L’ENNESIMA UMILIAZIONE PER L’ARTE ITALIANA: FRANCESCHINI (PD) NOMINA 7 STRANIERI ALLA GUIDA DEL “TESORO D’ITALIA”

 

Ha fatto scalpore la nomina di tanti direttori stranieri per i musei pubblici più importanti d’Italia. Nella lista dei 20 nominati 7 sono stranieri. Italiani gli altri 13 (tre dei quali tornano dopo prestigiose esperienze all’estero). Un concorso di primaria importanza per il Ministro, che vuole rompere con la tradizione ministeriale (ma come?) e visto che chi andrà alla guida delle strutture – dalla Galleria Borghese di Roma agli Uffizi di Firenze, alle Gallerie dell’Accademia di Venezia – godrà di ampie autonomie ma di altrettanto ampie responsabilità sui risultati conseguiti. L’accento su “estero” e “internazionale” suona come bocciatura dei quadri ministeriali e completa una riforma del Ministero, che, ciò malgrado, non è ancora in grado di formare i suoi dirigenti. Si continua a dire che la cultura è strategica per il Paese e tutto l’investimento si sostanzia in una nomina di maghi (quasi tutti sconosciuti), apparentemente frettolosa, che avrebbe voluto – penso – , prima, una rifondazione dei musei che partisse dalle strutture e non dai direttori. In realtà – penso – , si prepara la svendita del patrimonio artistico italiano e la sua valorizzazione a fini coreografici e di cassa. Ne vedremo delle brutte. Leggiamo lo sdegno di Giuseppe Palma e, poi, la voce del ministero e i concetti vuoti di Franceschini, avvocato dedito alla politica, già Segretario trombato del Partito Democratico:

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“Luigi Settembrini (andatevi a vedere chi era, io non ve lo dico) scriveva che i concorsi servono soltanto a premiare i mediocri. E aveva ragione! Ce li vedete Carducci e Pascoli partecipare ad un concorso pubblico per insegnare al liceo? Oppure ve le immaginate le opere di Leopardi o Manzoni giudicate da una commissione di sconosciuti?

Il metodo concorsuale è sicuramente quello che presenta maggiori crepe, soprattutto nel campo della meritocrazia. Il merito, a mio parere, lo si riconosce non per concorso ma per amore, passione e dedizione nei confronti della materia trattata. E la parità di genere è un’altra stupidaggine degna di una politica priva di contenuti: se per davvero si vogliono rispettare criteri di merito, la scelta può benissimo ricadere su tutti uomini o tutte donne… il merito non conosce sesso! Cos’è quindi questa idiozia della parità di genere?! Cosa c’entra col merito?!

E’ di ieri la notizia che, a seguito di una procedura concorsuale che formava delle griglie con alcuni nomi ritenuti idonei, il ministro dei beni culturali – il piddino Dario Franceschini – ha nominato 7 stranieri su 20 (cioè più di 1/3) alla guida dei più importanti musei italiani. In totale 10 uomini e 10 donne, l’ennesima idiozia degna di una politica completamente vuota!

Agli Uffizi di Firenze è stato nominato il tedesco Eike Schmidt, che sostituisce l’italiano Antonio Natali (eccellente storico dell’arte che a Firenze aveva fatto benissimo).

Ricordo quando Vittorio Sgarbi diceva che, con un solo quadro degli Uffizi, potremmo comprare l’intera città di Colonia… e aveva ragione! Tuttavia, se per assurdo ciò potesse accadere, a gestirne la compravendita oggi sarebbe un tedesco!

Battute a parte, vorrei ricordarvi che la vera ricchezza italiana è rappresentata dal “Tesoro d’Italia”, cioè da quell’immenso patrimonio artistico e culturale – unico al mondo – che per decenza e buon senso dovrebbe essere gestito da storici dell’arte e architetti italiani… e di gente valida e preparata ne abbiamo tantissima! Che senso ha far gestire le meraviglie di un popolo ad esperti stranieri? È come andare a Forcella e farsi fare la sfogliatella napoletana da un turco o un egiziano! Per carità, nulla in contrario nei confronti di pasticcieri e pizzaioli stranieri (alcuni dei quali sono davvero bravi), ma a Napoli – se permettete – la sfogliatella e la pizza le voglio impastate dalle “mani d’arte” di un napoletano! Le tradizioni non possono adeguarsi ad alcun cambiamento imposto da una stupida modernità espressione del vuoto assoluto. Punto! Io la penso così.

