465.- I COSTI DELLA SANITÀ

hsdihvisoyfw

Argomento sempre attuale, i costi della sanità, ma pochissimo conosciuto nella sua reale dimensione dai dilettanti. Proviamo a scorrerlo insieme perché i costi della sanità costituiscono un tema di particolare importanza per le loro implicazioni di natura economica e in particolar modo per il rilievo che essi hanno nell’agenda del policy maker italiano.

E’ noto come il costo della sanità pubblica rappresenti uno degli snodi sui quali si dovrà concentrare la politica economica, anche in vista delle misure di razionalizzazione adottate con la spending review.

D’altra parte, quella sanitaria è una delle voci della spesa che maggiormente tendono a risentire dell’evoluzione della struttura demografica della popolazione, dell’aumento della domanda di prestazioni sanitarie e dei crescenti costi legati a nuove tecnologie-farmaci. In prospettiva, quindi, i costi paiono destinati a subire la pressione dell’aumento della domanda. Non è detto che questo necessariamente si traduca in un maggiore aumento della spesa pubblica in quanto, diversamente da altre componenti della spesa come quella pensionistica, la prestazione sanitaria non rientra nella fattispecie del “diritto acquisito” essendo di fatto possibile una riduzione delle prestazioni garantite dallo Stato. Questo potrebbe a sua volta risolversi o in un minore livello tout court delle prestazioni sanitarie oppure in un aumento delle prestazioni finanziate dai privati, direttamente o attraverso lo sviluppo di forme assicurative complementari. In questo secondo caso, evidentemente, non cambierebbero i costi della sanità, quanto piuttosto le fonti di finanziamento, con lo spostamento da risorse pubbliche a risorse private. Lo spostamento del finanziamento del costo della sanità a carico dei privati eroderebbe i redditi dei più anziani e andrebbe a sua volta a “spiazzare” altre voci di domanda, tanto più che negli anni a venire i nuovi pensionati si ritroveranno a godere di rendite pensionistiche inferiori a quelle dei pensionati attuali.

Non è un caso dunque che oggi molte politiche pongano l’enfasi sulla razionalizzazione dei costi. La struttura delle uscite della sanità non è però di immediata ricostruzione. In questo studio proponiamo un inquadramento “generale” che costituisce una premessa ad un successivo approfondimento costruito sulla base dei dati territoriali. La Sanità è difatti di competenza regionale e ogni Regione, avendo una ampia autonomia organizzativa, ha sviluppato un modello specifico, diverso dagli altri. Fatta questa introduzione, passiamo a esaminare questo studio del 2013, abbastanza accurato, ma molto indicativo, redatto su dati raccolti da Intesa San Paolo.

Uno sguardo ai dati aggregati mostra che nei bilanci degli Enti sanitari la spesa per acquisti pesa per circa il 60 per cento, mentre la spesa per il personale conta per circa un terzo del totale delle uscite. Le altre voci hanno una incidenza marginale nella struttura dei costi.B9pmbkMIMAALDYA

I costi vengono sostenuti in prevalenza dalle ASL che provvedono in parte a fornire servizi attraverso le proprie strutture, e in parte finanziano strutture esterne, sia pubbliche che private accreditate. Dei 103 miliardi di costi delle ASL circa 40 sono relativi alla fornitura diretta di servizi sanitari mentre gli altri 63 rappresentano il costo delle prestazioni acquistate presso strutture esterne, siano esse pubbliche o private.

La distribuzione di tali costi non è uniforme lungo il territorio nazionale, anche se non presenta in questo caso il tradizionale ordinamento Nord-Sud, quanto piuttosto differenze, anche di composizione, legate alle caratteristiche dei diversi modelli regionali. Dei costi sostenuti dagli Enti sanitari per la produzione interna delle prestazioni, circa un terzo dipende dalla spesa per l’acquisto di beni e servizi, sanitari e non. Si tratta delle spese relative a tutte quelle attività (dai servizi di mensa e lavanderia, alle consulenze sanitarie, alla manutenzione di macchinari e immobili) e tutti quei beni (farmaci, strumenti, ma anche prodotti alimentari e utenze telefoniche) che servono ad ASL e Aziende ospedaliere per produrre ed erogare le prestazioni sanitarie agli assistiti.

