non possa garantire più alla finanza speculativa mondiale di poterci sprofondare del tutto nel baratro e che sia prossima la sua sostituzione con il 4° governo di nominati o delle banche, come preferite, alla faccia della nostra partecipazione alla vita politica della Nazione (art. 49 Cost.). Cosa ve le ricordo a fare tutte queste fattispecie di reato? Tranquilli, parlate pure di unioni “civili” e seguitate a twittare il vostro malcontento.

Come che sia, intanto, il Financial Times scrive:

La permanenza del’Italia nell’Eurozona non è più sostenibile o, per lo meno, non lo è a lungo termine. Dopo le turbolenze della Grecia (vedi su <associazioneeuropalibera.wordpress.com> secondo l’analista tedesco Wolfgang Munchau, il sistema europeo potrebbe essere messo a rischio anche dall’Italia di Matteo Renzi. Che, incapace di realizzare riforme che rilancino il sistema Italia, cerca di invertire la rotta alzando la voce nei confronti di Bruxelles e Berlino. “La Grecia può essere l’esempio più brutale, ma non è l’unico paese esposto a crisi sovrapposte – spiega Munchau sul Financial Times – non è nemmeno il più importante davanti a questo dilemma. Questo sarebbe l’Italia”.

“Mentre i problemi di Roma sono diversi da quelli della Grecia – spiega l’analista tedesco – la sostenibilità a lungo termine del paese nella zona euro è allo stesso modo incerta, a meno che non si creda che la sua performance economica possa miracolosamente migliorare quando non c’è nessun motivo per farlo”. Il Financial Times accusa apertamente Renzi di non essere in grado di affrontare l’ermergenza immigrazione e la crisi del sistema bancario. “L’Italia è stata sopraffatta dalla crescita di profughi provenienti dal Nord Africa lo scorso anno – spiega Manchau – qltre a questo, l’Italia si trova ad affrontare problemi economici irrisolti: la crescita della produttività ferma per 15 anni; un grande debito pubblico che lascia il governo praticamente senza margine di manovra; e un sistema bancario con 200 miliardi di crediti deteriorati, più altri 150 miliardi di debito classificato come problematico”. E non si ferma qui: “Bisogna poi prendere in considerazione che i tre principali partiti di opposizione hanno, in vari momenti, messo in discussione l’appartenenza del paese all’Eurozona. Anche se nessuna di queste forze politiche sembra avere possibilità di arrivare al futuro nel prossimo futuro, è chiaro che l’Italia ha un tempo limitato per risolvere i suoi molteplici problemi”.
A preoccupare maggiormente il Financial Times sono le questioni economiche che Renzi non riesce a risolvere efficacemente. “Ci sono segnali che ci dicono che la pazienza dell’Italia con la Ue e la Germania, in particolare, si sta esaurendo – spiega Manchau – il primo ministro Matteo Renzi ha attaccato apertamente le politiche della Ue in materia di energia, sulla Russia, sul deficit di bilancio e sul dominio tedesco dell’intero apparato. Non è solo la crisi dell’euro che ha portato l’Italia sull’orlo di mettere in discussione la sua posizione nell’Eurozona. Si tratta di una combinazione di più crisi ed è probabile che crescerà dal dibattito sulla Brexit”.
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