CHI CONTROLLA I CIELI SIRIANI E CHI CONTROLLERA’ IL MEDITERRANEO?

Dopo le notizie dei giorni scorsi, più o meno confermate, su abbattimenti di drone, F-22, missili Tomawack americani e di un F-4 turco da parte di missili russi, rectius siriani, nel pieno ribollire della situazione nel Mediterraneo Orientale, abbiamo il primo scontro ufficiale fra Russia e Stati Uniti sul controllo dello spazio aereo in Siria. La Russia ha ordinato alle forze della coalizione USA, Australia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Israele ed Emirati Arabi, di “sgomberare” lo spazio aereo della Siria. La Francia, che ha schierato la portaerei nucleare Charles De Gaulle, 6 caccia Rafale e 6 Mirage, ha compiuto la sua prima missione in Siria, decollando dalla Giordania, ma sarebbe stata avvertita che il prossimo aeroplano sarà abbattuto senza preavviso. La portaerei cinese Liaoning 中国人民解放军海军辽宁舰, ex-Varjag, naviga “in being”al largo di Tartous, ma, per ora, tace. La Vi^ Flotta USA non dispone, al momento, di portaerei. Mosca ha, poi, dichiarato l’area di Tartous, dalla Siria fino a Cipro, chiusa alla navigazione e al traffico aereo dal 15 settembre al 7 ottobre “in vista di esercitazioni militari che includeranno il lancio di missili guidati dalle navi russe”.
La prima domanda è: Chi controllerà i cieli siriani? Sarà il comando unificato delle forze russe-iraniane-siriane di Baghdad o la “sala di operazioni” degli USA a nord di Amman, dalla quale dirigono i bombardamenti contro la Siria di Assad?
Secondo informazioni pervenute da fonti riservate, Mosca ha richiesto perentoriamente al comando USA di abbandonare lo spazio aereo siriano, visto che nello stesso spazio aereo sono in corso operazioni di aerei militari russi che vanno a colpire le posizioni dell’ISIS. Gli USA avevano chiesto ai russi di far coordinare la loro attività aerea dalla sala operativa di Amman, che, verosimilmente, avrebbe dovuto ricevere e approvare preventivamente l’ordine di operazioni russo giornaliero. Cioè, avrebbero cancellato o autorizzato le missioni russe, magari, avvertendone per tempo i reparti dell’ISIS, visto che già gli forniscono le informazioni satellitari sul teatro.

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fanti di marina iraniani sbarcati a Tartous.

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Dopo appena un giorno dall’incontro all’Assemblea dell’ONU, inizia a concretizzarsi il contrasto tra le due impostazioni per la gestione della crisi siriana. Il presidente russo Vladimir Putin aveva appena ottenuto l’autorizzazione dal Consiglio della Federazione Russa per adoperare la forza militare all’estero. La Russia ha però escluso al momento l’impiego di forze terrestri in Siria.
Putin e si è mosso rapidamente ordinando l’inizio dell operazioni in Siria e per tale motivo è stato costituito a Baghdad, ripeto: a Baghdad, un comando unificato per le operazioni contro l’ISIS che coordinerà le operazioni delle forze siriane, irachene, iraniane e russe.
Dall’altra parte del paese, nel nord di Amman, gli USA, assieme ad Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Israele ed Emirati Arabi, avevano costituito una “sala di operazioni” il cui reale obiettivo era quello di coordinare gli attacchi in appoggio dei gruppi dei ribelli contro il regime di Assad.

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Si tratta di due sale di guerra agli estremi opposti nell’arena siriana, in cui una di queste rappresenta l’alleanza degli USA con altri paesi regionali per abbattere il regime di Assad e l’altra per difendere le forze siriane e colpire tutte le posizioni dei gruppi terroristi, inclusi quelli armati e riforniti dagli USA e dai sauditi.
Si prospetta una prova di forza tra i due schieramenti visto che stanno entrambi stanno perseguendo obiettivi incompatibili fra di loro.
La Russia si muove nell’ambito della legalità internazionale in quanto è stata chiamata dal legittimo governo siriano a fornire aiuto militare contro i gruppi jihadisti dello Stato Islamico. Non altrettanto si può dire delle forze capeggiate dagli USA che non sono state autorizzate ad entrare nello spazio aereo siriano. Viene a mente il divieto dell’ONU a operazioni italiane in Libia, in assenza di una richiesta del governo libico, che sono ben tre in competizione fra loro: Tripoli,Tobruck e l’ISIS di Misurata. Come dire che, quando fa comodo a Washington, l’ONU autorizza…
Dalle ultime informazioni arrivate, il segretario USA alla Difesa, Ashton Carter, ha dato mandato al personale militare di istituire un canale di comunicazione con il comando russo per garantire la sicurezza delle operazioni militari tra USA e Russia ed evitare un possibile conflitto nell’aria tra le due forze aeree. Nelle intenzioni USA, questo doveva essere una sorta di Centro di Riporto e Controllo, secondo gli standard dell’USAF. Il Ministero russo ha risposto, invece, che il coordinamento deve passare attraverso Baghdad, esattamente dove è stato costituito il comando unificato delle forze russe-iraniane-siriane, cosa che non è gradita al comando USA che avrebbe voluto, appunto, un contatto diretto e subordinato con Mosca.

