479.-LE PROVE RUSSE SUL DOPPIO GIOCO DELLA TURCHIA IN SIRIA

Sono durati appena due giorni i cosiddetti “colloqui di pace” sulla Siria patrocinati dall’Onu a Ginevra. Nessun vero colloquio e nessuna pace, visto che sul terreno si sta combattendo furiosamente. Sperare in qualche risultato concreto era solo ciò che gli inglesi chiamano un wishful thinking, cioè un pensiero intriso di desiderio. Non ci si è neppure messi d’accordo per una tregua, così da rendere possibile il soccorso delle popolazioni civili. L’incontro è stato sospeso, ma riprenderà il 25 febbraio ha annunciato l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan De Mistura. “Questa non è una fine e questo non è un fallimento dei colloqui”, assicura De Mistura, aggiungendo che “c’è ancora molto lavoro da fare”. Ma in realtà questo negoziato non è neppure cominciato. I rappresentanti del Governo siriano e quelli dell’opposizione, raccolti in un gruppo denominato pomposamente Alto Comitato per i Negoziati, non si sono mai seduti insieme attorno a un tavolo. Fra loro, nessun incontro. Ogni delegazione ha incontrato singolarmente De Mistura e poi lui è andato a riferire agli altri in un’altra stanza. E si è solo parlato (forse meglio dire, litigato) di questioni procedurali, senza entrare nel merito dei negoziati. Con queste premesse era chiaro che si andava al fallimento. Mentre i raid russi aprivano la via alla vittoria di Assad, l’opposizione agiva per il fallimento dei colloqui, istigata dalla Turchia e dai Paesi del Golfo. Perciò, a Ginevra è andata in scena la guerra della parole, in Siria si continuava a combattere furiosamente. L’esercito di Assad, assistito dagli Hezbollah e dai bombardamenti dell’aviazione russa, ha chiuso una tenaglia attorno alla città di Aleppo, che da quattro anni viene contesa dal regime e dalle forze ribelli. In questo modo sarebbero stati interrotti i rifornimenti di armi e viveri per i ribelli. Intanto l’esercito siriano, riferisce Al Jazeera, ha spezzato l’assedio dei ribelli a due città sciite nella parte nord occidentale della Siria. Si tratta di Nubul e Zahraa, dove vivono complessivamente 60.000 persone. Mentre si combatte, esponenti di spicco della diplomazia mondiale, preoccupati che il Medio oriente finisca sotto il controllo russo,  alzano il tiro contro il ruolo della Russia nel conflitto. Per la politica imperialista di Obama, si sta delineando un effetto boomerang e vedremo presto nuovi scenari. Alla vigilia dei colloqui di Ginevra il ministro degli esteri britannico Philip Hammond aveva detto: “I russi dicono: parliamo, parliamo e parliamo. Ma intanto bombardano e aiutano il regime di Assad”.
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Aleppo, Siria: i combattimenti continuano. Foto Reuters.
Ieri il ministro degli esteri francese Laurent Fabius ha detto che Mosca e Damasco “chiaramente non vogliono contribuire ai negoziati in buona fede”. Sulla stessa linea il segretario di Stato americano John Kerry: “i continui assalti delle forze del regime siriano contro le aree in mano all’opposizione, resi possibile dai raid aerei russi, hanno chiaramente segnalato l’intenzione di cercare un soluzione militare e non politica”.

Leggiamo cosa scrive byoblu:

I colloqui di pace denominati Ginevra III si sono conclusi con un nulla di fatto. Nell’articolo precedente (“Guerra in Siria: radar h24 su Isis, Russia, Nato e Assad”), si era auspicato un esito diverso, ma le parti interessate non hanno nemmeno fatto in tempo ad iniziare ufficialmente i contatti, che le trattative sono già state “messe in pausa”. Le cause principali sono due: la prima è militare e riguarda gli sviluppi bellici ad Aleppo; la seconda è politica e concerne la mancanza di coordinamento entro la cosiddetta opposizione siriana, nonché le richieste irricevibili di alcune parti coinvolte nei negoziati. Gli incontri di Ginevra avrebbero dovuto aprire il processo (di pace) di Vienna, organizzato dal Segretario di Stato USA John Kerry, dal Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, e da altri rappresentanti dei poteri regionali di Iran, Turchia e Arabia Saudita. Il nodo, come prevedibile, consiste nell’impossibilità di mettere d’accordo le richieste di tutti questi attori principali e, come se non bastasse, anche di quelli “secondari” come i kurdi e l’“opposizione siriana”.

