476.-Il contenuto del Trattato di libero scambio Transpacifico

statua liberta America

I negoziatori di Usa e di altri 11 Paesi del Pacifico hanno raggiunto il più grande accordo di libero scambio nella storia recente. L’accordo, il Trattato di (presunto) Libero Scambio nell’area del Pacifico, il Trans-Pacific Partnership (TPP), è stato siglato ad Atlanta il 4 febbraio dopo intensi colloqui. Parliamo di 11 Paesi che rappresentano circa il 40% della produzione economica mondiale. Ora, l’accordo dovrà essere approvato dal Congresso Usa e dai rispettivi governi degli altri 11 Paesi. Il trattato fa il paio con il TTIP che sancirà il dominio delle multinazionali USA sull’Europa, avvicinandoci a completare il percorso iniziato con l’Unione europea. Vediamo i contenuti di uno dei trattati tenuti più segreti della storia moderna.

Oltre agli Stati Uniti, grandi promotori dell’iniziativa condotta rigorosamente a porte chiuse, sono dodici le nazioni coinvolte. Secondo l’amministrazione Obama il TPP aiuterà le esportazioni e il mercato del lavoro, secondo i critici aiuterà solamente a gonfiare i profitti delle potenti, sempre più potenti multinazionali. A opporsi al trattato sono anche figure di spicco nel panorama politico occidentale, non solo ambientalisti e altermondialisti.

Hillary Clinton, favorita (ma non troppo desiderata) nella corsa alla nomination per diventare leader del partito Democratico, lo stesso di Obama, si è dichiarata contraria al patto, stretto mantenendo all’oscuro la gente sui suoi contenuti ed evitando il dibattito politico. Se i dettagli sono stati resi noti al grande pubblico lo si deve alla Nuova Zelanda, uno dei membri del TPP, che ha diffuso il testo completo sul sito Internet del ministero degli Esteri nazionale.

Per l’agenzia di stampa Associated Press il presidente Barack Obama deve dare tempo ai cittadini americani affinché possano studiare il testo in profondità prima che l’accordo venga firmato e mandato al Congresso per l’approvazione. In realtà, i cittadini americani non hanno nessuna possibilità di liberare il loro Paese dai mercanti del neoliberismo. A Capitol Hill, infatti, i politici non possono infatti più modificare il testo con emendamenti o provvedimenti di correzione. Viene chiesto loro semplicemente di votare si o no.

Il dibattito sui media sarà certamente molto acceso, ma anche molto orientato a favore del trattato, perché la partnership di libero commercio internazionale verrà discussa proprio in piena campagna elettorale per le presidenziali Usa. E l’opposizione strenua di alcuni colleghi di partito e dell’ex first Lady Clinton potrebbe rendere dura la vita a Obama, che sta già cercando di raccogliere più voti possibili.

La Casa Bianca sostiene il suo specchietto per le allodole, che è lo stesso usato con gli europei e, cioè, che l’accordo eliminerà più di 18 mila tipi di tasse che i paesi stranieri impongono alle esportazioni americane. Naturalmente, non si fanno numeri. Infatti, lo scopo dichiarato di tali trattati non è quello di rimuovere gli ostacoli al libero commercio. Appare sempre più chiaro che tali ‘ostacoli’ altro non sono che le regole erette a tutela di consumatori, lavoratori, ambiente e salute. Ed ecco qui il secondo trabocchetto: I funzionari Usa sottolineano che sono previsti schemi di protezione e assicurazione per i  lavoratori, in modo – per esempio – che questi abbiano il diritto di creare sindacati. Obama non dirà ai cittadini USA che le regole della competitività asfalteranno i loro diritti ad una retribuzione e, quindi, a una vita dignitosa. Spetterà ai critici, infatti, spiegare ai dipendenti statunitensi che saranno costretti a competere con lavoratori di Stati come il Vietnam dove i salari sono molto più bassi, portando ad un abbassamento degli stipendi e delle condizioni di lavoro.

Fra gli argomenti discussi dai negoziatori, vi sono alcuni degli elementi più controversi del TPP – relativi al regolamento della proprietà intellettuale. Tali regole potrebbero consentire ai colossi dell’industria farmaceutica di mantenere o aumentare i profitti monopolistici connessi alla vendita dei farmaci da loro prodotti. Esaminiamo questo argomento, a titolo di esempio.