In quanto costi interni di produzione, gli acquisti di beni e servizi sono una delle voci che più entrano “nel mirino” della spending review, in sanità come nel resto della Pubblica Amministrazione. I processi di acquisto sono, infatti, alla base della produzione dei servizi della P.A. in generale, e delle prestazioni sanitarie in particolare per quanto riguarda il SSN. In quanto primo anello della catena del valore, l’efficienza negli acquisti è condizione essenziale, anche se non sufficiente, affinché i processi diagnostici, terapeutici e riabilitativi siano svolti in maniera efficace ed efficiente. Ecco! come non pensare alla chiusura frettolosa dell’Azienda Regionale Socio Sanitaria del Veneto? Una struttura concepita per elaborare, valutare e proporre; attiva, quindi, sia sul piano valutativo – in particolare per l’accreditamento – che su quello sperimentale, che aveva come principali obiettivi l’efficacia e l’efficienza per il Miglioramento Continuo della Qualità, al servizio degli operatori del SSSR. Tutti, nessuno escluso.

ospedale-620x372Dunque e punto a capo, l’analisi della distribuzione territoriale delle voci di costo evidenzia come vi sia una certa variabilità, sia tra Regioni che tra Enti della stessa Regione, tale da concludere che vi siano spazi di miglioramento delle procedure d’acquisto che possano, in un’ottica di spending review, portare risparmi. È anche vero però che la variabilità delle spese di acquisto risulta decisamente inferiore rispetto alle altre voci di costo, quindi i driver della spesa sanitaria complessiva devono essere ricercati anche nelle altre categorie di spesa.

1437981516896.jpg--

L’analisi del costo del personale degli Enti sanitari locali mette in luce il rilievo del settore sanitario in termini occupazionali. Si tratta difatti di circa 650mila dipendenti. Negli ultimi anni le politiche di controllo della spesa pubblica, ma anche di freno alla corsa per la professione medica, hanno cercato da una parte di ridurre il numero, attraverso i provvedimenti di blocco del turn over, e dall’altra di frenare la crescita dei salari. Le conseguenze delle politiche seguite sono state quelle di bloccare gli ingressi e ritardare le uscite determinando un sostanziale incremento dell’età media dei dipendenti. Nei prossimi anni vi sarà un significativo flusso in uscita verso il pensionamento, e questo da una parte si tradurrà in un aumento delle assunzioni, nella forma di maggiore domanda di lavoro sostitutiva, e dall’altra costituirà un’occasione per processi di razionalizzazione del settore. Sembra, ma non sarà facile fasare i passaggi, compensare i divari di esperienza conseguenti ai salti generazionali, continuando a garantire i LEA. Anche la distribuzione territoriale della spesa per il personale non è uniforme, evidenziando oscillazioni legate al diverso peso degli acquisti di servizi dall’esterno, per cui gli Enti che forniscono in percentuale maggiore prestazioni sanitarie in forma diretta hanno evidentemente un’incidenza più elevata del costo del personale. I costi del lavoro riflettono anche la composizione del personale. In particolare, anticipando un approfondimento successivo, le Regioni del Sud presentano un livello più elevato del costo del lavoro per occupato spiegato in parte dalla maggiore incidenza dei medici rispetto al numero di infermieri. Tale composizione è considerata in genere meno efficiente.

SPESA SANITARIA E COSTI DELLA PRODUZIONE DEI SISTEMI SANITARI REGIONALI.

