AVVOCATO GRATIS PER I CLANDESTINI

SUCCEDE QUANDO UN ORDINAMENTO GIURIDICO E’ COSTRUITO SULLA BASE DELLA MORALE E DELLA SOCIETA’ DI UNA NAZIONE E SI TROVA AD ESSERE APPLICATO A SITUAZIONI IMPREVISTE O AD ESSA ESTRANEE COME L’INVASIONE IN ATTO. IERI ABBIAMO ESAMINATO LA LEGITTIMA DIFESA, OGGI IL GRATUITO PATROCINIO, PENSATO PER I CITTADINI ITALIANI INDIGENTI, TOCCA AI MIGRANTI CUI LA COMMISSIONE TERRITORIALE NEGA L’ASILO, L’ITALIA PAGA LE SPESE LEGALI. PER LE DOMANDE DEL 2014 SPENDEREMO 25 MILIONI AL MESE. COSTI DESTINATI A CRESCERE OGNI ANNO.

1442930497069.jpg--milano__il_giudice_fa_la_pipi_ma_resta_chiuso_in_bagno__arrivavano_i_carabinieri_e_lo_verbalizzano_ migranti-bufale-polemiche-234-body-image-1438073766
Non tutti i migranti che entrano in Italia sono profughi. Anzi. Le statistiche parlano chiaro: il 50% non ha alcun diritto ad avere accoglienza. A molti di loro, infatti, la Commissione che ne valuta la richiesta d’asilo riserva un netto diniego.
Tuttavia, la legge italiana permette di far ricorso in Tribunale entro 30 giorni, facendo così schizzare in alto i costi dell’accoglienza.Chi non può permettersi di pagare un avvocato e le altre spese, qualora abbia la necessità di essere assistito in un processo, può nominarne uno a propria scelta senza doverlo pagare: il legale sarà compensato direttamente dallo Stato. L’assistenza gratuita dell’avvocato. Nel gergo comune, tale assistenza è impropriamente detta “gratuito patrocinio”, con riferimento a un precedente istituto dell’ufficio onorifico ed obbligatorio della classe degli avvocati e dei procuratori, disciplinato dall’art. 1 del RD 30.12.1923 n. 3282”.
Il Patrocinio a spese dello Stato è istituto diverso: gli avvocati sono retribuiti – sia pure in termini ristretti – e l’incarico, non obbligatorio, rientra nello schema della libera professione. E’ previsto per i processi civili, penali, tributari e amministrativi e consente a chi non gode di un determinato reddito e si trovi, quindi, in una situazione economica precaria, di accedere alla giustizia senza doverne sostenere i costi. Possono chiedere il patrocinio a spese dello Stato:
· tutti i cittadini italiani;
– · gli apolidi (cioè coloro che sono privi di cittadinanza);
– · gli enti o le associazioni senza fini di lucro che non esercitano attività economiche;
– · gli stranieri con regolare permesso di soggiorno;
– · chi possiede un reddito imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.528,41.
Come dire, che può chiederlo la totalità dei clandestini … già trasportati gratuitamente dalle nostre navi da guerra. Premesse queste sommarie, ma doverose note giuridiche, torniamo al nostro argomento.
Abbiamo compreso già che, ai 35 euro al giorno, agli hotel, sigarette, telefono, etc., si aggiungono le spese per i processi e – soprattutto – l’avvocato gratis. Che gli pagate Voi.
Dei 170mila sbarcati sulle coste della Sicilia nel 2014, secondo i dati del ministero dell’Interno, 67.128 sono ospitati nelle varie strutture di accoglienza. Sono ovviamente tutte persone che hanno fatto domanda di asilo. Lo scorso anno le Commissioni Territoriali sono riuscite a vagliarne solo 36mila. E nel 37% dei casi sono state rigettate.
Quali costi producono i ricorsi in Tribunale? Enormi. E vanno tutti a finire sulle spalle del popolo idiota: gli italiani. Nonostante la legge obblighi formalmente i giudici ad emettere sentenza entro 3 mesi, i processi durano a lungo. Se la decisione del magistrato non piace, poi, si può ricorrere in Appello e anche in Cassazione.
