437.- IL NEMICO E’ ALLE PORTE E NOI NON SIAMO PRONTI

Colonia 31NIl disgusto per i fatti di Colonia, per le reazioni dei e delle relativiste di mestiere e le notizie dalla Turchia sulla legalizzazione della pedofilia dei padri verso le bimbe, si sommano all’angoscia per i genocidi dei Curdi e degli Yemeniti, per le guerre in atto in Palestina, in Siria, in Iraq, in Afghanistan e per quell’altro tipo di guerra, non meno mortifera, che ha ucciso Cipro e la Grecia. Il Mediterraneo, un tempo tutto cristiano si sta consegnando all’Islam. Perché all’Islam? Perché – penso – l’Islam è una religione autoritaria e violenta che intimidisce e abolisce la critica revisionista, come il diritto costituzionale alla manifestazione del proprio pensiero ed è, perciò, funzionale alla strategia di sottomissione dei popoli europei, di svuotamento delle loro costituzioni. Un po’ di richiamo all’Unione europea ci sta.

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Dimostrare che l’Unione europea è solo un rapporto di cambio costruito intorno a una moneta unica, ma diversamente unica: buona per taluni, malevola per noi e altri, è diventato ozioso e, tuttavia, la resistenza del sistema Italia provoca moti d’orgoglio e di rammarico. Di orgoglio perché, malgrado la stretta finanziaria dei trattati europei e la politica economica massacrante dei governi Napolitano, siamo ancora vegeti; di rammarico perché assisto ogni giorno all’espugnazione di un nostro caposaldo. La recessione avrebbe potuto essere seguita da una resurrezione, per quanto riguarda il “lavoro”, ma a condizione di poter contare sui nostri assetti produttivi, invece in vendita, uno dopo l’altro. L’economia è sopravvissuta grazie alla favorevole congiuntura economica, soprattutto data dal petrolio a 35$ il barile e dal favorevole rapporto con il dollaro. Potrebbe sopravvivere, ma a condizione che un governo non così platealmente inetto e disfattista profittasse della congiuntura, per esempio, come ha fatto la Germania con i recenti accordi con l’Iran. Avrebbe potuto rifondarsi con un’iniziativa militare sacrosanta e riparatoria in Libia, fregandosene dell’ipocrita rapporto con una NATO non più difensiva e, perciò, in contrasto con la Costituzione. La NATO fa la politica delle multinazionali ed è divenuta un ostacolo alla nostra libertà di difesa e un pericolo per la nostra sicurezza, dopo l’allargamento ad est in chiara violazione di quanto assicurato al Cremlino dopo l’unificazione della Germania. Da un altro lato, uno dei maggiori problemi dell’Europa – ma fosse il solo – è che non ha un esercito, non ha una politica estera e, senza una sua politica estera, è a rimorchio di quella delle lobby, anche militari, degli Stati Uniti. La nostra sicurezza, quindi, è in pericolo per molteplici motivi: L’affronto della politica Usa alla Russia ci pone in prima linea, a causa delle almeno 117 basi USA e delle 70 testate nucleari sul nostro territorio; la politica USA di destabilizzazione dei Paesi del Mediterraneo e di appoggio al fondamentalismo islamico ci ha portato l’ISIS a 2-300 miglia di mare da casa; la politica della U.e. di favore verso l’immigrazione selvaggia e l’islamizzazione del continente sta creando delle enclave di incivili nelle nostre città, utili al terrorismo, vero o finto che sia e sia esso degli assassini parigini, sia esso degli stupratori di tedesche; l’inettitudine o la malafede degli ultimi tre governi ci lasciano in balia di tutto ciò e, se dovesse cedere il dominio del dollaro, come potrebbe, non avremmo, non dico un piano B per galleggiare, ma nemmeno un politico in grado di affrontare la situazione. L’Unione europea e il suo euro sono il male; ma, presto, si dovrà dire “sono stati il male”. Glissare sulla profonda recessione dell’Italia e sui rischi che stiamo correndo facendo appello all’Europa e chiedendone, perciò, di più, è da delinquenti, traditori o da perfetti cretini. La Germania si è ampiamente ripagata dei costi della riunificazione, a nostre spese e la Francia, come ai tempi di Napoleone re d’Italia o dell’ “Affare di Tunisi”, ha azzerato decenni di nostra politica illuminata verso la Libia e, più in prospettiva, verso l’Africa. è stata una interposta guerra della Francia contro l’Italia per impossessarsi, in nostro danno, delle risorse di quel paese. Ricordiamo che prima della guerra il 40% delle risorse libiche era controllato dall’Italia e il 5% dalla Francia. La situazione è stata esattamente capovolta, ma, oggi, si combatte intorno ai pozzi della Sirte. Tralascio le ben note motivazioni che hanno spinto gli USA a distruggere la Libia e assassinare Gheddafi, come, anni fa, a distruggere l’Iraq e assassinare Saddam, perché gli USA non sono propriamente nostri alleati, ma padroni.

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