Quantificare la spesa sanitaria pubblica italiana non è compito semplice. Le fonti statistiche ufficiali a disposizione sono numerose, e non sempre è immediato trovare una corrispondenza tra di esse. Non solo la varietà delle fonti, ma anche le diverse metodologie adottate nella classificazione dei valori rendono non immediato arrivare a una definizione univoca di quanto le amministrazioni pubbliche spendono per l’assistenza sanitaria.

ORA, UNO SGUARDO ALLE TENDENZE IN AGGREGATO.

Un confronto internazionale sui dati di spesa sanitaria colloca l’Italia tra i paesi che spendono meno nel settore sanitario. A parità di potere d’acquisto, il nostro Paese risulta, seppur di poco, al di sotto della media OCSE, con una spesa per abitante decisamente più contenuta rispetto ad alcuni paesi chiave di riferimento (quali Francia, Germania, e Regno Unito). L’anomalia è ancora maggiore e più evidente se si considera che il nostro Paese è tra i primi al mondo per mix anagrafico di anzianità della popolazione. Rispetto a queste proporzioni, si differenziano nettamente gli Stati Uniti che per l’assistenza sanitaria di ogni abitante spendono circa due volte tanto rispetto alla gran parte dei paesi europei. In seguito alla crisi economica, ad ogni modo, la spesa sanitaria ha rallentato marcatamente in molti paesi. In Grecia, ad esempio, la spesa sanitaria pro capite è diminuita dell’11 per cento nel 2010 e nel 2011, dopo aver sperimentato tassi di crescita annui di più del 5 per cento tra il 2000 e il 2009. In tutti i paesi della periferia europea sono state adottate misure di contenimento dei costi che hanno portato a ulteriori ridimensionamenti fra il 2012 e il 2013. Tralasciamo ogni considerazione, non pertinente, sulle ragioni di questa tendenza.

Se si scompone la spesa sanitaria nelle sue principali componenti, la spesa per assistenza ospedaliera e quella per assistenza ambulatoriale rappresentano la gran parte della spesa sanitaria complessiva in tutti i paesi Ocse considerati (mediamente queste due componenti rappresentano più del 60 per cento della spesa sanitaria nel 2011). Un ulteriore 20 per cento è costituito dalla spesa per farmaci e per l’acquisto di altri beni sanitari; il 12 per cento riguarda l’assistenza a lungo termine (quella per anziani e disabili) e il restante 6 per cento è rappresentato dalla spesa relativa ai servizi amministrativi e ad altri servizi sanitari (quali la salute pubblica e la prevenzione). Il rallentamento della spesa sanitaria sperimentato negli ultimi anni in molti paesi dell’Ocse ha colpito senza esclusione tutte queste componenti di spesa, anche se in misura differente. La componente più colpita è stata forse la spesa farmaceutica che si è ridotta in più della metà dei paesi considerati, a causa dei tagli.

1798187_595706210508059_1553486445_n

Per l’Italia è necessario fare riferimento ai dati forniti dal Ministero della Salute, che scompone la spesa sanitaria in spesa per il personale, spesa per beni e servizi, spesa per medicina generale convenzionata, spesa farmaceutica, e spesa ospedaliera. L’articolazione dei dati di spesa per queste singole funzioni vede la maggior parte della spesa sanitaria dedicata da un lato alla spesa per il personale, e dall’altro alla spesa per beni e servizi, che insieme rappresentano, secondo i dati 2011, quasi il 63 per cento della spesa complessiva (32,2 per cento la spesa per il personale, 30,4 per cento la spesa per l’acquisto di beni e servizi). Seguono poi la spesa farmaceutica convenzionata e la spesa ospedaliera accreditata (rispettivamente 9 e 8 per cento del totale), e la spesa per la medicina generale convenzionata, che rappresenta all’incirca il 6 per cento del totale.