Tutto ciò, se non fosse preventivato e voluto, dimostrerebbe, da un alto, l’assoluta inadeguatezza della politica e della direzione delle operazioni USA, fino a ieri finalizzata a colpire le forze armate siriane, appoggiando l’ISIS, con all’appoggio saudita, a prezzo del genocidio del popolo yemenita e grazie, anche, all’intesa con i turchi raggiunta a prezzo dell’altro genocidio dei Kurdi. Dall’altro lato, dimostra che Obama o non ha capito che i russi quando si muovono, tirano dritto, oppure vede come accettabile un scontro nei cieli come l’innesco di una guerra, prima o poi, nucleare: nucleare sul territorio europeo e, quindi, italiano. Una guerra che la finanza mondiale, che ha nelle sue mani la politica USA e, quindi, la nostra, potrebbe vedere di buon occhio per chiudere la partita di quelle migliaia di miliardi di dollari di derivati, azzerando tutto a suon di neutroni, per ripartire a trafficare, appunto, da zero. Ma la domanda che mi pongo è: Davvero Obama mostra i denti a Putin, o vuole che i russi gli tolgano dai piedi la patata bollente dell’ISIS e della permanenza di Assad, senza, perciò, scontentare Israele e Arabia Saudita, più di quanto l’accordo nucleare con l’IRAN non abbia già fatto? Appare sempre più chiaramente (dalle osservazioni dei satelliti) la forte accumulazione di materiale militare da parte della Russia in Siria, che presuppone un intervento in forze e la creazione di un cerchio di difesa antiaerea attorno alle sue basi militari costituite in Siria: la vecchia base di Tartous e quella nuova costituita vicino a Latiaka. Ultimamente sono stati consegnati altri sei aerei tipo SU-34 alle forze siriane e sono state installate batterie di missili antiaerei S-300: armi potentissime, che stanno impensierendo anche lo stato maggiore Israeliano che teme di non poter più compiere le sue operazioni di attacchi aerei in Siria come fino adesso ha fatto. Timore accentuato dal fatto che la forza russa è affiancata dal dalla Guardie della Rivoluzione iraniana. Ci avviciniamo alla seconda domanda: Chi controllerà il mediterraneo. Cadono, infatti, le speranze del governo israeliano per una rapida fine del regime di Assad. Pare, infatti, di stare assistendo a una inversione della politica sulla Siria anche da parte israeliana. Israele non è soltanto meno disponibile degli USA ad una guerra nucleare per mero spirito pacifista. Gli USA non possono contrapporsi alle forze russe nel Mediterraneo, ora che metà delle loro portaerei d’attacco, la forza di proiezione strategica, è in manutenzione nei cantieri USA. Le altre cinque: due sono in Atlantico, due nel Pacifico, una nel Golfo Persico. Preso atto di questa inferiorità militare, la generosa offerta della Gazprom a Israele di sfruttamento in società  del giacimento Leviathan, al largo dei Siria e Libano, diventa apprezzabile. Al Leviathan si riconduce molta della ostilità a una pacificazione della Siria, che – ricordiamo – è uno dei soli nove stati la cui banca centrale non appartiene alla massoneria finanziaria mondiale. Ecco che combattere Assad non è più producente. Fatta questa digressione obbligatoria, torniamo ai cieli siriani. Abbiamo tentato, in estrema sintesi, di delineare qual’è il mare nel quale naviga il nostro alleato Obama, che – a dire il vero – non mi da alcuna fiducia dopo che si è alzato di scatto durante il discorso di Putin sulla situazione in Siria ed è uscito aprendo la porta dello studio con una pedata rabbiosa. Vedi il filmato via Татьяна Катинева:

https://twitter.com/marcelsardo/status/649354974460276736 .

