J.P. MORGAN CI TRACCIA IL PERCORSO DELLE RIFORME POLITICHE NAZIONALI

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J.P. Morgan Chase & Co. è una società finanziaria con sede a New York, da oltre due secoli gestisce investimenti ed è leader nei servizi finanziari globali. Attualmente JPMorgan Chase serve più di 90 milioni di clienti in tutto il mondo civile. Leggiamo il percorso che ci indica per le riforme politiche nazionali, riflettiamo sul disinteresse delle masse per la tutela della trama dei principi costituzionali, sulla svendita del patrimonio produttivo nazionale e speriamo in Dio:

“All’inizio della crisi si riteneva generalmente che i problemi nazionali ereditati dal passato fossero di natura economica.
Però, man mano che la crisi si è sviluppata, è divenuto evidente che esistono dei problemi politici profondamente radicati nelle nazioni della periferia della zona euro che, a nostro parere, devono essere risolti se l’Unione Monetaria Europea deve essere messa in grado di funzionare in modo adeguato nel lungo periodo.

I sistemi politici dei paesi della periferia della zona euro furono stabiliti immediatamente dopo la dittatura, e furono definiti sulla base di quella esperienza.
Le Costituzioni di queste nazioni mostrano una forte influenza del socialismo, che riflette la forza politica che i partiti di sinistra conquistarono dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici dei paesi della periferia tipicamente possiedono diverse delle seguenti caratteristiche:
– un potere esecutivo, cioè un Governo, debole [nei confronti del potere legislativo, cioè del Parlamento];
– uno Stato centrale debole rispetto alle Regioni;
– la protezione garantita dalla Costituzione dei diritti dei lavoratori;
– processi di costruzione del consenso che alimentano il clientelismo politico;
– e il diritto di protestare se cambiamenti che non si condividono sono apportati all’assetto politico esistente.

I limiti di questi sistemi politici ereditati dal passato sono stati rivelati dalla crisi.
Le nazioni della periferia della zona euro hanno conseguito solo un parziale successo nell’adottare quelle riforme economiche e di bilancio che erano in programma, con i governi vincolati nella loro azione dalle costituzioni nazionali (Portogallo), dalla forza delle regioni (Spagna), e dall’ascesa di partiti populisti (Italia e Grecia).

C’è una sempre maggiore consapevolezza dell’ampiezza di questo problema, sia nel centro che nella periferia della zona euro.
Il cambiamento sta incominciando a realizzarsi.
La Spagna ha compiuto dei passi per affrontare le contraddizioni dell’assetto politico successivo alla dittatura di Franco con la legislazione approvata lo scorso anno che consente al Governo un più stretto controllo sui bilanci delle regioni.

Ma al di fuori della Spagna ben poco è stato compiuto sinora.

La prova decisiva nel prossimo anno sarà in Italia, dove il nuovo Governo ha chiaramente l’opportunità di impegnarsi per ottenere delle significative riforme politiche.

Ma, nei termini di un percorso da compiere, il processo delle riforme politiche è solamente al suo inizio.”

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Queste sono le chiavi di un’antica banca statunitense, ma potrebbero somigliare a quelle della nostra perduta libertà.

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