GEORGE SOROS “LA CINA SARÀ IL NOSTRO NUOVO ORDINE MONDIALE”. E, POI, ANTONIO MARIA RINALDI SULLA CRISI CINESE.

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La finanza mondiale ha iniziato lo sganciamento dal dollaro e punta alla Cina, infiltrando i BRICS, Russia compresa, attraverso la loro nuova banca. La Cina sfrutterà l’Africa e loro l’Europa

La crisi cinese scatena il panico mondiale. Le borse vanno a picco. Lo spread Btp-Bund torna a salire. Ma non era difficile prevederlo. Ma oltre all’euro, l’incubo che nessuno osa nominare penzola come una spada di Damocle sul sistema finanziario mondiale. Un incubo che si chiama “derivati”: gli USA ne hanno per 800 mila miliardi, in Germania, solo Deutsche Bank ne ha in pancia 55 mila miliardi. Venti volte il Pil tedesco. E se scoppia questa bolla, questa volta torniamo alle clave. Senza contare il vantaggio della sottovalutazione dell’€, perché il marco, oggi, varrebbe il 30% in più dell’€.

Rinaldi

Ma anche l’Italia ha 160 miliardi di derivati posti in essere per poter abbassare il rapporto debito pubblico-PIL all’entrata nell’€ il 1° gennaio 1999. Questo fatto dice che abbiamo debito pubblico occulto che, però, dovremo pagare. Anche per questo, l’€ non funzionerà mai. Urge riappropriarci della nostra politica economica, cioè non limitare più il nostro fabbisogno finanziario al gettito delle entrate fiscali, ma riavere la nostra banca centrale dello Stato, pagatore senza limiti di ultima istanza, quando lo Stato lo decide.

Le chiacchiere sulla moneta unica stanno a zero. Eravamo al 5° posto nel mondo e con l’€ siamo precipitati al penultimo, appena avanti ad Haiti. Uscirne non è un’idea, ma una necessità, per ripartire e costruire presto un nuovo futuro.

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Un pensiero su “GEORGE SOROS “LA CINA SARÀ IL NOSTRO NUOVO ORDINE MONDIALE”. E, POI, ANTONIO MARIA RINALDI SULLA CRISI CINESE.

  1. L’attenzione internazionale si è spostata rapidamente dalla Grecia alla Cina. Diciamo che se il Pil della Grecia è sui 250 miliardi, quello della Cina è valutato intorno ai 9.000. Così, per comprendere di cosa si parla. Vero è che tanto il concetto di Pil, quanto il suo metodo di calcolo possono essere valutati in modo diverso, ma che la Cina sia la prima potenza economica globale e che abbia superato gli USA, è un fatto incontrovertibile.Se,poi, aggiungiamo alla sua massa d’urto sull’economia mondiale quella del Giappone, con altri 6.000 miliardi di Pil, abbiamo il nucleo economico più pesante del pianeta. Ma dal 12 giugno scorso, la borsa di Shangai, che da gennaio aveva registrato una crescita del 150%, ha iniziato a perdere e in un mese ha registrato un -30%, sospendendo anche circa la metà dei titoli. La crisi cinese non è solo finanziaria,ma dell’economia reale, perciò il tentativo di sostenerla con l’emissione di valuta non porta a risultati sufficienti a stabilizzarla. Infatti, sono diminuite sia le esportazioni (-15%), sia le importazioni (-12,7%) e il Pil è fermo un +7%, il valore più basso dal 2009. Malgrado il +7% rappresenti una situazione pur sempre di incremento del Pil, la Cina, che non è vincolata al regime del dollaro, ha ritenuto di svalutare la propria moneta per sostenere le esportazioni. La Cina era il primo paese esportatore e il secondo per le importazioni, principalmente, materie prime ed energia. Al calo delle esportazioni, conseguente alla crisi mondiale, non è potuto corrispondere un incremento dei consumi interni: vuoi per il livello di povertà di centinaia di milioni di cinesi, vuoi per la difficoltà di aumentare i redditi interni in un breve periodo, senza incidere sui prezzi dell’export. Anche gli investimenti non hanno dato i risultati che si speravano, cosicchéé, alla nota bolla immobiliare cinese, se n’è aggiunta una creditizia ed un’altra finanziaria. Tutto ciò inciderà, chiaramente sui paesi fornitori di materie prime e, senza dubbio, sull’Europa, già di per se in difficoltà. Un Governo responsabile e capace prenderebbe, svelto, le opportune misure per non rischiare di venir travolti. la misura necessaria è il riappropriarsi della propria sovranità monetaria.

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