E non c’entra assolutamente nulla, come hanno scritto su twitter alcune zucche vuote sia di destra che di sinistra, l’internazionalizzazione della cultura… il vero TESORO ITALIANO è una ricchezza inestimabile unica al mondo, quindi non ha bisogno di alcuna internazionalizzazione; esso è già patrimonio dell’umanità ed appartiene alla sensibilità del mondo intero. Per questo ritengo una crudeltà, se non addirittura una violenza, affidare a stranieri la guida di un patrimonio artistico la cui unicità e bellezza ce le invidiano anche gli extraterrestri! Sono convinto che, se per davvero la terra fosse stata visitata dagli alieni, la prima cosa che hanno fatto è stata quella di andare ad Arezzo ad ammirare le meraviglie di Piero della Francesca! Quindi chi definisce giusta la scelta del ministro di nominare 7 stranieri per una questione di internazionalizzazione della cultura, dice una idiozia!

L’unico spettacolo offerto da questa umiliante vicenda è l’ipocrisia di una classe politica di terrificanti idioti capaci di esprimere solo concetti vuoti!

Ho sentito anche qualche imbecille che tacciava di razzismo chi criticava la scelta sui 7 stranieri… purtroppo all’indecenza non v’è limite.

L’Italia è quotidianamente stuprata da idioti… cerchiamo quindi di salvarla dagli scempi e dalle violenze di quelli che la governano, personaggi indegni del vero Tesoro d’Italia! “

Giuseppe PALMA

Al 15 febbraio 2015, data di scadenza del bando internazionale per la selezione pubblica dei 20 musei italiani, erano pervenute 1.222 candidature, di cui 80 presentate da stranieri. La commissione di valutazione, era composta di 5 esperti di chiara fama nel settore del patrimonio culturale. La commissione è stata presieduta da Paolo Baratta (presidente de La Biennale di Venezia) e ne hanno fatto parte Lorenzo Casini (professore di diritto amministrativo dell’Università di Roma Sapienza ed esperto di legislazione per il patrimonio culturale), Claudia Ferrazzi (segretario generale dell’Accademia di Francia-Villa Medici di Roma, già vice amministratore generale del Louvre), Luca Giuliani (professore di archeologia classica e Rettore del Wissenschaftskolleg di Berlino) e Nicholas Penny (storico dell’arte, già direttore della National Gallery di Londra).
E, ora, sentiamo la voce del ministero e i concetti vuoti (…ritardi di decenni, nuove, internazionale, parità di genere!) di Franceschini. Delle motivazioni alla base del fallimento dichiarato di decenni della attività di formazione e selezione dei funzionari italiani scartati non si parla. Cosa li teniamo a fare?

Franceschini: «Si volta pagina. Sono scelte di altissimo valore scientifico che colmano anni di ritardi». «Con queste 20 nomine di così grande levatura scientifica internazionale il sistema museale italiano volta pagina e recupera un ritardo di decenni» . Il ministro della cultura Dario Franceschini annuncia così, convinto e soddisfatto, l’elenco dei 20 nuovi direttori manager. La Commissione presieduta da Paolo Baratta (Presidente della Biennale di Venezia,ndr), sottolinea, «ha fatto un grande lavoro ed ha offerto al Direttore Generale dei Musei del Mibact, Ugo Soragni, e a me la possibilità di scegliere in terne di assoluto valore. I nuovi direttori sono italiani, stranieri e italiani che tornano nel nostro Paese dopo esperienze di direzione all’estero». Il ministro spiega che negli incontri avuti nei mesi scorsi con i direttori dei più grandi musei del mondo e con molti colleghi ministri della Cultura, ha «riscontrato grande apprezzamento per la procedura di selezione internazionale avviata contestualmente per i nostri più grandi musei statali. Un passo storico per l’Italia e i suoi musei – aggiunge – che colma anni di ritardi, che completa il percorso di riforma del ministero e che pone le basi per una modernizzazione del nostro sistema museale. I risultati di questo anno di nuove politiche di apertura dei musei italiani e l’investimento sulla valorizzazione dimostrano che grande contributo si può dare alla crescita del Pese con scelte coraggiose sia per una migliore tutela del patrimonio che per una sua valorizzazione, per la cittadinanza e i turisti di tutto il mondo».