Negli ultimi anni la dinamica delle spese di personale non è stata tra le più sostenute rispetto alle altre funzioni. I valori di spesa pro capite reali evidenziano come, dopo un aumento tra il 2005 e il 2006, gli anni seguenti sono stati caratterizzati da una sostanziale stagnazione dei valori della spesa, con una riduzione più evidente tra il 2010 e il 2011. Questo è il risultato delle disposizioni che negli anni hanno cercato di bloccare la crescita della spesa.

Il Ministero della Salute ha pubblicato a luglio 2014 – sul sito istituzionale – un ottimo studio statistico sul personale del sistema pubblico italiano, frutto di un’elaborazione effettuata dagli uffici del Ministero sul Conto annuale della pubblica amministrazione più altre fonti di dati citate nel rapporto. Sembra opportuno farne oggetto di studio e riflessione. Sono 715.992 le unità lavorative pubbliche facenti capo alle ASL, alle Aziende ospedaliere e universitarie e agli Istituti di ricovero e cura (665.031 a tempo determinato, 34.125 con rapporto di lavoro flessibile e 16.836 personale universitario). I medici, in particolare, considerando nel loro caso anche le categorie dei non dipendenti dal SSN, sono 243.855.

Da evidenziare la classificazione di genere che dimostra che il SSN italiano é prevalentemente donna (431.524 dipendenti su 665.031 a tempo indeterminato, pari al 64%). I medici donna sono ancora minoranza (39%), ma la consistenza si capovolge nella professione di farmacista (77%), biologa (77%),psicologa (75%) e dirigente del ruolo amministrativo (72%).

La funzione di spesa che ha registrato la crescita maggiore, in termini reali, è stata quella per beni e servizi. In realtà negli anni più recenti i tassi di crescita di questa funzione di spesa, seppur positivi, si sono ridotti, esito di un processo di razionalizzazione dell’offerta sanitaria effettuata da alcune Regioni e del tentativo di procedere all’aggregazione dei processi di acquisto da parte delle ASL soprattutto nelle Regioni soggette ai piani di rientro. Il contenimento della crescita di questa componente di spesa si è registrato però solo a partire dal 2008; nell’ultimo decennio la spesa pro capite in termini reali è comunque aumentata di quasi il 60 per cento. L’argomento meriterà un approfondimento.

Come anche in altri paesi, lo sforzo di contenimento maggiore si è concentrato invece sulla spesa farmaceutica convenzionata in seguito a diverse disposizioni che negli ultimi anni hanno progressivamente abbassato il tetto della spesa farmaceutica sostenuta dal SSN. Parte del contenimento discende dall’aumento della distribuzione diretta dei farmaci, che hanno contribuito a ridurre i consumi di farmaci in convenzione. Il numero di ricette ha subito però un calo sensibile anche per l’aumento del valore dei ticket regionali sui farmaci, che ha determinato una minore domanda di farmaci da parte dei cittadini. L’aumento dei ticket sui farmaci, oltre a disincentivare la domanda, ha avuto anche l’effetto di ridurre la spesa complessiva a carico del SSN anche per i farmaci che sono stati acquistati, essendo aumentata la quota di compartecipazione dei cittadini alla prestazione. Non possiamo non notare che stiamo parlando di una forma di risparmio ottenuta a spese delle fasce più deboli della popolazione.

front4774466

I COSTI DELLA PRODUZIONE NEI BILANCI DEGLI ENTI SANITARI LOCALI: INQUADRAMENTO GENERALE.

UN aspetto che contribuisce ad incrementare la scarsa chiarezza delle fonti statistiche sulla spesa sanitaria sono i legami tra i diversi livelli di governo ed Enti che costituiscono il sistema sanitario nazionale. La sanità è infatti competenza regionale. Le Regioni hanno ampia autonomia sull’organizzazione dei propri sistemi sanitari, nonché su come avviene il finanziamento e, di conseguenza, come viene programmata la spesa. Le differenze regionali nella struttura dei sistemi sanitari, che influenzano sia il lato delle entrate che quello delle uscite, contribuiscono quindi a rendere più complessa l’analisi e la valutazione dei costi sostenuti dagli Enti sanitari. Necessita procedere per macro-regioni.