Ci saranno parecchie novità in Mediterraneo e, tanto per cambiare, gli europei staranno a guardare.
Al momento non si sa se il comando USA vorrà ottemperare alla richiesta russa di lasciare sgombro lo spazio aereo siriano. Tanto meno i russi tollereranno altre incursioni unilaterali dei caccia francesi per i quali, dicevamo, sembra sia stato impartito l’ordine di abbatterli senza preavviso, utilizzando le battere di missili S-300.
La situazione risulta estremamente delicata e pericolosa visto che i due schieramenti sono in punta di collisione ed il pericolo di un conflitto tra le forze USA e Russo Iraniane è tutt’altro che scongiurato. L’errore è sempre dietro l’angolo.
P.S. Ultima ora. – 30.09.2015. Ore 16,05 – Confermato. – Sono iniziati i primi bombardamenti effettuati dalle forze aeree russe sulle posizioni dello Stato Islamico.
Fonti Riservate e contributi tratti da Giorgio Lago, Controinformazione e Maurizio Blondet.

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2 pensieri su “CHI CONTROLLA I CIELI SIRIANI E CHI CONTROLLERA’ IL MEDITERRANEO?

  1. GIOVANNI TROTTA
    Gli Usa: «I raid russi hanno sbagliato bersaglio». Putin: «Non dite balle»
    I raid aerei russi sulla Siria sono scattati da poche ore – su richiesta del legittimo governo siriano – che già gli Stati Uniti sferrano un colpo basso a Mosca: la zona di Homs, dove i jet russi hanno iniziato a bombardare, non sarebbe sotto il controllo dello stato islamico. Lo riferiscono ai media americani non meglio precisati “alti funzionari Usa” i quali confermano però di essere stati informati da Mosca un’ora prima degli attacchi. Ovviamente, non può che essere una balla: se il governo di Damasco richiede l’intervento aereo russo, si presuppone che abbia dato al Cremlino anche “l’indirizzo” dei terroristi dell’Isis. E infatti il ministero della Difesa di Mosca conferma l’inizio dei raid aerei russi contro postazioni dell’Isis in territorio siriano precisando che «nel corso dell’operazione aerea in Siria, i velivoli delle forze aeree e spaziali russe colpiscono attrezzature militari, centri di comunicazione, mezzi di trasporto, magazzini di armi e munizioni e carburanti e lubrificanti appartenenti ai terroristi dell’Isis».

    Mosca: i raid russi hanno distrutto installazioni Isis
    Sulla vicenda è intervenuto il presidente russo Vladimir Putin, affermando che «l’unico modo giusto di lottare contro il terrorismo internazionale è agire in anticipo, combattere e distruggere miliziani e terroristi sui territori già occupati da loro e non aspettare che arrivano a casa nostra. È risaputo – ha dichiarato Putin – che nelle file di questa organizzazione terroristica, il cosiddetto Stato islamico, che, voglio sottolinearlo ancora una volta, non ha niente a che fare col vero Islam, si trovano adesso migliaia di persone provenienti da paesi europei, dalla Russia e da Stati dell’ex Urss. Non bisogna essere specialisti – ha concluso il leader del Cremlino – per capire che se avranno successo in Siria senz’altro torneranno nei loro Paesi e arriveranno in Russia». Alla luce di questi contrasti Usa-Russia, i capi delle diplomazie di Mosca e Washington, Serghiei Lavrov e John Kerry, hanno discusso della «crisi siriana alla luce della decisione russa di fornire assistenza al governo siriano nella lotta contro i gruppi terroristici operanti nel suo territorio». Lo fa sapere il ministero degli Esteri russo riferendo di una conversazione telefonica tra Lavrov e Kerry. In realtà è il presidente Assad che divide la Russia e l’Iran dall’Occidente: «La Russia si aspetta che il governo di Bashar al Assad avvii colloquio con l’opposizione siriana», ha detto il presidente russo. «Per risolvere la crisi siriana Bashar al-Assad deve assumere una posizione attiva e flessibile e deve essere pronto per i compromessi nel nome del suo Paese e del suo popolo e attuando le riforme politiche e il dialogo tra tutte le forze sane del Paese», ha concluso Putin. Come è noto, nelle ultime ore Putin ha proposto alle Nazioni Unite che la coalizione anti-Isis includa, oltre alla Russia, anche il governo siriano di Assad e l’Iran.

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  2. Aggiungo a quanto detto da Trotta che non vedo differenza fra il colpire l’ISIS o i ribelli siriani, assunto che entrambi i movimenti sono stati finanziati, direttamente o indirettamente, dagli Stati Uniti.

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