LA BATTAGLIA DI BERGOGLIO CONTRO LA CORRUZIONE NEL VATICANO E’ PER LA VITA

Ricordate quella mattina del gennaio 2014 in piazza San Pietro, quando una colomba liberata dal Papa fu assalita dopo pochi attimi da un rapace?  Sembrò esemplificare le difficoltà della battaglia combattuta da Papa Francesco contro l’immoralità che pervade il Vaticano. La bufera giudiziaria, o, forse, più mediatica, che ha visto l’arresto di monsignore Lucio Angel Vallejo Balda e,  in un primo momento, della sua ex consulente Francesca Immacolata Chaouki oltre la pubblicazione dei due libri  di Nuzzi e  Fittipaldi si può definire come l’ombra lunga dei complotti che minacciano il ritorno alla misericordia. Complotti che serpeggiano fra gli “arrampicatori attaccati ai soldi” (parole del Papa) che ci sono anche fra vescovi e sacerdoti. Sono quelli, che invece di servire, di pensare agli altri, si servono della Chiesa. Questo Papa, invece, auspica pastori servi dell’amore cristiano e dice: “Dio ci salvi dalle tentazioni di una doppia vita, dove mi mostro come uno che serve e invece mi servo degli altri”, Ha anche aggiunto: “Ci si chiede di metterci al servizio, ma c’è chi ha raggiunto uno status e vive comodamente senza onestà, come i farisei nel Vangelo. Mi commuovono quei preti e quelle suore che per tutta la vita sono al servizio degli altri”.

Fa piacere rileggere le parole delle omelie di Francesco e di monsignor Braida a noi che predichiamo :”Fuori i preti dalle chiese. Li vogliamo vedere fra la gente, con i problemi della gente” .  Abbiamo monetizzato tutto, riducendo la vita a un incubo di contabile, un deserto vuoto, senza spiritualità. Bene disse Benedetto XVI denunciando la “dittatura del relativismo”, lontana dai contenuti valoriali. Ci vuole una rivoluzione francescana che rifondi la cristianità sulla sua radice dell’amore per il prossimo. Vedete bene quante riflessioni di carattere politico susciterebbe a noi europei, servi di una moneta. Ma non solo. Vengono a mente i beni e le ricchezze della Chiesa. E’ ancora il Papa a dire: “I beni immobili della Chiesa sono molti, ma li usiamo per mantenere le strutture della Chiesa e per mantenere tante opere che si fanno nei paesi bisognosi: ospedali, scuole” . Vero, ma! Vi sembra corretto che un ospedale di proprietà della Chiesa produca profitti che non vengono reinvestiti a favore dei poveri? Dico di No e, per questo, guardo con interesse a ciò predica questo Papa; perché siamo sull’orlo di un precipizio dove l’uomo, persa la dignità e la libertà, sarà degradato a mero fattore di produzione. Questo pericolo esiste e lo dobbiamo anche alla devianza assunta dalla Chiesa cattolica, con le sue parrocchie, vicariati, curie, più simili a organizzazioni amministrative che a luoghi di fede.

Il pensiero va alla paura che suscita l’Islam; alla sua fede per la quale tutti i suoi fedeli pregano, mentre i cristiani che custodiscono la fede e si volgono in preghiera sono nulla. La battaglia di Bergoglio mira a ricostruire le radici e vuole farlo con la misericordia, senza combattere. Non tutti lo condivisero quando disse “Siamo entrati nella Terza Guerra Mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli” o quando si dichiarò disponibile al dialogo con gli islamici. Oggi, comprendo appieno il suo messaggio di paladino e alfiere dell’amore per il prossimo. Ma l’ardua sua battaglia e, insieme, la notizia della morte di Licio Gelli, mi hanno suggerito di rivisitare la tragica fine di Papa Giovanni Paolo I°. Cosa c’entra Licio Gelli, mi chiederete. Trovate la mia risposta nell’articolo di Giuseppe Ardagna, che segue.

L’opera di pulizia nel Vaticano è portatrice di pace. Deve proseguire.Papa-bergoglio-ansa-kpRE--258x258@IlSole24Ore-Web

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