Il cambio che ha fatto più clamore arriva per gli Uffizi, dove lo storico direttore Antonio Natali deve cedere il passo ad un esperto di arte fiorentina che arriva da Friburgo in Germania, Eike Schmidt, 47 anni. Ma sono ben sette su 20 i direttori stranieri chiamati a guidare i 20 musei superstar del patrimonio pubblico italiano. Tra questi la tedesca CecileHollberg ,48 anni, storica e manager culturale tedesca che andrà alle Gallerie dell’Accademia di Firenze, James Bradburne, 59 anni, nato in Canada ma di nazionalità britannica per Brera, Sylvain Bellenger, storico dell’arte francese per Capodimonte.

L’età media dei vincitori è di 50 anni. Su 20, 10 sono uomini e 10 sono donne. Gli italiani che tornano dall’estero sono 4 (Bagnoli, Gennari Santori e D’Agostino che rientrano dagli Stati Uniti e Degl’Innocenti dalla Francia). Quanto alle professioni: 14 storici dell’arte, 4 archeologi, 1 museologo/manager culturale e 1 manager culturale. Nominata anche un’interna del ministero.

Questi i nomi:

1) GALLERIA BORGHESE (ROMA): Anna Coliva – 62 anni, storica dell’arte

2) GALLERIE DEGLI UFFIZI (FIRENZE): Eike Schmidt – 47 anni, storico dell’arte

3) GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI ROMA Cristiana Collu – 46 anni, storica dell’arte

4) GALLERIE DELL’ACCADEMIA DI VENEZIA: Paola Marini – 63 anni, storica dell’arte

5) MUSEO DI CAPODIMONTE (NAPOLI): Sylvain Bellenger – 60 anni, storico dell’arte.

6) PINACOTECA DI BRERA (MILANO): James Bradburne – 59 anni, museologo e manager culturale.

7) REGGIA DI CASERTA: Mauro Felicori – 63 anni, manager culturale.

8) GALLERIA DELL’ACCADEMIA DI FIRENZE: Cecilie Hollberg – 48 anni, storica e manager culturale.

9) GALLERIA ESTENSE (MODENA): Martina Bagnoli – 51 anni, storica dell’arte.

10) GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA (ROMA): Flaminia Gennari Santori – 47 anni, storica dell’arte.

11) GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE (URBINO): Peter Aufreiter – 40 anni, storico dell’arte. 12) GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA (PERUGIA): Marco Pierini – 49 anni, storico dell’arte e filosofo.

13) MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO (FIRENZE): Paola D’Agostino – 43 anni, storica dell’arte.

14) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI: Paolo Giulierini – 46 anni, archeologo.

15) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI REGGIO CALABRIA:Carmelo Malacrino – 44 anni, archeologo e architetto.

16) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI TARANTO Eva Degl’Innocenti – 39 anni, archeologa. 17) PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM: Gabriel Zuchtriegel – 34 anni, archeologo.

18) PALAZZO DUCALE DI MANTOVA:Peter Assmann – 61 anni, storico dell’arte.

19) Al PALAZZO REALE DI GENOVA:Serena Bertolucci – 48 anni, storica dell’arte.

20) POLO REALE DI TORINO: Enrica Pagella – 58 anni, storica dell’arte.

Conclusione: Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali non sa formare i suoi quadri dirigenziali e un concorsino, ma internazionale, varrebbe di più di anni di formazione e selezione. Personalmente, conosco molti validissimi dirigenti di quel Ministero e delle Soprintendenze e, purtroppo, molti politicanti. Mario Donnini

Unknown-1Paolo Baratta, Presidente della Commissione

Infine, il giudizio della stampa:

Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera
“La nomina di sette stranieri (tre tedeschi, due austriaci, un britannico e un francese) alla guida di sette importanti musei o poli museali italiani più il rientro con lo stesso ruolo di altri quattro italiani che se n’erano andati all’estero per cercare lo spazio che in Italia non c’era, è dunque, di per sé, un’ottima notizia. Come buona era stata la composizione della commissione che ha selezionato le terne di nomi tra i quali Dario Franceschini e il suo direttore generale per musei Ugo Soragni hanno scelto i venti direttori”.
Dario Pappalardo su La Repubblica
“Si tratta di un ricambio ai vertici che di fatto volta le spalle alla “vecchia” macchina dell’amministrazione dei beni culturali italiani. Si sono rotti equilibri storici, si parla, all’interno del Mibact di “sfiducia” del ministro verso i propri funzionari, tra cui solitamente si sceglievano i direttori”.
Salvatore Settis su La Repubblica
“Nonostante la retorica della ‘valorizzazione’, quasi tutti i neodirettori non sono manager della cultura, ma storici dell’arte o archeologi (fa eccezione Mauro Felicori, assegnato a Caserta), con esperienze museografiche. Sette sono stranieri, ma neppure uno viene dalla direzione di un grande museo. C’è chi ha diretto musei piccoli o medi come quelli di Montargis (Sylvain Bellenger, che dirigerà Capodimonte), di Braunschweig (Cecilie Hollberg, ora alle Gallerie dell’Accademia di Firenze), di Linz (Peter Assmann, che passa al Ducale di Mantova), c’è chi ha lavorato nei musei, ma come curatore (come il neodirettore degli Uffizi Eike Schmidt, o Peter Aufreiter che dirigerà la galleria di Urbino), c’è chi non ha mai lavorato in un museo, come il più giovane di tutti, Gabriel Zuchtriegel (34 anni), a cui è stata assegnata Paestum; c’è, infine, chi viene dalla gestione di una fondazione privata in Italia (Palazzo Strozzi), come James Bradburne”.
Francesco Bonami su La Stampa
“James Bradburne alla Pinacoteca di Brera mi sembra insufficiente. A Palazzo Strozzi dove è stato direttore non è veramente riuscito a far diventare l’istituzione fiorentina un vero polo di riferimento internazionale sia per i programmi che per numero di spettatori. Brera è molto più complicata di un Palazzo Strozzi, gli auguriamo di abbandonare sia l’anima populista che quella di designer culturale, dando a Brera quello che è di Brera, reputazione, visibilità e il pubblico che si merita. Difficile comunque in questa nomina non vedere l’ombra di qualche strascico di trama renzista arrivata dal sottobosco fiorentino. Un’altra nomina che trovo un po’ esagerata è quella di Cristiana Collu alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Ho sempre stimato la Collu per il lavoro al Man di Nuoro ma la sua ascesa repentina mi ha fatto sorgere qualche sospetto. Al Mart di Rovereto non ha fatto un granché sciupando un po’ l’eredità di quella forza della natura che era stata Gabriella Belli, ora a capo dei musei civici veneziani”.
Vittorio Sgarbi su Il Giornale
“Oggi invece gli Uffizi sono tolti a un ottimo direttore, Antonio Natali, e affidati non a un manager ma a uno studioso tedesco di arte italiana del Rinascimento: Eike Schmidt, di cui sono apprezzati più gli studi che le sconosciute capacità manageriali. La sua tesi, nella limitata esperienza dei 47 anni, è sulle Collezioni medicee di sculture in avorio nel Cinquecento e Seicento. Ha poi lavorato per il museo Getty e per Sotheby’s. Ma la sua vittoria plausibile deriva da una gara impossibile con il suo pluridecorato collega fiorentino, Antonio Natali, di cui certo, davanti a qualunque commissione, Schmidt non ha più titoli. Non ha senso mettere a confronto metodo e conoscenza; l’errore grave e imperdonabile del ministro è avere immaginato un concorso che, oggettivamente, mortificasse funzionari di Stato, uomini delle Soprintendenze, di cui carriera ed esperienza non sono stati rispettati”.
Giuliano Da Empoli su Il Messaggero
“Uffizi, Brera, Capodimonte e tutti gli altri: da settembre a dirigerli non saranno più i soliti funzionali vestiti di grigio e di marrone, bensì marziani. Dieci donne e dieci uomini, età media cinquant’anni, tra i quali sette stranieri e quattro italiani che rientrano dall’estero. Da un punto di vista simbolico è una rivoluzione. Nel mondo, i direttori dei nostri musei più importanti contano più dei ministri (in teoria, siamo considerati una superpotenza culturale…). Dei bizantinismi delle nostre vicende politiche, all’estero, s’interessano pochissimo. Ma la cultura è tutta un’altra storia: quella è da prima pagina del New York Times. L’immagine di una squadra finalmente selezionata con criteri competitivi – un bando di gara internazionale, una commissione giudicatrice di alto livello – è dirompente”.