04inchiesta-farmaci

Sappiamo però che gli accordi commerciali vengono negoziati dal Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. In teoria questo dovrebbe agire nell’interesse del popolo americano, ma storicamente, l’ufficio del Rappresentante ha allineato le proprie posizioni agli interessi delle multinazionali. Questo del costo dei farmaci è un esempio emblematico e fa il paio con la diminuzione dei salari. Per la finanza speculativa mondiale, salari, welfare, sanità, pensioni sono costi che incidono negativamente sui loro profitti. L’aumento del costo dei farmaci colpirà la popolazione non più in età di lavoro. Quindi, se i colossi del settore farmaceutico influenzano le negoziazioni, il Tpp potrà bloccare la diffusione sul mercato dei farmaci generici. I profitti dei monopolisti in quel settore verranno mantenuti, a spese della salute dei pazienti e del bilancio di consumatori e governi. Ci sono due modi attraverso cui il Rappresentante per il commercio può usare il Tpp per mantenere stabili o addirittura far salire prezzi e profitti connessi alla vendita dei farmaci.

Il primo consiste nel restringere la possibilità di competere sul mercato ai farmaci generici. La relazione tra maggiore competizione e riduzione dei prezzi è assiomatica. Quando le imprese devono lottare per accaparrarsi i clienti finiscono per ridurre i prezzi. Quando un brevetto arriva a scadenza, qualunque impresa può entrare sul mercato proponendo la versione generica dei farmaci associati a quel brevetto. La differenza di prezzo tra i farmaci generici e quelli di marca è, peraltro, strabiliante. Solo la diffusione dei farmaci generici può spingere in basso i prezzi. Da quando gli Stati Uniti hanno aperto il loro mercato ai farmaci generici nel 1984, la loro diffusione è passata dal 19 all’84% delle prescrizioni mediche totali consentendo al governo e ai consumatori americani di risparmiare più di 100 miliardi di dollari all’anno.

La seconda strategia consiste nel limitare la regolamentazione governativa sul prezzo dei farmaci. I governi possono intervenire direttamente bloccando i prezzi per legge, o negando i rimborsi ai pazienti nel caso di farmaci eccessivamente costosi: così le aziende sono incentivate a ridurre il prezzo verso il livello approvato dal governo. Questo genere d’interventi regolatori è di particolare importanza in mercati poco inclini alla concorrenza come quello farmaceutico. Se le attuali posizioni del Rappresentante per il commercio degli Stati Uniti prevarranno, la possibilità di controllare i prezzi dei farmaci da parte 0dei paesi partecipanti al Trattato si ridurrà drasticamente.

L’orientamento generale della sezione proprietà intellettuale del TPP va nella direzione di una minor concorrenza e di un incremento generalizzato dei prezzi dei farmaci e i suoi effetti travalicheranno i Paesi aderenti ai trattati.

Come noto, le imprese del settore giustificano i loro continui tentativi di spingere al rialzo il prezzo dei farmaci con la necessità di reperire i fondi necessari al finanziamento di ricerca e sviluppo. Ma questo è semplicemente falso. Intanto i colossi del farmaco spendono molto di più in pubblicità e marketing che nello sviluppo di nuove idee. Inoltre eccessive restrizioni alla regolamentazione della proprietà intellettuale, scoraggiano lo sviluppo di nuove idee limitando la possibilità degli scienziati di lavorare sulle scoperte altrui e soffocano la diffusione e lo scambio di conoscenza che è cruciale per l’innovazione. Infine, la gran parte delle innovazioni più importanti viene realizzata in università e centri di ricerca finanziati dal Governo.
La guerra sul prezzo dei farmaci che si sta portando avanti con il TPP e l’abbandono del principio di precauzione ci portano nella direzione sbagliata. Il mondo intero potrebbe pagare un prezzo salato in termini di peggiore salute per tutti in cambio di maggiori profitti per le multinazionali.  Ci siamo dilungati sull’aspetto dei costi farmaceutici perché da un idea di quanto gli Stati, con i loro ordinamenti, non siano più adeguati al confronto con la finanza speculativa, ma, anzi, ne sono diventati uno strumento.

images

Il copione è lo stesso che ci attende in Europa e il regista, mi sento di dire che è lo stesso che ha fatto abdicare – ma si può? – nientemeno che un papa.

Saremo prigionieri in un mondo che scorre e vive per il solo profitto e che guarderemo da uno schermo senza la possibilità di partecipare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...