Nel frattempo l’Italia paga agli immigrati sia l’avvocato che il vitto e l’alloggio. E’ il cosiddetto “patrocinio a spese dello Stato”. Stimarne i costi non è semplice. Ma il conto finale è una follia. Quando nei prossimi anni si accumuleranno i ricorsi degli immigrati approdati tra il 2014 e il 2015, dovremo sborsare almeno 600 milioni di euro. Sono stime al ribasso che non tengono conto degli sbarchi negli anni a venire.
A decidere la parcella sui processi di immigrazione è il giudice di volta in volta. Alcuni Tribunali però hanno emesso delle linee guida per il patrocinio a spese dello Stato. Il Palazzo di giustizia di Milano, per esempio, prevede una spesa per l’erario di 900 euro per il primo grado. Per l’appello, secondo le testimonianze che abbiamo raccolto da alcuni avvocati e tenendo presente i tabellari emessi dal ministero della Giustizia, si può stimare una spesa tra gli 800 e i 1.200 euro. Per la Cassazione, nel caso ci si arrivi, i costi lievitano un po’. Gli avvocati cassazionisti potrebbero richiedere fino a 3.018 euro, anche se difficilmente gli verranno accordati. Ecco dunque che la spesa complessiva si aggira intorno ai 2.000 euro/3.000 euro per ogni ricorso.
Tutti coloro che ottengono esito negativo della Commissione si presentano davanti al giudice. A confermarlo informalmente sono alcune Prefetture. Così i 18.000 dinieghi del 2014 produrranno una spesa per il patrocinio gratuito che si aggira tra i 36 e i 54 milioni di euro.
In più, bisogna considerare anche i costi dell’accoglienza: i 35 euro a migrante escono dalle casse del governo anche in attesa delle dicisioni dei magistrati. Le indicazioni di Alfano alle prefetture, infatti, sono di far rimanere gli immigrati nei centri di accoglienza fino alla conclusione dell’iter giudiziario.
Se il processo di primo grado durasse davvero 3 mesi, allora l’Italia dovrebbe sborsare “solo” 3.150 euro a migrante. Che moltiplicato per i 18.000 che nel 2014 hanno ricevuto il diniego, significano altri 57 milioni. Se invece – come probabile – il processo dovesse prolungarsi si moltiplicheranno le spese per l’accoglienza.
In più, se ri ricorre in appello, il giudice può disporre la sospensione dell’allontanamento dalle strutture e permettere dunque al migrante di rimanere ancora nelle strutture d’accoglienza. Secondo gli operatori del settore, tutto il percorso giudiziario può durare più di un 1 anno. Ovvero 13mila euro a migrante. Che diventano 234 milioni per le domande d’asilo del 2014.
Il totale tra avvocati ed accoglienza si presenta come la “modica” cifra che va dai 270 ai 288 milioni di euro. Cioè 25 milioni al mese. Senza considerare i costi di cancelleria e di personale che l’accumulo di pratiche produrrà nel Palazzi di giustizia.
Nel 2015 le statistiche emesse dal Viminale parlano poi di un aumento della percentuale dei dinieghi. Che sono saliti al 50% delle domande valutate. A presentare la domanda ogni mese sono circa 6.000 persone. Fino ad ora si stimano dunque 54mila richieste d’asilo. Di questi, secondo le proiezioni, 27mila avranno esito negativo. I loro ricorsi ci costeranno tra i 54 e gli 81 milioni all’anno di patrocinio gratuito. Più altri 234 milioni per ospitarli 12 mesi nei centri d’accoglienza.
Tanti, troppi soldi per persone che alcuni funzionari statali imparziali hanno già appurato non essere in fuga da guerre e persecuzioni. Ma migranti economici, che significa che vengono da noi per guadagnare i nostri salari, calcolati sui nostri costi che loro non hanno. E’ qui la differenza come spiegava Cristobal, un nigeriano. A Lagos guadagnavo 250 € al mese e vivevo bene, qui ne guadagno 1.000. Per gli sbarchi di questi anni, dal 2014 ad oggi, spenderemo per i ricorsi fino a 600 milioni di euro.
Non sarebbe forse il caso di considerare la Commissione Territoriale un giudice ultimo e vietare i ricorsi?

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