COSÌ SVENDERANNO IL PATRIMONIO NAZIONALE E PERDEREMO SOVRANITÀ

I retroscena e le promesse di Renzi a Draghi:

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C ‘è, eccome se c’è, la trattativa sui conti con l’Europa. La Banda Bassotti e’ all’opera, adesso parla le lingue e usa il computer.
Un autorevole parlamentare europeo mi dice che a Bruxelles ormai lo dicono tutti che Renzi “vuole pagare il debito vecchio col debito nuovo”. Invito il mio interlocutore a fermarsi e spiegare. “Semplice – mi dice – quando Draghi parla di cessione di sovranità si riferisce anzitutto alle mani dell’Europa sul nostro patrimonio. Siamo incapaci di venderlo e ci penseranno loro, ma dietro trasferimento dei nostri beni a loro. Fisco incluso. Allentano il nostro debito vecchio e ci rendono schiavi dettandoci le cose da fare a casa nostra”.
Il meccanismo che ci stritolerà si chiama Erf (fondo europeo di “redenzione) e ne abbiamo parlato nei mesi scorsi sul Giornale d’Italia. Sul tema c’è vasta letteratura anche sul web, a partire dagli scritti di Antonio Rinaldi, economista e campione dei “no euro” e da quanto ci offre Giuseppe Palma, avvocato di Brindisi.
Quello che vogliono da noi in Europa – e le nostre fonti comunitarie sono molto precise sul tema dei colloqui “segreti” – lo ha spiegato benissimo Draghi a Renzi. Il quale nega ma “deve” essere d’accordo: si prepara a svendere il patrimonio nazionale.
A fine mese, al massimo quello dopo, i governi degli Stati europei saranno chiamati alla decisione politica sull’Erf. E Draghi avrebbe convinto Renzi: “Non ti muovere dal 3 per cento, cedi al fondo i beni di proprietà dello Stato e il tuo debito sarà più leggero”. Mattoni, spiagge, cultura e persino tasse.
Draghi vuole essere certo dei tempi dell’operazione e ha chiesto al presidente del Consiglio come potra’ passare il trattato prossimo venturo sull’Erf in Parlamento, a partire dal Senato. In alternativa, c’è la strada elettorale anticipata: i poteri forti comunitari scommettono sulla vittoria di Renzi alle politiche, con un Parlamento reso più docile dall’Italicum per via della maggioranza che potrebbe avere il premier. E Draghi ha bisogno di una maggioranza silente disposta ad autorizzare senza condizioni la ratifica di un trattato peggiore del fiscal compact.
Nel colloquio in Umbria, Draghi e’ stato preciso: la più micidiale delle trappole e’ praticamente pronta. Con Erf – ha spiegato il presidente Bce al premier italiano – tutti gli Stati aderenti conferiranno al Fondo le eccedenze delle porzioni di debito superiori al 60% del PIL – noi voliamo oltre il 130… – e lo stesso Fondo, per finanziarsi e tramutare i titoli nazionali con quelli con garanzia comune, emetterà sul mercato dei capitali una sorta di super eurobond al cubo e avvalendosi della tripla A, concessa dalle Agenzie di rating alle emissioni della UE, godra’ di tassi bassissimi.
In cambio verra’ preteso a garanzia l’asservimento degli asset patrimoniali nazionali, riserve valutarie e auree e parte del gettito fiscale (es. IVA). In questo modo si firmeranno cambiali in bianco e la riduzione del debito avverrà automaticamente con la vendita dei beni patrimoniali seguendo la logica del curatore fallimentare più orientata a soddisfare i diritti del creditore che del debitore. Praticamente una specie di euro-Equitalia. Renzi ha detto si’. Pagheremo noi. E i nostri figli.
da Francesco Storace

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