Sono proprio gli Enti sanitari locali i centri di spesa del settore sanitario, ovvero ASL e Aziende Ospedaliere. L’analisi della spesa sanitaria deve quindi necessariamente partire dai bilanci di questi Enti, cioè dai conti economici pubblicati dal Ministero della Salute.

NELLA CLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO LE SPESE DEGLI ENTI SANITARI SI COMPONGONO DI DIVERSE VOCI:

Le principali voci di spesa che interessano gli Enti sanitari sono due: la spesa per acquisti e quella di personale. La spesa per acquisti, che rappresenta più del 60 per cento delle uscite complessive, appare quella più onerosa, seguita poi dal costo del personale che copre circa un terzo delle spese (si tratta di 36 miliardi circa spesi nel 2010 – aggiorneremo questi dati – per il personale dipendente appartenente ai ruoli sanitario, professionale, tecnico e amministrativo). Le altre voci di spesa hanno invece un peso relativamente trascurabile

Nel 2010, secondo i bilanci compilati da ASL e AO, il costo complessivo della sanità, al netto dei flussi interni al sistema che caratterizzano la mobilità inter-regionale e intra-regionale, è stato pari a poco meno di 115 miliardi, quasi 1.900 euro per ogni cittadino italiano.

I dati evidenziano che, tra gli Enti del sistema sanitario, i principali centri di spesa sono le ASL: i costi sostenuti da questi Enti ammontavano nel 2010 a 103,5 miliardi. Considerando il totale delle uscite del sistema sanitario non consolidate, pari a circa 134 miliardi, si tratta di quasi l’80 per cento del complesso dei costi sostenuti dagli Enti sanitari

Una quota marginale è costituita dalla spesa a carico della gestione accentrata regionale, mentre i costi sostenuti dalle Aziende ospedaliere erano pari nel 2010 a quasi 27 miliardi, un quinto della spesa sanitaria complessiva non consolidata.

Volendo dare una dimensione relativa ai numeri della spesa sanitaria, oltre al dato pro capite è utile, in base al numero di Enti del SSN, considerare la spesa media per tipologia di Ente (in particolare, ASL e AO). In media una ASL può arrivare a spendere più del triplo di una Azienda ospedaliera, e questo appare normale dal momento che le ASL, in misura più o meno accentuata a seconda del modello istituzionale adottato da ciascuna Regione, svolgono generalmente una duplice funzione: da un lato, producono servizi sanitari attraverso le proprie strutture; dall’altro, sono i principali acquirenti di servizi sanitari acquisiti all’esterno, dagli Enti sia pubblici che privati, appartenenti alla stessa Regione oppure afferenti a una diversa area territoriale. Viceversa, l’attività delle Aziende ospedaliere è tipica di un produttore “puro” di servizi sanitari, ovvero i costi sostenuti dalle Aziende ospedaliere riguardano servizi prodotti all’interno della struttura stessa.

Trattandosi di due realtà molto diverse, nell’analisi della spesa sanitaria fondata sui bilanci degli Enti è bene considerare distintamente i costi sostenuti dalle ASL da quelli sostenuti dalle Aziende ospedaliere, per meglio comprendere le dinamiche che sottostanno all’utilizzo delle risorse in sanità

COSTI DELLA SANITÀ: ARTICOLAZIONE PER CATEGORIA E TIPOLOGIA DI ENTE

L’articolazione per categoria dei costi sostenuti dalle ASL conferma che la voce di spesa più consistente è l’acquisto di servizi sanitari, pari complessivamente a circa 62,8 miliardi di euro nel 2010, più del 60 per cento della spesa totale delle ASL. Seconda per importanza nel bilancio delle ASL è la voce riguardante i costi relativi al personale, che comprendono sia il personale sanitario che quello tecnico-amministrativo, alla quale segue l’acquisto di beni, per la maggior parte beni sanitari, che rappresentano circa l’8 per cento dei costi complessivi delle ASL per più di 8 miliardi di euro.

