BATTAGLIE DIPLOMATICHE

Ho letto dal giornale serbo ‘webtribune.rs’ la notizia secondo la quale la Russia si sta preparando alla guerra nucleare. Si è trattato di una notizia allarmistica, ma aveva un significato e la riporto:

“Il presidente Vladimir Putin avrebbe ordinato a tutte le imprese di fornire a tutti i lavoratori maschere antigas e speciali tute di protezione dalle radiazioni. Il ministro della difesa e il ministro delle emergenze hanno allertato tutte le aziende del paese a prepararsi alla guerra nucleare.

Questo provvedimento è stato adottato dal presidente Vladimir Putin dopo che la Gran Bretagna si è dichiarata pronta (qui, traduzione in italiano) ad un attacco nucleare della Russia.

I servizi segreti russi in collaborazione con la Kaspersky lab hanno intercettato un tentativo di cyber spionaggio da parte del National Security Service (NSA). Si tratterebbe di un aiuto statunitense alla Gran Bretagna per facilitare il bombardamento nucleare della Russia. Non ci sono dubbi che gli Usa sono i registi di questo vile progetto.

Siccome le probabilità di un conflitto nucleare sono molto alte Valdimi Putin ha attuato sette ordinanze strategiche:

  • Apertura immediata di 5.000 nuovi rifugi antiatomici a Mosca la cui costruzione fu ordinata dal presidente Putin nel 2010 e che sono stati completati nel 2012.
  • Evacuazione immediata di attrezzature chiave e del personale in questi rifugi.
  • L’attivazione immediata di sistemi di missili balistici nucleari nella regione più occidentale della Russia, Kalinjingradu.
  • L’attivazione immediata di bombardieri nucleari strategici in Crimea.
  • L’attivazione immediata di bombardieri nucleari strategici nel nord-ovest.
  • L’attivazione immediata di decine di migliaia di soldati appartenenti alla Flotta militare del Nord e del distretto Occidentale.
  • L’attivazione immediata di tutte le forze contraeree siberiane.

Decine di sommergibili russi, non intercettabili dai radar, armati di testate nucleari, sono già appostati in punti sconosciuti del pianeta.”

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La diplomazia di Obama e di Putin ci ha abituato a questi annunci dai contenuti minacciosi e, questa volta, anche Cameron si è inserito nella partita. In realtà, l’apprestamento di opere protettive era normale al tempo della guerra fredda. Nulla di offensivo, direi ma solo un messaggio lanciato e rilanciato per avvisare che la temperatura in Siria è a un certo livello. Sembra, perciò, un invito a sedersi insieme per uno stop and go e valutare le possibile alternative alla escalation militare. La testata utilizzata conferma questa lettura e, a seguire, l’incontro fra Obama e Putin a margine del G20 la conclude. Il problema reale è l’impossibilità di svolgere le proprie missioni di attacco al suolo senza una pianificazione coordinata con le altre forze aeree, per giunta, in un ambiente di guerra elettronica pienamente attiva ed efficace – direi – per quanto riguarda la parte russa. L’atmosfera del terrore ha dominato proprio il G20, iniziato con un incontro fra Barack Obama e Erdogan, dichiaratamente pro ISIS e senza ombre di dubbio, dopo che aerei da trasporto turchi (della NATO) hanno partecipato al trasferimento di reparti di terroristi nel teatro yemenita e dopo che sono state diffuse le notizie di 18 campi di addestramento dell’ISIS intorno a Istanbul. Da parte nostra, eravamo già al corrente della partecipazione turca, a fianco dell’ISIS, nelle operazioni contro i curdi. E’ evidente che l’ISIS rappresenta ormai una carta scomoda nella strategia statunitense, mentre, al contrario, gioca a favore delle ambizioni dell’aspirante sultano Erdogan. Se l’atmosfera di guerra ha dominato questo G20, tuttavia, Obama e Putin hanno trovato come punto di partenza comune la necessità di eliminare l’ISIS, con la Russia che non esclude la possibilità di partecipare ai raid della coalizione a guida USA; ciò che implica la cessazione della guerra elettronica e, particolarmente, della bolla elettronica generata dall’incrociatore russo nelle acque siriane, che acceca le comunicazioni, i radar e i sistemi di navigazione e di attacco della NATO. Immediatamente, poi, vedremo ufficiali di collegamento delle due parti nei rispettivi centri di riporto e controllo a Latakia, per i russi e in Giordania, per la coalizione USA. I colloqui fiume fra Obama e Putin non hanno trovato, però, un punto di accordo sul futuro della Siria e del suo presidente Assad, in particolare. Non si tratta di voler eliminare o sostenere un dittatore, ma del nocciolo della guerra in Siria. Ricordo che la produzione del petrolio della Siria sfugge al controllo degli USA e che la sua banca centrale è una delle sole nove al mondo non controllate dal Rotschild Group. Gli Stati Uniti sanno che Assad costituisce un ostacolo insormontabile per le loro multinazionali. Evidente, perciò, che la Russia lo sostenga e la lotta all’ISIS condotta in pratica soltanto da parte siriana e russa, rafforza la posizione di Putin. Obama e Putin hanno trattato anche della questione ucraina e anche questi colloqui si sono svolti con un approccio costruttivo. Vedremo quali saranno gli sviluppi e i frutti reali di questo G20.Per adesso, lasciamo pure che rassettino i loro rifugi antiatomici, ma lasciamo nei depositi le testate nucleari.

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Un pensiero su “BATTAGLIE DIPLOMATICHE

  1. “Non c’e’ formula migliore di questo vertice per affrontare anche il problema del finanziamento al terrore che arriva da molti paesi”, ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sottolineando che “solo cooperando, con lo scambio di informazioni sulle transizioni sospette potremo essere più efficaci”.
    il presidente turco Recyp Erdogan nell’introdurre i lavori della sessione del G20 dedicata alla crescita e all’economia globale, ha detto: La lotta al terrorismo riguarda anche gli “asset finanziari”, il contrasto alle risorse che lo sostengono. Il “terrorismo minaccia tutti noi”. “Economia e sicurezza non sono questioni distinte”, ha aggiunto il presidente turco. Infatti, è noto che l’ISIS si finanzia vendendo il petrolio in Turchia a metà prezzo e che intorno a Istanbul esistono 18 campi di addestramento dell’ISIS.

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