IL TRATTATO TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP (TTIP)

transatlantic-trade-300x336Il trattato TTIP favorirà le multinazionali a discapito di sicurezza alimentare e ambientale e dovrebbe essere pronto entro il 2015.
Da molti anni Washington e Bruxelles si fanno la guerra sulla sicurezza sanitaria degli alimenti e sulle implicazioni che le leggi europee hanno sul libero scambio delle merci. Pensiamo ad esempio ai divieti sull’utilizzo degli ormoni nella carne bovina, la mucca pazza, gli OGM e il pollo pulito col cloro.
Fino ad oggi, alcune di queste divergenze sono state appianate, altre sono rimaste in sospeso, ora il Ttip offre all’America una nuova occasione per riaprire i negoziati, a proprio vantaggio.
Ttip e sicurezza alimentare
In tema di sicurezza alimentare, l’Europa, in questi ultimi anni, ha raggiunto con fatica dei buoni risultati, ponendo dei freni all’immissione sul mercato di prodotti potenzialmente pericolosi per la salute dell’uomo.
Il Ttip, come abbiamo spiegato, rischia di invertire questo comportamento, penalizzandolo. Ecco un passaggio riportato dall’inserto comparso su Il Manifesto: “Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti locali a chilometri zero. Un paese – l’Italia – vota in un referendum che l’acqua deve essere pubblica. Un continente – l’Europa – pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe diventare illegittimo. Il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip, Transatlantic trade and investment partnership), oggetto di discussioni segrete tra Usa e Commissione europea, prevede che le commesse pubbliche non possano privilegiare produttori locali, che gli investimenti delle multinazionali siano consentiti e tutelati anche nei servizi pubblici (acqua, sanità, etc.), che la regolamentazione non possa limitare i commerci, anche quando ci sono rischi per l’ambiente o la salute. E se un governo tiene duro, sono pronti i meccanismi di arbitrato che possono costringere gli stati a pagare alle multinazionali l’equivalente dei mancati superprofitti”.
Facciamo un esempio concreto: in Europa vige una regolamentazione che pone restrizioni all’utilizzo di prodotti OGM. In America questa regolamentazione non c’è, quindi un’azienda statunitense è libera di produrre e commerciare sementi OGM. A causa delle restrizioni presenti nel nostro continente, però, non può farlo in Europa. Questo genera un mancato profitto. Con il Ttip, c’è il rischio che le aziende possano appellarsi e costringere l’Europa a pagare le multinazionali (come la Monsanto per fare un esempio) penalizzate dalle leggi vigenti. L’introduzione di un Meccanismo di risoluzione dei contenziosi tra investitori e Stati, (Investor-State Dispute Settlement – Isds), quindi, permetterebbe alle imprese di far condannare quei paesi che approvano leggi dannose per i propri investimenti presenti e futuri.
Un trattato, quindi, che contrappone i diritti dei cittadini e le responsabilità collettive verso l’ambiente al denaro e al mercato.
La Commissione che si sta occupando del trattato sembra aver definito i regolamenti e gli standard di qualità europei «generatori di problemi». Eppure si è lottato per anni, con fatica, per avere mercati più sicuri. Ma si sa, davanti al profitto queste argomentazioni sono inezie.
Ricordiamo, ad esempio, che “nel 1988 l’Ue ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con alcuni ormoni della crescita, risultati poi cancerogeni. Per questo era stata obbligata a pagare a Usa e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno, alla faccia del libero commercio”.
img_4498
Aree libere dalle coltivazioni OGM in Europa.

Annunci

Un pensiero su “IL TRATTATO TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP (TTIP)

  1. I nostri governanti magnificano gli elementi positivi che scaturiranno da questa ulteriore liberalizzazione del mercato, parlando di significativi aumenti del Pil e del reddito pro capite oltre a milioni di nuovi posti di lavoro. Questa tesi ovviamente non ha fondamento, in quanto non si capisce perché un ulteriore aumento di concorrenza al ribasso sui costi dovrebbe far aumentare il prodotto interno lordo.

    Il punto più rilevante però non è dato dalle solite promesse infondate che vengono fatte dai nostri governanti. Il punto più pericoloso è che l’uniformazione dei regolamenti tra Usa e Ue produrrà tendenzialmente una uniformazione al ribasso. Questa ipotesi è così vera che Obama ha chiesto di togliere dal negoziato i mercati finanziari, portando a motivazione che le regole in vigore negli Stati Uniti sono più severe di quelle europee (vero) e dando quindi per scontato che nella trattativa verrebbero rimosse le regole più severe che proprio la sua amministrazione ha inserito.

    Questa uniformazione al ribasso delle regole avrebbe delle ricadute disastrose sull’Europa ed in particolare sull’Italia.

    Per quanto riguarda l’agricoltura, negli Usa infatti è possibile coltivare prodotti Ogm, è possibile utilizzare gli ormoni nell’allevamento degli animali destinati all’alimentazione, così come non riconoscono la denominazione d’origine controllata. Sarebbe così possibile commercializzare Chianti o Barolo prodotto in California e denominare Parmigiano reggiano qualsiasi formaggio duro.

    Per quanto riguarda i servizi si ipotizza di escludere dalla trattativa solo quelli per i quali non esiste offerta privata: l’acqua , la sanità, l’istruzione e cioè il complesso dei beni comuni e del welfare rischiano di essere completamente privatizzati e snaturati.

    Per quanto riguarda l’ambiente le regole Usa sono molto meno vincolanti: non esiste la carbon tax e le aziende potranno contrapporre la loro aspettativa di guadagno alla difesa della salute attuata dagli stati. Emblematico – nell’ambito del trattato di libero commercio tra Usa e Canada (Nafta) – che lo stato del Quebec – che ha votato una moratoria sull’estrazione dello shale gas in nome della difesa della salute della popolazione – sia stato portato di fronte al tribunale arbitrale del Nafta dalle industrie Usa del settore, a causa della perdita di potenziale guadagno derivante dalla sua decisione.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...