Guardando alla composizione dei costi sostenuti dalle Aziende ospedaliere, questa è molto diversa rispetto a quella delle ASL. Infatti l’incidenza più elevata sul totale dei costi riguarda le spese di personale e degli acquisti di beni sanitari, rispetto invece all’acquisto di servizi sanitari.

In particolare, le spese di personale, sono pari a quasi la metà del totale delle uscite delle AO, mentre l’acquisto di servizi sanitari all’interno dei bilanci è in effetti una categoria piuttosto complessa, che comprende al suo interno diverse tipologie di servizi. Questi, data la struttura del Sistema sanitario, nel caso delle Aziende ospedaliere hanno un peso marginale, mentre costituiscono la voce di costo più importante per le ASL. Una parte consistente della spesa delle AO, quasi un terzo, dipende da consulenze, collaborazioni e altre tipologie di prestazioni di lavoro atipiche. Non si tratta quindi di acquisto di servizi sanitari in senso stretto, ma nella sostanza queste uscite possono essere assimilate alle voci di costo relative al personale sanitario.

Un altro pezzo consistente riguarda la remunerazione dei medici che operano all’interno degli ospedali in regime di intramoenia. Per questa categoria le AO spendono poco meno di 700 milioni di euro, pari a più di un quarto della spesa complessiva per l’acquisto di servizi sanitari.

Le AO poi “acquistano all’esterno” servizi di specialistica ambulatoriale, e il costo è rappresentato essenzialmente dalla remunerazione dei medici specialisti che operano all’interno delle strutture per offrire le prestazioni convenzionate con il servizio sanitario nazionale.

Un’altra voce dal peso consistente nell’acquisto di servizi sanitari delle AO riguarda i servizi di trasporto sanitario, che per la maggior parte sono acquistati dal settore privato.

L’articolazione della spesa per servizi sanitari da parte delle Aziende sanitarie locali è invece ben diversa. Ciò dipende dal fatto che le ASL, oltre a fornire servizi all’interno delle proprie strutture, finanziano anche le strutture esterne (siano esse pubbliche o private accreditate, appartenenti alla stessa Regione o esterne alla Regione) convenzionate a diverso titolo con il servizio sanitario per fornire le prestazioni ai propri assistiti.

Ne risulta che il costo dei servizi sanitari prodotti presso le strutture interne alla ASL sarà, nel bilancio, individuabile in una quota dei costi sostenuti dalla struttura per remunerare i diversi fattori produttivi: costo del personale, acquisti di beni sanitari e non, ecc. Viceversa, è possibile apprezzare quanto le ASL spendono per finanziare l’accesso degli utenti del SSN a strutture esterne. Qui, i fautori del tutto pubblico devono mettersi l’anima in pace; infatti, a meno di impossibili investimenti finanziari, il privato è insostituibile e ha fornito un importante contributo da sempre.

Complessivamente l’acquisto di servizi di natura sanitaria delle ASL era pari nel 2010 a quasi 63 miliardi di euro, circa la metà della spesa consolidata del SSN come valutata dai bilanci degli Enti sanitari. Di questi 63 miliardi, il costo delle prestazioni sanitarie fornite agli utenti da parte di strutture esterne alla ASL, ovvero quelle cioè strettamente legate all’assistenza, ammontano a più di 40 miliardi complessivamente.

