PUTIN VENTILA LA POSSIBILITÀ DI UN POSSIBILE INTERVENTO MILITARE RUSSO IN LIBIA E NELLO YEMEN

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Vladimir Putin, nel corso del suo discorso tenutosi in occasione del quinto “Congresso Mondiale di Compatrioti” a Mosca, ha fatto la seguente dichiarazione: “Le persone di nazionalità russa, ma che non si trovano in Russia, per varie ragioni, devono essere fermamente sicure: noi saremo sempre pronti a difenderli ed a proteggere i loro interessi”. Inoltre Putin ha aggiunto:

“Questo è certo anche nelle situazioni più difficili e di crisi, come accade in Libia, in Siria o nello Yemen”.

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Di conseguenza il presidente russo ha approfittato della promessa di voler proteggere i cittadini russi residenti all’estero, indipendentemente da dove si trovino, per insinuare la posssibilità di un intervento russo nei conflitti in corso anche nello Yemen o nella Libia.

Vedremo se questa insinuazione fatta dal presidente Putin, con il passare del tempo si potrà concretizzare in qualche cosa di più di una semplice ipotesi.

Da rilevare che la Russia ha fornito aiuti umanitari alla popolazione dello Yemen fin dallo scoppio del conflitto, avvenuto nel Marzo di quest’anno. Le Nazioni Unite stimano che almeno 6.000 persone siano state uccise dall’inizio del conflitto nello Yemen di cui più della metà sono civili, donne e bambini, per effetto dei bombardamenti indiscriminati attuati dall’aviazione saudita che si giova dell’aiuto degli USA e di Israele.

La Russia è intervenuta militarmente in Siria e sta conducendo una forte azione di appoggio aereo al governo siriano nella lotta contro l’ISIS e negli ultimi due giorni le forze aeree russe hanno colpito ben 263 obiettivi dell’ISIS e di altri gruppi terroristi in Siria, attuando 81 missioni aeree di attacco. Il ritmo delle missioni aeree si va intensificando, visto che Putin ha scommesso di voler farla finita con l’ISIS, annientando questa organizzazione, entro la fine dell’anno.

Gli USA hanno tentato di contrastare il controllo russo dello spazio aereo siriano, pianificando un’intensa attività operativa in supporto ai “terroristi moderati”, ma la Russia ha creato una bolla elettronica, con diametro 600 km che acceca radar, satelliti e comunicazioni NATO, utilizzando un sistema di difesa simile al già noto Richag.

Truppe mercenarie nello Yemen arruolate dai sauditi

L’Arabia saudita, che sta conducendo una campagna di aggressione contro lo Yemen, con il pretesto di riportare al potere l’ex presidente spodestato da una insurrezione popolare, sta subendo numerosi rovesci militari. In particolare le forze yemenite del movimento popolare Ansarollah, quelle  che combattono per difendere il paese dall’aggressione saudita, hanno colpito alcune basi saudite da dove partivano gli attacchi infliggendo varie perdite alle forze saudite.

Negli ultimi tre giorni risulta che le forze yemenite, dopo duri combattimenti, hanno preso il controllo totale di una città saudita nel sud della penisola arabica, Al-Rabua, dove ci sono state forti perdite fra i militari sauditi e sono stati distrutti otto veicoli blindati dell’esercto saudita. In seguito a questo, come riferisce l’agenzia yemenita Al-Masirah, gli aerei dell’aviazione saudita hanno effettuato vari attacchi contro la città saudita caduta sotto il controllo yemenita.

Stretta da queste difficoltà del conflitto, la Monarchia saudita sta arruolando mercenari che vadano a combattere nello Yemen, in particolare risulta che i sauditi hanno trasferito nelle scorse settimane alcune centinaia di miliziani dell’ISIS dalla Siria allo Yemen. Inoltre il comando miltare saudita ha ingaggiato ultimamente come mercenari al servizio dei Saud truppe sudanesi per farle combattere nello Yemen e da ultimo è giunta notizia che Riyad ha fatto richiesta anche alla società USA Blackwater di reclutare mercenari di nazionalità colombiana per portarli a combattere nella penisola arabica. Vedi: Blackwater recluta mercenarios para combatir en Yemen

I salari che offre la monarchia dei Saud sono sicuramente allettanti e le condizioni di ingaggio prevedono dei benefits aggiuntivi (saccheggi e stupri assicurati alle truppe).

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Gli alleati dell’Arabia Saudita, Stati Uniti ed i paesi NATO, assicurano l’impunità ai sauditi per le stragi di civili che vengono commesse nello Yemen, dove vengono utilizzate anche armi proibite come le bombe a grappolo. Non viene sollevato alcun problema visto che i paesi occidentali hanno fornito enormi quantità di armamenti alla monarchia dei Saud che rappresenta il migliore cliente delle fabbriche di armamenti dei paesi occidentali (USA, Gran Bretagna, Francia, Germania ed Italia) e di conseguenza nessuno dei governi di questi paesi ha interesse a sollevare il problema. Non lo fanno di certo i Cameron, gli Hollande, la Merkel e lo stesso Renzi che da poco si è recato in visita a Riyad.

“Il business prima di tutto” è la regola per gli occidentali. Il rispetto dei dirittti umani si può reclamare, certo, ma nei paesi che sono considerati ostili agli interessi occidentali, come la Siria, l’Iran, la Russia, la Corea del Nord, il Venezuela, ecc..

Per gli altri paesi, stretti alleati dell’Occidente, come le monarchie petrolifere del Golfo, vale la regola del silenzio e l’apparato dei “mega media” occidentali, dalla CNN alla BBC, dalla Reuters, a Sky News, alla RAI, ecc. si è solertemente uniformato a tale regola, stendendo una cortina di silenzio sui crimini che vengono commessi in quel paese.

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Un pensiero su “PUTIN VENTILA LA POSSIBILITÀ DI UN POSSIBILE INTERVENTO MILITARE RUSSO IN LIBIA E NELLO YEMEN

  1. Tralascio le considerazioni geostrategiche e le motivazioni della politica di destabilizzazione delle nazioni arabe del Medio Oriente: politiche che fanno capo agli USA, senza più ombra di dubbio; è, invece, evidente e tragico il silenzio dei media occidentali sui genocidi in atto dei popoli curdo e yemenita perpetrati, rispettivamente, da Turchia e Arabia Saudita, alleate e in prima linea con gli Stati Uniti. Ancora, evidente è la disinvoltura con cui i trasporti aerei militari di Turchia, Arabia Saudita, Qatar e non solo, spostano i fantomatici terroristi dell’ISIS da un fronte all’altro, al punto che, consentitemi di paragonare Al Qaeda, ISIS, Al Naesha alla Compagnia delle Indie, l’esercito privato della finanza britannica in tempi non molto lontani.

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