Innanzitutto, la mancanza di concordia tra le parti su cosa si intende, in diplomatichese, per “opposizione moderata”. Ad esempio, Mosca ha considerato i gruppi come Ahrar al-Sham alla stregua di pericolosi estremisti islamici mentre a sentire i Sauditi, si tratterebbe quasi di angioletti. La delegazione dell’opposizione siriana viene da più parti chiamata “delegazione di Riyadh” (la capitale saudita) e i ribelli “moderati” sono disposti a un Patto di Non-Aggressione nientedimeno che con l’IS (alla faccia della moderazione), ma mai e poi mai con “i fanatici Sciiti”. I sauditi dal canto loro non vogliono sedersi al tavolo con i seguaci di Assad, mentre i turchi non ne vogliono sapere dei kurdi. Questi ultimi, se durante Ginevra II non hanno trovato unità politica – mandando ai negoziati solamente il KNC (Kurdish National Council) –, per Ginevra III si sono presentati più compatti, anche grazie alle promesse territoriali fatte dal regime di Damasco (chiave di volta politica dell’ultima offensiva militare del Regime ad Aleppo), sebbene sembri insanabile la rottura tra le fazioni kurde di PYD e KNC. Per questo, grazie alle esasperanti pressioni della Turchia, i kurdi sono stati esclusi da quest’ultimo giro di colloqui, e malgrado tutte le assicurazioni possibili da parte degli USA e della Russia al riguardo. Insomma, ricapitolando, a discutere del futuro della Siria sarebbero la Turchia, l’Arabia Saudita, gli USA, qualche gruppo jihadista ben pettinato e con la barba rasata e, infine (ma solo perché si sono messi in mezzo) Russia e Iran. Comico.

Tutto ciò ha determinato lo stallo diplomatico. Sul campo però, la situazione per i ribelli non migliora, e questo porta a chiedersi che vantaggi possa loro portare questo tergiversare sulla soluzione diplomatica, mentre in battaglia continuano a perdere terreno e, conseguentemente, potere contrattuale? Qual è la reale strategia che stanno seguendo? E soprattutto, a chi giova tra i loro finanziatori e i loro sotenitori? Quando e sotto quali condizioni ricominceranno i colloqui? Forse è proprio di questo che Putin e il suo vecchio amico Henry Kissinger hanno discusso durante il loro ultimo e recentissimo incontro.

Aleppo: la campagna per la riconquista è partita col botto.
Come di consueto, mostriamo ora l’evoluzione della guerra in Siria sul campo. Dopo la riunione, avvenuta pochi giorni fa, tra gli stati maggiori kurdi e russo-assadisti, la campagna per la riconquista di Aleppo (prima della guerra il principale centro industriale siriano) è iniziata col botto:

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La principale linea di rifornimento ribelle, passante per la Turchia e il corridoio tra Aleppo e i villaggi assediati in mano al regime di Nubl e Al Zahraa, è stata chiusa e l’assedio sollevato. Questo indica un drastico peggioramento della condizione dei gruppi jihadisti nell’ area. Molti di loro, assieme a circa 20.000 civili sunniti (stando a fonti siriane, e non 70.000 come dicono in Europa) stanno fuggendo verso la Turchia. Ad est di Aleppo, invece, i corpi speciali Tiger Forces guidano l’avanzata per chiudere IS in una sacca letale, e conquistano l’agognata centrale elettrica dell’area, precedentemente controllata dallo Stato Islamico. Nella mappa successiva: zoom sul “corridoio” di Aleppo.