CIG_vhAW8AACq3N

Per comprendere le ragioni e il significato delle possibili razionalizzazioni, prossimamente, proporremo un’analisi della distribuzione territoriale e per tipologia di Ente dei soli dati di spesa. Sono dati utili, anche se, ovviamente, non saranno sufficienti a pervenire ad un giudizio complessivo sull’utilizzo delle risorse del settore sanitario nelle varie Regioni. Infine, per una ancora migliore comprensione di come vengono spese le risorse in sanità tenteremo, infine, di entrare in maggiore dettaglio su come avviene la programmazione delle stesse, considerando distintamente i singoli capitoli di spesa.

Annunci

Un pensiero su “465.- I COSTI DELLA SANITÀ

  1. Tagli alla ricerca, tagli all’istruzione, tagli alla sanità. Tutti inferociti perchè “Vergogna, ci chiudono l’ospedale”, ma nessuno riesce veramente a capire perchè i tagli continuano. O meglio, la risposta da bar sport non manca mai: “E’ colpa dei politici che rrrubbano!”
    La verità è ben diversa. L’Italia, come tutti i paesi dell’Eurozona, si trova nella drammatica condizione di dover prendere in prestito TUTTO il denaro necessario al funzionamento dei suoi servizi pubblici. Questo denaro va restituito da parte del governo ai mercati finanziari che glielo prestano, di conseguenza lo stato non può concedersi di mantenere in vita numerose strutture sanitarie, erogare fondi necessari alla ricerca, riqualificare le strutture scolastiche ecc..
    E’ necessario ridurre all’osso la spesa pubblica, e non parliamo solo di sprechi, no, parliamo di ridurre i pronto soccorso, destinare meno fondi alle ambulanze, non comprare nuove attrezzature ospedaliere che salvano le vite.. Questa è già la condizione di base che distrugge i servizi pubblici.
    Ma c’è di peggio. Nel 2011 l’Italia ha firmato il trattato europeo denominato “Europact” dove è stabilito testualmente che “la sostenibilità del debito nazionale verrà giudicata in base alla generosità di spesa nella Sanità, Stato Sociale, e ammortizzatori sociali.” Capite?
    Vuol dire che la popolazione è condannata ad avere una sanità ed uno stato sociale fatiscente poichè se un governo sarà “troppo generoso” nello stanziare fondi in questi settori, verrà visto dall’Ue come un governo che sgarra, e la commissione europea avrà il potere di infliggere a quella nazione multe nell’ordine di miliardi di euro. Considerando che per pagare quelle multe bisognerà prendere in prestito ulteriori soldi dai mercati finanziari, credo che si capisca la follia di tutto ciò..
    Ma la cosa ancora più disturbante, è l’ignoranza di chi protesta in questo momento contro i tagli al sistema sanitario nazionale e ai servizi pubblici in generale, mentre continua a difendere il sistema monetario dell’euro: signori, questo è un sistema delinquenziale architettato per avvantaggiare una ristrettissima parte della popolazione, ovvero i grandi capitalisti industriali e finanziari! Credete forse che questi abbiano problemi, se vedono che l’ospedale pubblico sotto casa chiude per farne uno a 40 km di distanza? Loro se ne vanno nella loro bella clinica privata, a tanti saluti a voi belle anime di SEL e compagni! Ma voi, niente, cari militanti di sinistra estrema, voi di informarvi sul sistema monetario nel quale vivete non ne volete proprio sapere, perchè è molto più divertente fare la marcia per i diritti o farsi gli aperitivi antifascisti, così tutto si risolve, giusto?
    Beh, il discorso è semplice, caro progressista che “lo stato deve garantire i diritti ma guai a uscire dall’euro”: facendo parte dell’eurozona, non puoi richiedere il rispetto del diritto alla salute, o il diritto ad una retribuzione adeguata. Per niente. Puoi solo stare zitto e accettare che non ci sono i soldi per il funzionamento dell’economia, perchè effettivamente è così. Il governo, qualunque esso sia, può solo tagliare i servizi ed abbassare gli stipendi pubblici e privati per recuperare competitività. In poche parole, distruggere i diritti e i redditi di tutte le famiglie italiane.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...