DA UNA FRASE DI GIUSEPPE PALMA: I “FIGLI DESTITUENTI” NON HANNO LETTO I “PADRI COSTITUENTI”…NEL RICORDO DI UN PADRE DEGLI ITALIANI.

225px-Piero_Calamandrei_2 200px-Piero_Calamandrei Piero Calamandrei

Piero Calamandrei prese parte alla prima guerra mondiale come ufficiale volontario nel 218º reggimento di fanteria; ne uscì col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello, ma preferì lasciare l’esercito per proseguire la propria carriera accademica. Nel 1925 sottoscrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochissimi professori e avvocati a non chiedere la tessera del Partito Nazionale Fascista e collaborò con la testata Non Mollare, ma nel 1931 giurò fedeltà al regime fascista. Partecipò alla stesura dei Codici Penale e Civile e di procedura Civile. Nel corso del 1940 Dino Grandi, Presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni e, giià ministro di Grazia e Giustizia fine politico, decise di privilegiare il rapporto con lo stesso Calamandrei incaricandolo di svolgere l’ultima revisione del codice di procedura civile e, infatti, lo convocò il 26 aprile 1940.  In questa occasione, come lo stesso Calamandrei annotò sul proprio diario, Grandi gli riferì di un colloquio avuto con Mussolini in cui gli aveva detto che dei tre giuristi coinvolti nel progetto “il più fascista è il non fascista Calamandrei”, Calamandrei perplesso domandò “Tutto sta a vedere che significato Lei dà alla parola fascista”, ma Grandi lo tranquillizzò replicando “In senso buono” allora Calamandrei rispose “Allora me ne compiaccio”. Se questa era dittatura, quella degli oligarchi di oggi è la morte civile.

All’inizio della seconda guerra mondiale Calamandrei fu richiamato al fronte ma ottenne una dispensa per intervento dello stesso Grandi. Contrario all’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania, nel 1941 aderì al movimento Giustizia e Libertà ed un anno dopo fu tra i fondatori del Partito d’Azione insieme a Ferruccio Parri, Ugo La Malfa ed altri.Il nuovo codice di procedura civile fu promulgato il 28 ottobre 1940 ed entrò definitivamente in vigore il 21 aprile 1942. Per il proprio lavoro subito dopo la promulgazione del codice Calamandrei fu decorato dallo stesso ministro Grandi con le insegne di cavaliere di Gran Croce. Il codice di procedura civile del 1942 è in parte ancora in vigore in Italia. Nella relazione preparata per il Re Calamandrei espose come nel nuovo codice di procedura civile quali fossero presenti i principi legislativi cui si fossero ispirati e come le più importanti innovazioni di quei principi avessero trovato attuazione. Calamandrei partecipò anche ai lavori preparatori per il nuovo codice civile di cui partecipò attivamente alla stesura del VI° libro, “Della tutela dei diritti”. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al duce che gli venne chiesta dal rettore del tempo.

Nel 1945 fu nominato membro della Consulta Nazionale e dell’Assemblea Costituente in rappresentanza del Partito d’Azione. Partecipò attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d’inchiesta e della Commissione per la Costituzione italiana. I suoi interventi nei dibattiti dell’assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sui Patti lateranensi, sulla indissolubilità del matrimonio, sul potere giudiziario. Calamandrei propose una repubblica presidenziale con “pesi e contrappesi”, come negli Stati Uniti, o un sistema di premierato sul modello Westminster britannico, per evitare la debolezza dei governi, come si verificò poi puntualmente durante la storia della repubblica, e, allo stesso tempo, impedire la deriva autoritaria insita sia nel troppo potere, sia nel disordine delle istituzioni, come era avvenuto col fascismo. Nonostante ciò, difese sempre la repubblica parlamentare e la Costituzione, così come erano uscite dal dibattito democratico nella Costituente.

Quando il Partito d’Azione si sciolse, entrò a far parte del Partito Socialista Democratico Italiano, con cui fu eletto deputato nel 1948.

Fu uno dei più richiamati Padri Costituenti.
Ha scritto Giuseppe Palma, ricordando le parole di Calamandrei: I “FIGLI DESTITUENTI” NON HANNO LETTO I “PADRI COSTITUENTI”…

Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa Costituzione. Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione, oh giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Questo è un testamento, un testamento di centomila morti.

Giuseppe PALMA, riportando le parole di Piero Calamandrei, ha detto: “Non ho altro da aggiungere, ma una cosa sola voglio dirvela: mi sono commosso! Cari “figli destituenti” della XVIIesima Legislatura, tornate a studiare!”

Sono commosso anch’io e addolorato al pensiero di quale pochezza umana stia, oggi, nella nostra indifferenza, mettendo, non le mani, ma i piedi sulla Costituzione della Repubblica. L’aver ricordato Calamandrei, ci può far comprendere quanto male faccia alla Nazione l’avere eletto a rappresentarci troppi cittadini inconsapevoli della trama dei principi costituzionali, quale grave tradimento sia stato perpretato da Giorgio Napolitano e quanto sia urgente per tutti i cittadini di ogni partito tornare a insegnarli.

Il Feldmaresciallo Albert Kesselring, che durante il secondo conflitto mondiale fu il comandante delle forze armate germaniche in Italia, a fine conflitto (1947) fu processato e condannato a morte per i numerosi eccidi che l’esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini (Fosse Ardeatine, Strage di Marzabotto e molte altre). Successivamente la condanna fu commutata in ergastolo, ma egli venne rilasciato nel 1952 per le sue presunte gravi condizioni di salute. Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento. In risposta a queste affermazioni Piero Calamandrei scrisse la celebre epigrafe, dedicata a Duccio Galimberti, “Lo avrai, camerata Kesselring…”, il cui testo voglio riproporvi insieme a questa sommaria biografia per meglio comprendere chi eravamo e più non siamo:

Lo avrai, camerata Kesselring…
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...