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Un pensiero su “L’ENNESIMA UMILIAZIONE PER L’ARTE ITALIANA: FRANCESCHINI (PD) NOMINA 7 STRANIERI ALLA GUIDA DEL “TESORO D’ITALIA”

  1. Cosa c’entrano la scelta in ambito internazionale e “la parità di genere” per i nuovi direttori, se la prossima sfida della riforma Franceschini consisterà nel gestire non solo arte, ma ristoranti e shop con gare ad hoc?
    Spetterà, infatti, ai nuovi direttori la scelta dei servizi aggiuntivi: dall’accoglienza alle prenotazioni, ma anche marketing, didattica e mostre; cioè, una delle partite principali (senz’altro una delle più delicate), che sin dal loro insediamento Eike Schmidt, Cecilie Hollberg e Paola D’Agostino si troveranno ad affrontare.
    Si tratta dei servizi aggiuntivi – vale a dire accoglienza e guardaroba, prenotazioni, marketing e comunicazione, bookshop, caffetterie, ristorazione, didattica e mostre – che nei tre maxi musei cittadini, così come in tutti quelli dell’ex Polo fiorentino, sono gestiti ininterrottamente dal 1998 (ad eccezione delle caffetterie) da Opera laboratori, società del gruppo Civita e maggiore realtà italiana del settore. Un sistema, quello dei concessionari privati che operano, molti dei quali in regime di monopolio e in proroga da anni, nei musei italiani, fin da subito indicato dal ministro Dario Franceschini come uno dei bersagli prioritari della riforma, e per rivoluzionare il quale il Mibact, dopo una trattativa durata alcuni mesi, ha siglato un accordo con la Consip, spa del ministero dell’economia, a cui sono state affidate le gare d’appalto che stabiliranno le nuove concessioni, con l’obiettivo di “assicurare meccanismi trasparenti ed efficienti”.

    In realtà, l’autonomia dei tre nuovi direttori-manager entrerà in gioco soltanto fra qualche mese, nella terza fase di attuazione del progetto.
    La prima ha preso il via meno di un mese fa, con la gara, indetta il 31 luglio e in scadenza il 19 ottobre, per l’affidamento dei “servizi gestionali e operativi”, e cioè manutenzione impiantistica, pulizia e igiene, manutenzione del verde, facchinaggio, ma anche sistema informativo, call center e anagrafica tecnica. Il bando, dal valore complessivo di 640 milioni, è suddiviso in nove lotti territoriali e darà vita a contratti della durata di 4 o 6 anni.
    Riguarderà invece tutti i musei statali della penisola la seconda gara, ancora da indire, per istituire un servizio nazionale di biglietteria online, che non andrà a sostituire le biglietterie “fisiche” dei singoli musei ma che garantirà trasparenza a tutti coloro che si trovano ad acquistare in anticipo, sul web, i biglietti di ingresso per le gallerie.
    Infine, la parte più grossa della torta, quella dei servizi di ristorazione, didattica, bookshop e mostre. In questo caso, la Consip bandirà gare “ad hoc” sulla base di progetti presentati dai nuovi direttori, ciascuno dei quali potrà decidere, affiancato da cda e comitato scientifico, su quali carte puntare maggiormente.

    Lacune cruciali quelle a cui si dovrà rimediare nel caso fiorentino dove, per esempio, l’affidamento delle caffetterie di Uffizi e Palazzo Pitti è in proroga da anni, dopo una serie infinita di gare e conseguenti ricorsi al Tar, e dove il progetto dei Nuovi Uffizi prevede l’apertura, fra l’altro, di un grande ristorante al piano terra, nei locali delle Reali Poste. Ma la partita principale sarà quella delle mostre (sempre agli Uffizi si sta lavorando a uno spazio dedicato di 800 mq sotto la Magliabechiana) e nell’organizzazione delle quali il concessionario ha sempre giocato un ruolo fondamentale, sostenendone in anticipo i costi e venendo poi ripagato con una bigliettazione a prezzo maggiorato.
    Fra insediamento dei nuovi direttori – Schmidt è atteso a ottobre, nello stesso mese dovrebbero arrivare a Firenze anche Hollberg e D’Agostino – , elaborazione dei progetti e successive gare, è probabile tuttavia che per vedere affidati i nuovi servizi si dovrà aspettare almeno la prossima primavera. Così scrive MARIA CRISTINA CARRATU’.

    Siamo alle solite, invece. Si parte dai problemi strutturali, per sovrapporvi, senza risolverli, politiche gestionali che non ne modificano la radice; e la radice è al Ministero.

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