La conferenza stampa di fine anno di Putin

 

7a799dbee53e93b668ec49e469dbef55-kvdG-U43140309720578rGF-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Il presidente russo nella conferenza stampa di fine anno accusa ancora una volta Ankara di aver compiuto deliberatamente «un atto ostile» abbattendo il jet russo e minaccia: «Provino a volare sulla Siria adesso» . Poi si dichiara pronto a collaborare con gli Usa, con qualsiasi presidente gli americani sceglieranno. A fine conferenza stampa, Putin entra a gamba tesa nella campagna elettorale Usa spezzando una lancia a favore di Donald Trump, uno dei candidati repubblicani: «è una persona vivace e talentuosa senza alcun dubbio. Non spetta a noi valutare i suoi vantaggi ma è un leader assoluto della campagna presidenziale».

Tre ore e dieci di conferenza stampa (poco, a confronto di quella del 2008, durata 4 ore e 40 minuti), quasi 1400 giornalisti accreditati, decine di domande e di argomenti toccati: sull’appuntamento di fine anno del presidente russo Vladimir Putin, che si è svolto giovedì mattina al Cremlino, a dominare sono state le relazioni con la Turchia, secondo Putin seriamente compromesse dopo l’abbattimento di un aereo russo da parte della Turchia, che «non è stato un atto di inimicizia ma un atto ostile». Per Putin, non c’è alcuna «possibilità di appianare le relazioni con la Turchia o trovare un terreno comune con l’attuale leadership turca». «In Turchia – ha aggiunto Putin vedo un processo di islamizzazione strisciante, Ataturk si starà rivoltando nella tomba». Per il presidente, «se si fosse trattato di un incidente, come i turchi dicono, uno si sarebbe aspettato delle scuse: invece sono andati dalla Nato». Le ipotesi sulle motivazioni del gesto? «Abbattendo il cacciabombardiere Su-24, forse la Turchia ha desiderato compiacere gli Usa» o «forse le autorità turche hanno deciso di mostrare a Usa e Ue che sono un partner affidabile», insinua Putin. Che arriva a minacciare apertamente Ankara:«Se prima l’aviazione turca violava lo spazio aereo della Siria, che voli ora» che la Russia ha installato nel Paese missili antiaerei S-400, dice Putin, rimarcando il fatto che prima dell’abbattimento del jet russo gli aerei turchi violavano sempre lo spazio aereo siriano.

«Pronti a collaborare con gli Usa»

«La Russia è pronta a lavorare con l’America e con qualunque presidente gli americani decideranno di eleggere»: è una mano tesa quella che Putin lancia verso gli Stati Uniti. «Sono gli americani che cercano di indicarci tutto il tempo che cosa dobbiamo fare nel nostro paese, chi eleggere chi non eleggere e che procedure usare. Noi non lo facciamo mai, non ci intromettiamo», aggiunge Putin sotto i riflettori di tutto il mondo. Il leader del Cremlino ricorda che i colloqui con il segretario Usa John Kerry di questa settimana dimostrano che Washington è pronta a muoversi per risolvere i problemi con uno sforzo comune.

«Nessuno ha il diritto di imporre un leader in Siria»

Nell’appuntamento di fine anno, inaugurato nel 2001, che usualmente si protrae per ore, Putin parla anche della questione siriana. Nonostante la Russia sostenga l’iniziativa degli Stati Uniti per la stesura di una risoluzione Onu sulla Siria, il leader del Cremlino ribadisce: «Nessuno ha il diritto di imporre chi debba essere il leader di un Paese, questo spetta solo al popolo siriano». Con John Kerry abbiamo parlato del futuro di Bashar al Assad e la posizione della Russia «non è cambiata», spiega Putin. Il presidente russo si dice comunque soddisfatto della risoluzione, e ritiene che dopo aver studiato il progetto forse anche il governo e le autorità siriane saranno d’accordo. Intanto le operazioni militari russe in Siria continueranno, annuncia il presidente, finché sarà lanciato il processo politico per risolvere la crisi. La base militare permanente di Mosca in Siria? Putin si dice «non certo» della necessità di Mosca di mantenerla, considerate le capacità missilistiche di cui dispone la Russia. «Se dobbiamo colpire qualcuno, siamo in grado di farlo».

Ucraina, no a sanzioni

Putin affronta anche la questione ucraina, che è uno dei punti dolenti del suo curriculum agli occhi dell’Occidente. Il leader del Cremlino assicura che non sono in programma sanzioni contro l’Ucraina, ma che le relazioni commerciali sono destinate a peggiorare: «Semplicemente non beneficerà di alcun vantaggio economico», spiega, all’indomani del suo decreto che sospende le tariffe doganali preferenziali tra i due Paesi. Ma Putin per la prima volta ammette la presenza di russi nel Donbass con «compiti nella sfera militare». «Non abbiamo mai detto che non ci siano persone con determinati incarichi anche nella sfera militare», puntualizza il capo del Cremlino, «ma questo non significa la presenza di truppe regolari, cercate di cogliere le differenza», aggiunge. Putin sottolinea che «la Russia vuole rispettare gli accordi di Minsk ma bisogna anche vedere cosa c’è scritto negli accordi» sull’Ucraina. Secondo il presidente russo, le azioni dell’Ucraina per applicare gli accordi di Minsk sono una «manipolazione». «La Russia non vuole un’escalation del conflitto in Ucraina ma la situazione non può essere risolta attraverso lo sterminio delle persone che vivono nel Donbass», insiste. Putin accusa Kiev anche di aver nominato l’ex presidente della Georgia governatore regionale, una scelta che insulta il popolo ucraino: la nomina di Mikhail Saakashvili a governatore della regione di Odessa «è uno sputo in faccia al popolo ucraino», in un Paese peraltro che è già «governato dall’esterno», secondo il leader del Cremlino. Una scelta avvenuta proprio mentre Mosca invece si dice pronta a cancellare l’obbligo di visto dei cittadini georgiani.

Presto riprenderanno i voli con l’Egitto

Presto saranno rimosse tutte le restrizioni sul turismo egiziano: non appena saranno andate a regime tutte le misure di sicurezza anti-terrorismo, assicura Putin. Il leader del Cremlino, che ha fiducia nel presidente egiziano – «Sta dimostrando grande coraggio contro il terrore»- ha sospeso il 6 novembre scorso i collegamenti aerei con l’Egitto dopo che un aereo russo è precipitato sul Sinai per un attentato terroristico.

L’economia russa fuori dalla crisi, bilancio rivisto per il petrolio

Il presidente russo parla, incalzato dai giornalisti, anche della situazione economica del Paese: «L’economia russa sta uscendo dalla crisi, è praticamente superata». «Si è ridotta la fuga di capitali e il nostro interscambio commerciale è positivo», aggiunge. «Le statistiche mostrano che l’economia russa ha superato il picco della crisi», ha detto il leader del Cremlino, secondo cui «ci sono segnali di stabilizzazione nell’attività economica» russa. Putin sottolinea che il governo russo si attende una crescita dell’economia dello 0,7% nel 2016, dell’1,9% nel 2017 e del 2,4% nel 2018. Ma il presidente russo ammette che si dovrà probabilmente rivedere il bilancio statale del 2016 a causa del calo dei prezzi del petrolio.

Putin: «In Turchia islamizzazione strisciante, Atartuk si sarebbe rivoltato nella tomba17 DICEMBRE 2015

 

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