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La manovra militare per il modo in cui è stata condotta è chiaramente ispirata dai consiglieri russi, dato che ricalca quasi perfettamente la battaglia di Debaltzevo in Ucraina, che portò direttamente ai negoziati di Minsk. Parallelamente all’offensiva governativa, i kurdi starebbero avanzando verso il centro abitato di Azaz, con l’intenzione di tagliare la strada tra Bab al-Salam e il resto di Aleppo. L’unica via di rifornimento rimasta per i nemici del Regime è, al momento, quella che passa da Bab al-Hawa ad Idlib, e si fa sempre più precaria. Quando i lealisti, stando a fonti governative, cattureranno il triangolo che giace tra Tal Nisbin e Handarat Ovest, non ci saranno più speranze per i ribelli ad Aleppo Est. È quindi solo questione di tempo.
Un ulteriore motivo per domandarsi perché le fazioni in difficoltà stiano temporeggiando nei colloqui.

GUERRA IN SIRIA: LA TENAGLIA DEI KURDI

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Le milizie kurde YPG stanno tentando invece una manovra lungo il confine turco-siriano per poter ricongiungere l’area controllata ad est con il resto del territorio che occupano a ovest.
In contemporanea, stanno attraversando l’Eufrate per puntare sulla città di Manbij, controllata da IS, attaccando quindi su due direttrici, come indicato in figura.

Secondo fonti locali per avere totale controllo del confine, i lealisti e i loro alleati devono nell’ordine:

Prendere il controllo di Jisr-al-Shughour;
Liberare Idlib;
Farsi strada fino ai territori controllati dai kurdi verso ovest e quindi puntare verso Azaz;
Scacciare IS dalle aree ad est di Azaz.
Questo è un compito arduo, lungo e incerto. Si noti, inoltre, la contraddizione di fondo tra il supporto occidentale ai kurdi, specialmente americano, e gli interessi della Turchia – paese NATO – ma anche la gara tra il Regime e i kurdi per chi arriva prima ad Al-Bab. Perdere questo centro sarebbe uno smacco per i kurdi e il loro futuro Kurdistan siriano.

Il rappresentante del ministero della difesa russo, il generale maggiore Igor Konashenkov, in conferenza stampa con i giornalisti ha comunicato che dal 1 al 4 Febbraio gli aerei militari russi hanno colpito in Siria quasi 900 obiettivi dei terroristi nel corso di 237 missioni di combattimento.
Konashenkov ha inoltre comunicato che la Turchia continua la sua azione di supporto ai tagliagole del Daesh e che sta preparandosi per una invasione di terra della Siria. Troverete il contenuto dell’intervista nei commenti.

 

Schermata 2016-02-10 alle 00.04.40.pngNel video pubblicato da Claudio Messora, viene anche dimostrato cosa sta succedendo nella guerra in Siria, sul confine con la Turchia: le prove dei bombardamenti oltre confine, sui lealisti di Assad, da parte dell’artiglieria turca sono state ampiamente mostrate e verificate,

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malgrado il governo di Ankara abbia goffamente negato ai russi un’ispezione aerea sulle zone interessate, in spregio al trattato internazionale Open Skies, il quale prevede che le ispezioni aeree debbano essere concesse dal paese sovrano sui territori da ispezionare.
In ogni caso, tutti si sono accorti del raduno di truppe e mezzi militari e dell’imminente intenzione, da parte dell’avventato Erdogan, di lanciare una campagna di attacco in territorio siriano (non varrebbero – in teoria – gli art. 4 e 5 della NATO). Questa mossa è motivata dal fallimento delle principali direttrici di azione turca: distruggere i nemici kurdi, attuare un cambiamento demografico in loro favore nella agognata fascia nord della Siria, rifornire i ribelli attraverso le rotte recentemente capitolate e – ovviamente – acquisire petrolio da IS.

Le speranze di una soluzione diplomatica del conflitto si sono affievolite e la prossima volta che gli interessati siederanno ad un tavolo, sarà probabilmente per discutere la resa di uno di loro.

Claudio Messora, byoblu

 

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